Petrini tira in ballo Manna, «soldi per aggiustare sentenze»

Il quotidiano “Gazzetta del Sud” riporta parte degli interrogatori del giudice della Corte d'Appello di Catanzaro indagato a Salerno per corruzione in atti giudiziari. Due i procedimenti nei quali sarebbe intervenuto il legale e sindaco di Rende per “aggiustarli”. La replica: tutto falso, non sono indagato e sono totalmente estraneo ai fatti

Soldi, ancora soldi, per aggiustare sentenze. E se lo dice uno come Petrini, griffe (negativa) di assoluto rispetto, ci sarà da prestare attenzione anche se nel corso dell’ultima delle sue uscite al “confessionale” della procura di Salerno l’ormai tristemente noto giudice della Corte d’Appello di Catanzaro ha prima coinvolto un collega salvo poi tirarlo fuori. Soldi, soldi e inevitabilmente soldi. È del quotidiano “Gazzetta del Sud” lo scoop di giornata con uno degli ultimi interrogatori di Petrini che rivela ai pm di Salerno che l’avvocato penalista Marcello Manna, sindaco di Rende, lo avrebbe incontrato per “aggiustare” un paio di delicatissimi procedimenti giudiziari. Ribaltare in Corte d’Appello una pensante condanna in primo grado (30 anni e 41 bis) nei confronti di un temibile e spietato killer e boss di mafia, Francesco Patitucci. E “liberare” beni e conti correnti ad un imprenditore, Antonio Ioele, indagato per bancarotta fraudolenta, condannato e destinatario di un sequestro pesante in termini di euro. Due procedimenti molto delicati che vanno a buon fine e che, secondo Petrini, il sistema corruttivo avrebbe contribuito a portare all’incasso.

È il 25 febbraio quando Petrini racconta ai pm tutto questo po’ di roba. Ed è sempre di Petrini la firma sulla sentenza del 4 dicembre dello scorso anno, Corte d’Appello, che ribalta quella di primo grado assolvendo proprio Francsco Patitucci dall’essere il mandante dell’omicidio di Luca Bruni, figlio di Bella Bella, ucciso il 3 gennaio del 2012 a Orto Matera di Castrolibero. Ferita profonda per la distrettuale di Catanzaro l’assoluzione di Patitucci in merito all’omicidio Bruni. Non solo per i 30 anni in primo grado ma anche perché Gratteri, da procuratore capo, ha chiesto e ottenuto per Patitucci il 41bis concesso dal ministro (passando dal carcere di Cosenza a quello di Viterbo). Petrini rivela di aver incontrato Marcello Manna il 30 maggio 2019 nel proprio ufficio presso la Corte d’Appello di Catanzaro. Petrini, di quel colloquio, rende ai magistrati un racconto particolareggiato, che si protrae per oltre un’ora. Più di 120 pagine di verbale, tutte secretate. Tuttavia, secondo quanto rivelato dallo stesso Petrini, emergerebbe l’esistenza di un accordo per aggiustare il processo fino all’assoluzione del 4 dicembre. Petrini avrebbe chiesto poi dei soldi, in merito a questa faccenda, anche per il suo collega Cosentino e lo avrebbe fatto per tramite dell’avvocato Luigi Gullo ma questa parte della “confessione” l’ha poi ritrattata in un altro interrogatorio, datato 17 di aprile. Tirato fuori Cosentino Petrini però lascia dentro in pieno la sentenza Patitucci e il patto che ci sarebbe stato con Manna.

Nel corso di questo secondo interrogatorio, quello del 17 aprile, secondo “Gazzetta del Sud” Petrini avrebbe fatto cenno anche ad un secondo procedimento da “aggiustare” e sempre con Marcello Manna coinvolto. Si tratta del sequestro beni ad Antonio Ioele, imprenditore di Luzzi e titolare di una grossa concessionaria di auto operante su Rende. Petrini afferma di aver ricevuto da Marcello Manna la somma di 2.500 euro per disporne il dissequestro dei beni per Ioele, indagato per bancarotta fraudolenta e condannato per reati finanziari. «In occasione della trattazione dell’Appello – riferisce Petrini – Manna venne a parlarmi rappresentandomi che la questione era molto delicata e sollecitando la mia attenzione. Io gli risposi che sarei stato disponibile ad accogliere l’Appello dietro versamento di una somma di denaro. Il Manna non ebbe particolari reazioni alla mia proposta e si dichiarò disposto ad accontentarmi. Non avevo notizie del fatto che in precedenza Manna avesse mai versato somme di denaro ai giudici per ottenere provvedimenti di favore. Semplicemente ci provai, sperando che le cose andassero bene». I magistrati però incalzano Petrini perché non credono alla circostanza che si possa chiedere denaro ad un avvocato che è in versione inedita, nuova, in materia. Della serie, poteva essere immediatamente denunciato Petrini dallo stesso Manna. «Venni retribuito successivamente alla adozione della decisione – afferma ancora Petrini riferendosi al caso Ioele –. La somma di denaro mi venne consegnata qualche giorno prima della dazione che si riferiva al processo Patitucci» dice infine il giudice, sostanzialmente confermando ancora che pure per il caso Patitucci sarebbe stata versata una somma di denaro.

Marcello Manna, dal canto suo, non ha perso molto tempo per intervenire smenendo categoricamente alcun coinvolgimento nella faccenda. «In taluni di questi interrogatori il dott. Petrini – afferma Manna – avrebbe fatto riferimento alla mia persona, peraltro affermando circostanze che in seguito sarebbero state smentite così offrendo versioni contrastanti e fuorvianti. Mi preme precisare che non ho ricevuto né un avviso di garanzia nè qualsiasi altra comunicazione ufficiale da parte dell’Ufficio di Procura che si sta occupando del procedimento. Essendo completamente estraneo ai fatti riportati nella stampa locale – conclude – ho, peraltro, già avanzato richiesta di essere sentito dai magistrati titolari dell’inchiesta per poter chiarire la mia posizione».

I.T.