Il (triste) epilogo delle Terme Luigiane: cani randagi e mucche al pascolo

Le amministrazioni comunali negano la corrente elettrica e buona parte della stazione termale è completamente al buio

Questa estate 2021 passerà alla storia come quella più calda e dolorosa stagione per la Calabria, a seguito degli innumerevoli incendi che dei pazzi e freddi individui hanno attizzato in questa nostra martoriata terra. Una storia questa degli incendi che violentano la nostra terra e che deve pur finire, frutto dell’odio di alcuni esseri umani contro altri che denota poca sensibilità ed umanità verso se stessi con una povertà culturale che ci deve far riflettere tutti. All’odio si risponde con l’amore che bisogna saper educare a vivere fin dalla tenera età innaffiandolo costantemente in modo tale da renderlo vivo in ogni azione umana, sia con percorsi educativi che con interventi politici governativi di prevenzione. In questo dramma ci aggiungerei la vicenda delle Terme Luigiane che ha lasciato sulla strada 250 lavoratori e danneggiato lo stato di salute  e benessere di quelle persone che annualmente hanno sempre ricorso ad usufruire dei benefici delle acque e dei fanghi termali che finanche San Francesco di Paola teneva in alta considerazione.
Sui social è facile trovare un servizio televisivo prodotto dal TGTre Rai Calabria e messo in onda nei giorni scorsi dedicato alle persone anziane che vivono nella nostra meravigliosa Cosenza in questo periodo di forte caldo. E’ triste e vergognoso sentire uno di questi signori anziani lamentarsi della chiusura delle Terme Luigiane, luogo di vacanza e di cure per se stesso e la famiglia. Mentre ora c’è solo spazio per un incontro tra amici in uno dei bar del centro storico cosentino in attesa di trovare in qualche albergo della costa o dei monti silani ospitalità per una settimana. Almeno questo il suo pensiero manifestato al giornalista. Una chiusura che ha comportato dei danni anche all’indotto alberghiero e residenziale privato dell’area, nonché alla ristorazione.
A un certo punto sembrava nel mese di maggio che il presidente della Giunta regionale f.f. Nino Spirlì assumesse in pieno le sue decisioni e responsabilità chiedendo ai due Sindaci  di Acquappesa e Guardia Piemontese di addivenire, pena la revoca della concessione, ad un accordo per dare il via alla stagione termale relativamente all’anno in corso. Così non è stato anche a seguito di un intervento dell’assessore alle attività produttive, turismo e termalismo, Fausto Orsomarso, che insieme ai due Sindaci hanno avanzato la richiesta di un “giusto prezzo”  da erogare alle due Amministrazioni comunali da parte della Sateca  sul canone di erogazione delle acque termali.
Una richiesta illogica che va a scontrarsi con il principio  di tutela del bene pubblico e dell’interesse dei cittadini che del servizio termale ne usufruisce in prima persona, come viene stabilito dalle leggi regionali, regolamenti e delibere della stessa Giunta regionale in vigore. Essendo la Regione Calabria proprietaria delle sorgenti spetta solo ad essa stabilire le tariffe di pagamento del canone di erogazione delle acque.   Fermo restando le cose con le Terme Luigiane saranno gli organi giudiziari a questo punto a stabilire dove sta il torto e la ragione. E saranno guai per i primi ai fini dei rimborsi economici e anche della fedina penale trattandosi di cause civili, amministrative e penali ormai avviate su più fronti. Tutto questo impedirà qualsiasi prospettiva di apertura, come la definizione del tanto decantato bando di ricerca del nuovo sub concessionario, se prima gli Organi giudiziari non si esprimeranno per fare chiarezza.
Finanche Matteo Salvini, informato lo scorso 12 luglio a Cosenza da un gruppo di lavoratori, alla presenza del presidente f.f. Nino Spirlì, sulla vicenda delle Terme Luigiane si era impegnato a “conoscere le carte” per un suo intervento appropriato, così dichiarò agli astanti e a una giornalista lì presente per una sua intervista. In questi giorni Salvini, accompagnato da Spirlì, candidato alla vice presidenza della Giunta Regionale con  l’on. Roberto Occhiuto, insieme ad altre figure della Lega della nostra regione, è in giro con i suoi proclami per la Calabria per un tour elettorale facendo tappa a Scalea, Diamante e Cosenza, con una visita particolare presso il Santuario di San Francesco di Paola, che tanto apprezzava le acque termali delle Terme Luigiane.
Della sua promessa fatta ai lavoratori e alla giornalista è calato il silenzio più totale con un freddo disinteresse. Molti sono stati i suoi proclami contro tutto e tutti in materia di servizi pubblici, come i trasporti, le strade, la sanità ed altro ancora. Niente sulla crisi delle Terme Luigiane ed ecco allora che i lavoratori stamani hanno tuonato contro diffondendo un comunicato molto duro in cui denunciano che oggi le Terme Luigiane sono invase da mucche e cani randagi nell’abbandono più totale, sia di notte che di giorno. Ecco ciò che affermano i lavoratori delle Terme Luigiane nel loro documento che si propone a seguire per cogliere il loro stato fisico e mentale di questo momenti che dura da ben otto mesi e che merita attenzione e grande vicinanza, pensando anche alla sofferenza di tutti quei curanti ai quali è stato tolto loro il diritto a delle cure salutari indispensabili.
“Venghino signori, venghino alle Terme Luigiane!”. Esattamente come al circo, così potrebbe iniziare il “tour delle Terme Luigiane 2021” per vedere – così hanno scritto –  i grandi risultati della politica calabrese. A differenza del circo, però, alle Terme Luigiane lo spettacolo è tutt’altro che divertente: dove una volta si sentiva il vociare di turisti, curandi e bambini ora si ha quasi paura di passeggiare e gli unici esseri viventi che si incontrano sono mandrie di mucche e bande di cani randagi che sotto il sole di Ferragosto ricordano De Gregori cantare “4 cani per strada… e la sera è già notte”.
Proprio la notte l’atmosfera diventa spettrale, anche perché buona parte della stazione termale è completamente al buio. Infatti anche la luce è stata negata dalle amministrazioni comunali. Il tutto fa paura, probabilmente sarà questo il motivo per cui i politici che in questi giorni hanno sfilato in lungo e in largo per la costa Tirrenica hanno accuratamente evitato di fermarsi alle Terme Luigiane per assumersi la responsabilità di quello che può tranquillamente essere annoverato tra i più grandi e gravi fallimenti politici e amministrativi della storia! Accusano i candidati avversari per i risultati non raggiunti in passato mentre evitano accuratamente di nominare le Terme Luigiane che, solo grazie alla loro incompetenza e indifferenza politica e amministrativa, per la prima volta dopo 84 anni sono rimaste chiuse. Orsomarso e Spirlì, gli attori principali di questo sfacelo se ne guardano bene dal rispondere alle domande e ai quesiti posti da noi lavoratori e dall’opinione pubblica. Orsomarso, dopo aver trascorso l’inverno a promettere ammortizzatori sociali e parcheggi, ora va in giro convinto di essere in America con la gigantografia di un assegno da 20 milioni di euro per il porto di Paola e continua nelle sue imbarazzanti conferenze stampa a sostenere la tesi della “fioritura algale”.
Spirlì gira intorno alle Terme Luigiane tra una passerella e un’altra, facendo molta attenzione a non avvicinarsi troppo perché nel buio e nel silenzio inquietante che regna per le strade delle Terme ancora riecheggiano le sue promesse a noi lavoratori, le sue esortazioni a stare tranquilli perché ci avrebbe pensato lui a risolvere la situazione, i suoi modi umani e compassionevoli con cui rivendicava la dignità di cui siamo stati privati e affermava che “tutti hanno diritto ad avere lo stipo della propria dispensa pieno per poter porgere una brioche al proprio figlio”, oppure quando durante una riunione affermava con polso e convinzione che “le discussioni tra i sindaci e l’azienda Sateca rispetto agli accordi sull’utilizzo dell’acqua termale lo facevano sorridere esattamente come quando a scuola i suoi compagni di classe si contendevano la sua merenda” e concludeva redarguendo le parti e ricordando loro che era inutile discutere perchè “u paninu è ru meu!”, riferendosi chiaramente alla proprietà delle acque termali che è della Regione Calabria e garantendo un suo intervento risolutivo.
Questi sono i grandi risultati della politica dell’assessore Fausto Orsomarso e del presidente f.f. Spirlì (entrambi non eletti dai Calabresi) che, credendo di vivere nella “Repubblica delle banane”, hanno dimenticato sia gli obblighi derivanti dai ruoli istituzionali che rivestono, che l’esistenza di leggi che vanno rispettate! La legge 40/2009 prevede in caso di morosità da parte dei concessionari (in questo caso i Comuni di Guardia Piemontese e Acquappesa) la sospensione/decadenza immediata della concessione stessa. La morosità dei suddetti Comuni è stata certificata persino dalla stessa Regione Calabria.
Come ci si può presentare all’elettorato promettendo sviluppo, lavoro e legalità quando hanno combinato, in perfetta sintonia con i due sindaci, un capolavoro di distruzione totale della più importante realtà imprenditoriale, turistica sanitaria e lavorativa della costa tirrenica con la preziosa acqua termale che viene sversata abusivamente in un torrente?
Come si giustifica un tale accanimento e a chi dà fastidio un’azienda sana e che ha sempre operato nella totale legalità?
Ma soprattutto perché, nonostante le norme sul ruolo di controllore della Regione siano molto chiare, il Presidente e l’Assessore si sono categoricamente rifiutati di intervenire dopo che persino lo stesso Spirlì aveva ufficialmente diffidato i due sindaci sulla questione, ricevendo in risposta una documentazione che gli stessi uffici regionali hanno definito “irricevibile”?
La magistratura farà il suo corso e chi ha sbagliato pagherà, ma purtroppo nel frattempo noi 250 lavoratori siamo a casa, le decine di migliaia di curandi (500.000 prestazioni sanitarie annue) e di turisti sono altrove e la programmazione della stagione 2022 è completamente bloccata senza che nessuno se ne preoccupi.
D’altronde lo stesso Orsomarso, nel suo ruolo di Assessore al lavoro e alle attività produttive, fin dall’inizio di questa vicenda assurda ha incredibilmente sostenuto alla presenza di noi lavoratori che una stagione termale persa non rappresenti una tragedia.
I lavoratori delle Terme Luigiane non dovrebbero essere merce di scambio elettorale come abbiamo l’impressione di essere diventati e non dimenticheremo che voi, attuale classe politica regionale, siete riusciti laddove la pandemia ha fallito (perché neanche il Covid lo scorso anno ha fermato le nostre attività lavorative). Queste sono macchie indelebili che vi accompagneranno durante tutta la vostra vita politica”.