“La nostra città punti sulla municipalità attiva”

La neo eletta nel consiglio comunale di Cosenza Maria Pia Funaro (PD) : “Necessario sostenere chi è rimasto inascoltato per troppo tempo”

Partecipazione, solidarietà e pluralismo. Così uno dei volti emergenti e più apprezzati del Partito Democratico calabrese è stata eletta nel consiglio comunale di Cosenza: “Necessario sostenere chi è rimasto inascoltato per troppo tempo”. Poi, un invito dell’esponente politico a ricostruire profondamente il Partito Democratico. “È necessario partire di nuovo dalle crepe di un partito commissariato per ricucire, ricominciare, riavvolgere nuovi nastri da incidere con consapevolezza e distanza da vecchi schemi”.
Da sempre in prima linea nel sociale e a stretto contatto con il mondo del volontariaro, Maria Pia Funaro, tra le più votate alle recenti elezioni per il rinnovo del consiglio comunale bruzio punta ad affrontare il suo mandato nel segno dell’agire discontinuo con il passato.

Dunque, la discontinuità sarà una parola chiave della sua azione politica?
«Assolutamente si. Il mio impegno politico e istituzionale sarà discontinuo in totale accordo con quanto dichiarato dal neo sindaco Franz Caruso quale percorso caratterizzante il suo mandato amministrativo. Dobbiamo cambiare il volto della città partendo principalmente dai bisogni delle fasce più deboli della popolazione. Soprattutto nell’ultimo decennio, il governo locale si è concentrato quasi esclusivamente sulle opere pubbliche trascurando i servizi socio-assistenziali. Non è un caso che la spesa sociale in Calabria, secondo i più recenti dati dell’Istat, è molto più bassa che nel resto d’Italia: 22 euro annui pro-capite contro una media nazionale di 124 euro. Nella nostra città, stimiamo possano vivere oltre 2 mila famiglie in condizione di povertà assoluta in cui vivono quasi sei mila persone. Individui privi della disponibilità di beni e servizi essenziali per la sopravvivenza. Uno scenario davvero intollerabile da porre come priorità nell’agenda politica dell’amministrazione comunale».

Si tratta, dunque, di affrontare con consapevolezza la questione del disagio sociale in città?
«Si tratta di cambiare il rapporto con la città partendo dall’ascolto e dalla condivisione. Il primo incontro pubblico nei miei programmi sarà con le realtà che più conosco, quelle del volontariato, quelle che parlano il linguaggio di chi è rimasto inascoltato per troppo tempo. Quelle senza pelle che è necessario avvolgere e coinvolgere. È questa la responsabilità che mi sento addossso, una responsabilità che nasce da una interlocuzione e da un agire costante con chi opera nel sociale. Ridisegnare una città vivibile non significa per forza alimentare il dissesto. Renderla realmente inclusiva per ogni singolo cittadino e aprendo a piccole e grandi possibilità spesso neppure considerate».

Un’inversione di rotta, dunque, rispetto al passato. Ma avrà bisogno di alleati credibili e convinti di sostenerla. Altrimenti, il rischio è che la sua idea resti un valido principio ma poco cantierabile. Non crede?
«Penso a una municipalità attiva che riconosca l’alto valore dell’associazionismo, che ricopra pure un ruolo di consultazione e partecipazione, e in particolare, promuova la solidarietà attiva alla vita sociale con la realizzazione di progetti e idee tese al miglioramento delle condizioni di vita dei quartieri. E, poi, l’idea che il nostro Comune possa essere davvero quel palazzo di vetro che si interfacci costantemente con i suoi cittadini».

E sul  versante politico, quali sono i suoi progetti per l’immediato futuro?
«Non sono mai stata individualista, non credo nel potere del singolo; mi gratifica, al contrario, impegnarmi sapendo di far parte di una comunità accomunata da una progetto politico condiviso che, da un lato riconosca i principi della partecipazione, della solidarietà e del pluralismo e, dall’altra, affronti la gestione della cosa pubblica con consapevole decisionismo».

E, in tutto questo, il Partito Democratico?
«La politica del Partito Democratico non può non parlare questo linguaggio.Ricostruire. Partire di nuovo dalle crepe di un partito commissariato per ricucire, ricominciare, riavvolgere nuovi nastri da incidere con consapevolezza e distanza da vecchi schemi».