Ennesima condanna per falso pentito cosentino Massimo Amato

Il pluripregiudicato è riconosciuto colpevole di calunnia e autocalunnia per l’omicidio Vassallo. Già in passato l’uomo aveva cercato di accreditarsi come collaboratore con finte dichiarazioni eclatanti

Un delitto politico rimasto senza colpevoli al centro di polemiche e di una sentenza della Cassazione con al centro un pluripregiudicato cosentino, Massimo Amato.

L’uomo è stato condannato definitivamente dagli ermellini per calunnia e auto-calunnia proprio sulle indagini per l’omicidio del sindaco di Pollica, in Campania, Angelo Vassallo.

Ma Massimo Amato non è nuovo a certe “stranezze”, già in passato aveva provato ad accreditarsi come collaboratore di giustizia in altre vicende nazionali, come il processo al dirigente di polizia Vittorio Pisani, che terminò con l’assoluzione piena dell’uomo che ha arrestato camorristi del calibro di Antonuio Iovine o Michele Zagaria. Ieri gli ermellini hanno nuovamente condannato il cosentino Massimo Amato.

Si legge in sentenza: “Amato Massimo impugna la sentenza della Corte di appello di Salerno che il 4 ottobre 2016 confermava in punto di responsabilità, riducendo la pena, la sua condanna per il reato continuato di calunnia ed autocalunnia in quanto, avendo chiesto alla AG di essere sentito sostenendo di essere in possesso di utili informazioni relative all’omicidio in data 5 settembre 2010 di Angelo Vassallo, sindaco del Comune di Pollica, denunciava falsamente alcuni carabinieri per averlo ostacolato nella sua volontà di riferire fatti e rendeva dichiarazioni del tutto false sulla presunta responsabilità per il detto omicidio. A sostegno dell’impugnazione deduce il «cattivo governo delle risultanze processuali acquisite» e l’uso di errone criteri di valutazione nonché errori delle sentenze nella lettura degli atti. Il ricorso, sostanzialmente consistente in una lunga doglianza sulle vicende per le quali è stato disposta la condanna, nei limiti in cui è possibile individuare in esso un contenuto di critica formulata in forma di motivi di impugnazione, risulta comunque del tutto generico rispetto alla decisione di merito e, in ogni caso, mirato a nuove valutazioni in fatto del medesimo materiale probatorio. Va, pertanto, dichiarato inammissibile, con applicazione della sanzione pecuniaria determinata nella misura di cui in dispositivo”.