La prof trasferita che “scavalla” gli altri: il caso “scandalo” del Provveditorato di Cosenza

C'è maretta nel settore della docenza per la vicenda dell'insegnante che senza sentenze a suo favore e in palese conflitto d'interessi è stata spostata da Torino in riva al Crati. Tirato in ballo Luciano Greco

Nell’immaginario del prof che in valigia ha ormai più speranze e sofferenze, che certezze, c’è un caso che in queste settimane sta animando e anche deprimendo l’universo della docenza cosentina. La nutrita docenza in ansia da prestazione per posti che mancano, trasferimenti che non arrivano, cattedre che lacrimano. Perché c’è delusione, rabbia. A tratti rassegnazione. Perché c’è un incubo sullo sfondo che si materializza, puntuale: la sopraffazione.

Questo il sentimento che vive con stratificata diffusione la stragrande maggioranza dei professori che dalle pendici delle Alpi, dalla “Padania”, dalla Isole, dagli angoli più dispersi dello Stivale parla con accento cosentino e sogna una cattedra che (pur avendone diritto) non arriva. E ne arriva un’altra, invece. Da qui il caso che divampa sul finire dell’estate appena trascorsa. Come nelle migliori (o peggiori) imboscate. Testimone istituzionale dell’operazione di malcontento è l’ufficio scolastico provinciale di Cosenza nella persona del suo reggente più titolato, il provveditore Luciano Greco. Che in data 28 agosto decide di “comporre” la lite giudiziaria tra Tiziana Piro e l’ufficio scolastico.

Tiziana Piro, evidentemente cosentina, è docente in ambito 5 in Piemonte. Ricorre in tribunale perché ritiene di avere i titoli per essere trasferita a Cosenza ma non ci sono sentenze da attendere, ci pensa Luciano Greco a ricomporre la lite e a decretare il suo trasferimento. Così si fa prima, anche in tempi da record vista l’occorrenza. Perché Tiziana Piro presenta in data 18 agosto la sua richiesta di transazione con l’ufficio, vista la causa che ha intentato. E hai visto mai che dopo sei giorni (dicasi sei) il dirigente massimo non proceda alla ricomposizione della lite. Detto, scritto, fatto. E poco importa se giacciono nel suo ufficio sentenze (non richieste di transazione e ricomposizione lite, ma sentenze) già emesse dal tribunale e che decretano di trasferimenti di docenti dal Nord Italia alla provincia di Cosenza se non proprio nella città capoluogo così come decretano di inserimenti veri e propri. Cosentini che con punti e titoli in mano chiedono di poter ottenere quello che spetta loro. Sono numerose le sentenze che il 4 agosto, per esempio, sono rimaste inevase in ufficio. Greco non le ha minimamente prese in considerazione ancora.

Ma poco importa. C’è la “lite” con Tiziana Piro intanto da ricomporre e il relativo trasferimento da Torino da timbrare. Pensato, detto, auspicato e fatto. In pochi giorni. Pochissimi giorni. Non sufficienti però a tenere sotto traccia il malcontento della Cgil che scrive e trasporta il veleno di categoria in un documento inviato proprio a Luciano Greco. Aggiungendo un particolare (destabilizzante) in più. Detto che non c’è nessuna sentenza che “intima” l’ufficio scolastico a trasferire la docente da Torino a Cosenza e detto che ve ne sono altre invece di sentenze che sono rimaste inevase la Cgil tira fuori il colpo di teatro. Tiziana Piro «è stata utilizzata in modo inopportuno e con incompatibilità certa, ha collaborato alla valutazione delle domande di assegnazione e utilizzazione del secondo grado. In definitiva ha valutato improvvidamente anche la sua stessa domanda di utilizzazione e assegnazione». Hai capito la Cgil che ha tirato fuori. Non solo la “lite” è stata ricomposta in tempi record da Luciano Greco. Non solo non esisterebbe nessuna sentenza di trasferimento da Torino a Cosenza (mentre ne esistono, invece, a favore di altri docenti che ancora aspettano). Ma addirittura Tiziana Piro avrebbe fatto da controllore e controllata. Da arbitro e giocatore. Con un unico solo calcio di rigore da tirare a porta vuota. Il suo.