Confermata la condanna a 8 anni per il nipote di Franco Muto. L’uomo che “stava in macchina con…”

 Anche per la Suprema Corte di Cassazione Umberto Pietrolungo è un affiliato a pieno titolo alla cosca egemone lungo il Tirreno cosentino

Corte di Cassazione

Umberto Pietrolungo, nipote di Franco Muto, nel processo della Dda denominato “Overloading”, ha proposto personalmente ricorso per Cassazione impugnando la sentenza indicata in epigrafe con la quale la Quarta Sezione penale della Corte Suprema di Cassazione, con sentenza in data 7 dicembre 2015, depositata in data 29 marzo 2016, ha rigettato il ricorso per cassazione proposto da parte del ricorrente nei confronti della sentenza emessa in data 27 giugno 2013 dalla Corte di appello di Catanzaro che lo aveva condannato alla pena di anni otto di reclusione per i reati, unificati dal vincolo della continuazione, di cui all’articolo 416-bis del codice penale. Il ricorrente si duole dell’errata valutazione del motivo di ricorso con il quale aveva denunciato la violazione di legge circa la precisa indicazione del periodo temporale di attività dell’associazione e l’errata individuazione dell’associazione mafiosa per la quale era stato ritenuto associato e condannato. A tal proposito, sostiene che la Corte di cassazione sarebbe incorsa in un errore percettivo (1) quanto all’individuazione e all’attribuibilità del contenuto delle intercettazioni tra presenti eseguite dalla Casa circondariale di Carinola, (2) quanto al periodo di contestazione dell’associazione nonché (3) quanto all’individuazione di quale associazione mafiosa era stata contestata, se quella Muto o quella Scornajenchi. In particolare, assume che, mentre nella contestazione si faceva riferimento alla partecipazione del ricorrente all’associazione di tipo mafioso Scornajenchi, nella sentenza della Corte è riportata la condanna per aver fatto parte dell’associazione Muto.Sulla base delle considerazioni che precedono, la Corte ritiene pertanto che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, con conseguente onere per il ricorrente, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., di sostenere le spese del procedimento”.