《Occhiuto mette le mani avanti sul dissesto del Comune di Cosenza》

L'associazione "Legittimamente", guidata dall'ex vicesindaco Katya Gentile: il sindaco mette in preventivo che avverrà ma dice anche che questo non fermerà la sua candidatura alla Regione ma non è così...

Nell’ultima intervista pilotata, tramessa in questi giorni da un’emittente locale, il Sindaco di Cosenza ha dichiarato pubblicamente che una eventuale procedura di dissesto non comporterebbe nessun cambiamento, per l’amministrazione comunale e per la città, rispetto alla situazione attuale.
L’unica differenza, secondo la sua personale visione della realtà, arriverebbe dal pagamento dei debiti accumulati dal Comune, gestito da un organo terzo, senza altre ripercussioni.
Ma sarà davvero così?
L’art. 244 del Testo Unico n 267 del 20006, tra le altre cose, disciplina il dissesto finanziario e le procedure ad esso associate. Prevede, in primis, che venga istituito il cosiddetto Organo Straordinario di Liquidazione, formato da tre componenti nominati dal Ministero dell’Interno che provvede alla:
a) rilevazione della massa passiva;
b) acquisizione e gestione dei mezzi finanziari disponibili ai fini del risanamento anche mediante alienazione dei beni patrimoniali;
c) liquidazione e pagamento della massa passiva.

Sempre lo stesso organo dispone, inoltre, dei seguenti poteri organizzatori:
1) Potere di accesso a tutti gli atti dell’ente locale, può utilizzare il personale ed i mezzi operativi dell’ente locale ed emanare direttive burocratiche.
2) L’ente locale è tenuto a fornire, a richiesta dell’organo straordinario di liquidazione, idonei locali ed attrezzature nonché il personale necessario.
3) L’organo straordinario di liquidazione può auto organizzarsi, e, per motivate esigenze, dotarsi di personale, acquisire consulenze e attrezzature le quali, al termine dell’attività di ripiano dei debiti rientrano nel patrimonio dell’ente locale.

Quindi, come qualsiasi normodotato capirebbe facilmente, l’organo straordinario di liquidazione va a sostituire totalmente, nelle sue funzioni applicative, sindaco e giunta alla guida del Comune in dissesto. Chiarito questo punto, occupiamoci di capire le conseguenze che una procedura di questo genere comporterebbe sia agli amministratori che ai cittadini.
La normativa che si occupa di regolamentare le ipotesi di illecito per provocato dissesto è contenuta nel d.lgs. 149/2011 che, in linea generale, prevede l’irrogazione di sanzioni inibitorie e patrimoniali nei confronti di chi ha contribuito, nell’esercizio delle proprie funzioni, a determinare il dissesto dell’ente territoriale. Le sanzioni consistono nella:
1) Interdizione, della durata di dieci anni, per tutti gli autori degli illeciti dalle cariche di assessore, revisore dei conti di enti locali e di rappresentante degli stessi verso altre istituzioni ed organismi pubblici e privati. 2) Incandidabilità, della durata di dieci anni, per sindaci e presidenti di provincia.

In pratica, tutti coloro i quali hanno causato il dissesto, oltre ad essere interdetti e incandidabili a qualsiasi carica pubblica amministrativa, rischiano anche di dover risarcire di tasca propria l’ente. Sarà forse questo il motivo per cui, negli ultimi giorni, qualcuno ha paventato la brillante idea di fare cadere la giunta ed andare tutti a casa prima che arrivi la temutissima dichiarazione di dissesto?
Certo è che questo sarebbe un gran problema per quei consiglieri “tengo famiglia” che vivono unicamente di questo.
Ma andiamo avanti e analizziamo (citando sempre la norma), ciò che interessa tutti i cosentini, ossia, le conseguenze per la città e per i cittadini. “Per le imposte e tasse locali di istituzione successiva alla deliberazione del dissesto, l’organo dell’ente dissestato […] deve deliberare, entro i termini previsti per la prima applicazione del tributo medesimo, le aliquote e le tariffe di base nella misura massima consentita. La delibera ha efficacia per un numero di anni necessario al raggiungimento di un quinquennio a decorrere da quello dell’ipotesi di bilancio riequilibrato”.
La traduzione pragmatica è che tutti i tributi locali come Imu e Tasi, aumenteranno fino al massimo consentito, mentre i servizi, come ad esempio mense scolastiche, scuolabus, etc., diventeranno totalmente a pagamento.
Che dite, cambia davvero poco rispetto alla situazione odierna? A noi sembra di no. Nonostante la situazione disastrosa e disastrata in cui versa Cosenza, ancora una volta, il fumo negli occhi, gettato da chi continua a voler far credere ai cittadini di vivere in una città fatata ed europea, è spazzato via dalla verità che, anche in questo caso, dimostra di essere l’arma più potente.

Associazione LegittimaMente Presidente Katya Gentile