Anche le cartelle pazze nel dissesto di Cosenza

Nuove ombre a Palazzo dei Bruzi

Il Sindaco di Cosenza ha pienamente ragione. Sulla questione delle condizioni finanziarie del comune e dei rilievi mossi dalla Corte dei Conti non è ammissibile alcuna diffusione di false informazioni per tentare di sollevare polveroni e mettere in difficoltà la sua amministrazione. Allo stesso modo, dovremmo dire, non è ammissibile alcuna forma di propaganda cosmetica delle condizioni finanziarie dell’ente. I cosentini, che in ultima istanza rimangono i principali finanziatori dell’attività amministrativa, oltre ad essere i fruitori dei servizi gestiti dall’Ente, hanno il pieno diritto di conoscere le reali condizioni finanziarie dell’Ente e, soprattutto, le misure necessarie per il loro risanamento.
Ed allora, per sgombrare il campo dalla polvere dell’allarmismo e da quella della propaganda, conviene affidarsi ai numeri. Soprattutto quando un’amministrazione allo sbando, dopo non essere riuscita a pagare puntualmente gli stipendi, comincia a inviare cartelle pazze per la tassa sui rifiuti
Nel 2012 l’amministrazione Occhiuto, a quasi due anni dal suo insediamento, procedette al riaccertamento dei residui e documentò d’avere debiti per residui passivi pari ad € 134.998.899,62
Qualche mese fa, dopo otto anni di gestione, l’amministrazione Occhiuto ha approvato il bilancio di previsione ed ha dichiarato d’avere debiti per residui passivi per € 123.348.703,21.
In pratica, sotto la guida del sindaco Occhiuto la gestione dei residui si è ridotta di 11.650.186,41. L’amministrazione comunale, però, ha contratto oltre 100 milioni di mutui per saldare i debiti con i suoi fornitori lasciati dai precedenti amministratori. Possiamo dunque immaginare due scenari: 1) il Sindaco ha avuto i finanziamenti necessari a saldare i residui 2012 e poi ha accumulato un nuovo debito quasi pari a quello lasciato dai precedenti amministratori; potremmo cioè dire che il Sindaco ha fatto in 8 anni quasi gli stessi debiti accumulati dai suoi predecessori in trent’anni. 2) l’amministrazione Occhiuto ha utilizzato i finanziamenti accesi per la gestione dei residui per coprire i suoi impegni di spesa o per rimborsare debiti di altra natura. In entrambi i casi sembra davvero improprio richiamare le responsabilità pregresse; ma di ciò abbiamo altri indizi.
A fine 2018 l’amministrazione Occhiuto ha consuntivato un debito di € 305.044,734,70, in aumento rispetto al dato 2017 di € 291.169.134,39. Si consideri, però, che nel 2012 il Comune di Cosenza ha consuntivato un indebitamento complessivo di € 199.896.545,88.
In conclusione, negli oltre otto anni dell’amministrazione Occhiuto i debiti del Comune sono passati, da 200 milioni circa, a 305 milioni. Quindi, l’amministrazione di questo sindaco ha prodotto un aumento di debiti di 105 milioni. Si badi bene che l’ammontare di debiti accumulati da questa amministrazione in otto anni è pari alla metà dell’indebitamento complessivo del Comune alla data del 31/12/2012.
Non solo quindi sembra fuori luogo richiamare le responsabilità del passato, che magari ci sono pure e andrebbero meglio comprese, se solo il sindaco le circostanziasse meglio, ma sembra davvero arduo reclamare meriti di risanamento ad opera di chi ha accumulato un debito di oltre 100 milioni in soli otto anni.
E sembra pure fuori luogo sostenere che dissesto e predissesto si equivalgono per i cittadini. Basta vedere cosa è successo ai comuni capoluogo che hanno dichiarato il dissesto: a Potenza si è verificato una riduzione della spesa corrente del 32%, ad Alessandria del 24% e a Benevento del 35%. Insomma, quando un comune dichiara dissesto il ministero assume una funzione di controllo preventivo del bilancio (che non c’è invece nella procedura di predissesto) e costringe i comuni a tagli lineari dolorosissimi per i cittadini. Basta qui accennare all’aumento non solo delle aliquote tributarie, ma pure di quelle extratributarie. Così, per esempio, l’eventuale dissesto del comune di Cosenza comporterebbe il raddoppio della TOSAP per l’occupazione dei suoli pubblici e i passi carrabili. Così come comporterebbe pure l’aumento al massimo di tariffe come i diritti di segreteria/oneri di istruttoria per le Scia, le tariffe di iscrizione e frequenza per i servizi scolastici, le rette degli asili nido comunali, le tariffe per gli impianti sportivi e quelle per l’accesso ai musei, i diritti di segreteria e gli oneri di istruttoria delle pratiche in materia urbanistica, i diritti di segreteria per i servizi anagrafici, i diritti e gli oneri di istruttoria per i servizi cimiteriali, le tariffe della pubblicità, i diritti di segreteria per i contratti e i canoni e fitti patrimoniali.
Insomma, non ci sarà aspetto della propria vita quotidiana, in cui i cittadini di Cosenza non saranno chiamati a sostenere un onere maggiore per effetto della dichiarazione di dissesto.
Per questo è bene che i cittadini conoscano le verità e si facciano un’idea precisa dei numeri, soprattutto quando l’amministrazione fatica a pagare puntualmente gli stipendi e sommerge la città di cartelle pazze della tassa sui rifiuti.

Saverio Carlo Greco