Vade retro bio!

Nel bando 2020 della Misura 11-Agricoltura Biologica il mondo agricolo regionale subisce una riduzione dei pagamenti del 44% rispetto ai premi previsti e percepiti dalle aziende che hanno aderito alla stessa misura nel PSR del 2016

Vade retro bio!
 
Nel bando 2020 della Misura 11-Agricoltura Biologica  il mondo agricolo regionale subisce una riduzione dei pagamenti del 44% rispetto ai premi previsti e percepiti dalle aziende che hanno aderito alla stessa misura nel PSR del 2016
 
 
Mentre la Commissione europea prende una posizione netta in favore dell’agricoltura biologica, considerata centrale nella ripresa, definita “green and digital”, dell’economia europea dalle conseguenze della pandemia, in Calabria il mondo agricolo biologico subisce dei pesanti tagli sui premi della misura 11 del PSR( piano di sviluppo rurale).
 
 Una riduzione del 44% dei contributi spettanti ad un modello non solo di agricoltura sostenibile, ma che tutela  la biodiversità e che applica gli scopi della strategia “Farm to Fork”, ossia della completa tracciabilità dei prodotti agroalimentari, dal produttore al consumatore.
La Calabria vanta 85000 mila ettari di superficie coltivate con pratiche biologiche , di cui  4.400 ettari sono distese di vite biologica  che hanno permesso alla regione di diventare la prima in Italia per la produzione di vini BIO.
 
 
Nonostante in Europa ci sono una serie di azioni concrete volte a stimolare l’incremento della pratica che produce cibo rispettando i cicli di vita naturali, anche per un migliore accesso alle professioni agricole per le nuove generazioni e combattere meglio dell’agricoltura tradizionale la disparità di genere, offrendo più opportunità alle donne per l’esercizio delle imprese nel mondo agroalimentare, in Calabria succede che i nuovi agricoltori di coltivazioni bio sono costretti a ricevere quisquilie e ad assistere ad un evidente di disparità di trattamento con chi ha beneficiato dei contributi approvati nel programma di sviluppo rurale ammessi con il bando del 2016.
 
 
Il dimezzamento del contributo applicato nel bando 2020 per il mantenimento dell’agricoltura biologica, non trova coerenza, secondo voci di corridoio del dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari, dell’intenzione di incrementare, su richiesta delle Organizzazioni di Categoria, i premi previsti per l’agricoltura integrata  per effetto del divieto dell’uso del glifosato nel disciplinare di riferimento che ha determinato un notevole apprezzamento dei consumatori con effetti positivi anche sui prezzi di mercato.
Una ipotesi che, se confermata, risulterà in netta contraddizione alle politiche europee e nazionali in corso di adozione e dall’altra parte, difficile giustificare un ulteriore incremento dei premi che, nel contesto nazionale, sono tra i più alti con l’aggravante che sin dal 2016, solo poche decine di aziende  beneficiari, commercializzano le produzioni certificate ed etichettate con il marchio nazionale che identifica tale metodo.

ALESSIA RAUSA