Ditta cosentina riprende a lavorare dopo interdittiva antimafia

Finita sotto amministrazione giudiziaria grazie a una sentenza del Tar può tornare ad operare e a stipulare contratti e convenzioni pubbliche

Un sospiro di sollievo per i dipendenti di una società cosentina che era rientrata nell’operazione “Stige” della Dda di Catanzaro a seguito della quale dopo il processo di primo grado erano stati condannati a 3 anni e 8 mesi di reclusione i due amministratori, accusati di turbata libertà degli incanti aggravata dalle modalità mafiose perché (in concorso con pubblici funzionari e imprenditori che seguono il rito ordinario) per aver turbato il regolare svolgimento della gara per pubblici incanti bandita da un Comune della provincia cosentina avente ad oggetto la vendita del materiale legnoso. La società era stata raggiunta anche da una interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Cosenza a seguito della quale erano state revocate alcune convenzioni pubbliche e private. Ma la società era finita sotto amministrazione giudiziaria e ora una sentenza del Tar ha annullato la revoca di alcune importanti convenzioni per proseguire l’attività lavorativa. Si legge infatti in sentenza: “La società ricorrente, nei cui confronti veniva emesso decreto di sequestro preventivo ex art. 321 c.p.p., veniva successivamente posta in amministrazione giudiziaria; l’amministratore giudiziario si immetteva nel possesso del compendio aziendale sin dal 09.01.2018.
In data 14.2.2018, il GSE riceveva dalla Prefettura di Cosenza la nota n. 0012070, contenente informazione antimafia interdittiva emessa ai sensi degli artt. 84, co. 4, e 91 del D.Lgs. n. 159/2011 nei confronti della società La Quercia, sulla base del rilievo che “dalle risultanze istruttorie è emerso un quadro indiziario complessivo dal quale deve ritenersi attendibile l’esistenza di idonei e specifici elementi di fatto, obiettivamente sintomatici e rivelatori di concrete connessioni con la criminalità organizzata. L’interdittiva antimafia, dunque, non incide sull’obbligazione dell’Amministrazione, bensì sulla idoneità dell’imprenditore ad essere titolare (ovvero a persistere nella titolarità) del diritto di credito o per quanto concerne la presente causa, ad essere parte del rapporto di incentivazione.
Una volta che dunque venga meno l’incapacità determinata dall’interdittiva, il diritto di credito o la titolarità del rapporto, nel caso di specie derivante dalla Convenzione incentivante, devono ritenersi suscettibili di rientrare pienamente nel patrimonio giuridico del soggetto, con tutte le facoltà ed i poteri allo stesso connessi. In ragione della successiva informativa prefettizia, sorgeva dunque in capo al Gestore, una volta ricevuta la domanda di riattivazione del 30.10.2018 (e dunque a decorrere da tale data) il dovere di rivalutare la situazione complessivamente afferente alla società ricorrente la quale, sin dal giorno dell’iscrizione in white list, e per il tempo di iscrizione in tale lista, risulta essere esente da qualsivoglia tentativo di infiltrazione mafiosa e, come tale, non più assoggettabile alla misura della decadenza dagli incentivi di cui all’art. 95 del d.lgs. n. 159 del 2011 (cfr. in termini questa Sezione 2692/2017, in tema di doverosità del riesame a seguito di successiva informativa liberatoria), con conseguente possibilità di ottenere l’incentivazione dal giorno della domanda di riattivazione. Il ricorso va dunque accolto nei termini indicati”. I lavoratori avranno tirato un bel sospiro di sollievo a seguito di tale sentenza.