‘Ndrangheta, tangenti 200.000 euro ai Labate: vittime denunciano

Nel 2013 cattura boss e ritrovamento "libro mastro". Arrestati capi e luogotenenti clan Labate. Sequestrate 4 società del valore di 1 mln

Le indagini da cui scaturisce l’operazione “Helianthus”, iniziate nel 2012, con la quale stamane la Polizia di Stato ha inferto un colpo alla cosca Labate, portarono il 12 luglio 2013, alla cattura del latitante Pietro Labate, capo storico della cosca che porta il suo nome. Labate  si era sottratto nel mese di aprile 2011 all’esecuzione del fermo di indiziato di delitto emesso dalla Dda di Reggio Calabria ed eseguito dalla squadra mobile nei confronti di capi e gregari delle Tegano e Labate nell’ambito dell’operazione “Archi”.    Dopo un’intensa attività investigativa supportata da molteplici intercettazioni telefoniche, ambientali e da sistemi di video sorveglianza, nell’estate del 2013 gli investigatori della Squadra Mobile localizzarono e catturarono il boss latitante nel suo feudo, mentre si muoveva a bordo di uno scooter vicino al torrente S. Agata. Nel covo in cui aveva trovato rifugio, vicino al luogo in cui era stato localizzato, furono trovate alcune agende sulle quali il boss aveva annotato nomi di persona, importi e denominazioni di ditte rivelatesi determinanti ai fini dell’accertamento della penetrazione dei Labate nel tessuto economico locale. Ci sono elementi di vertice e luogotenenti della cosca Labate di Reggio Calabria fra le 14 persone arrestate stamane, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia della città dello Stretto, dai poliziotti della Squadra Mobile. Fra essi figurano il boss Pietro Labate, al quale il provvedimento restrittivo è stato notificato in carcere essendo già detenuto per altra causa; il fratello Antonino, reggente della cosca durante il periodo di latitanza di Pietro Labate, il cognato Rocco Cassone , nonché luogotenenti e nuove leve della consorteria.    Le indagini sono state condotte con il ricorso alle intercettazioni e alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, grazie alle quali è stato possibile ricostruire le vicende criminali che hanno determinato la graduale ascesa della cosca. Oggi il clan Labate – spiegano gli inquirenti – è una potente articolazione della ‘ndrangheta unitaria e trova la sua forza nei legami di sangue che uniscono i componenti di vertice ad altre potenti cosche e nei solidi rapporti di alleanza con famiglie ‘ndranghetistiche dei tre mandamenti. Alcuni affermati imprenditori locali del settore edile ed immobiliare, sentiti dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, dopo un’iniziale ritrosia dovuta a timore di subire dure rappresaglie, hanno collaborato alle indagini che hanno portato stamane all’esecuzione di 14 arresti, fra cui capi e subordinati della cosca dei Labate. Pur di liberarsi dall’opprimente giogo estorsivo, hanno denunciato di essere vittime di ripetute estorsioni, consistenti nel pagamento di ingenti somme di denaro, anche nell’ordine di 200.000 euro, ad esponenti di rilievo e luogotenenti del clan o nell’imposizione dell’acquisto di prodotti dell’edilizia da attività commerciali nella disponibilità della cosca.
Quattro società riconducibili alla cosca Labate di Reggio Calabria sono state sequestrate stamane dalla Polizia di Stato nell’ambito dell’operazione che ha portato all’esecuzione di 14 arresti. Il valore dei beni è di circa un milione di euro. Si tratta di una stazione di carburanti, di un esercizio commerciale di prodotti surgelati, di un’azienda operante nel settore dei prodotti di carta e plastica per gli alimenti e la ristorazione e di un negozio di vendita al dettaglio di pitture e vernici.