A Cetraro un convegno sull’erosione costiera nel medio Tirreno cosentino

Si è tenuto sabato scorso, presso la Sala convegni dell’Ufficio del porto di Cetraro, un interessante convegno organizzato dalla Lega Navale Italiana, Sezione di Cetraro, in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria civile dell’Università della Calabria e il Comune di Cetraro, sul tema “L’erosione costiera nel Medio Tirreno cosentino. Il porto di Cetraro – Marina Resort, insignito della bandiera Blu per il 2018, particolarmente interessato a tale tematica, ha partecipato al convegno con il direttore del porto, Massimo Aita, e Nadia Pugliese, responsabile tecnico. Il problema è, infatti, molto sentito dalla popolazione costiera, specialmente dopo le recenti mareggiate che si sono abbattute con particolare veemenza sul litorale del medio Tirreno cosentino, arrecando gravi danni alla costa. Il suo progressivo arretramento dovuto all’erosione comporta un crescente indebolimento delle infrastrutture più prossime alla battigia, siano esse arterie stradali e ferroviarie o anche edificazioni poste nei pressi del lungomare. In alcune zone l’arenile sta scomparendo e la protezione eretta negli anni in alcuni punti non ha resistito all’urto delle mareggiate. La Lega Navale Italiana (LNI) di Cetraro, da sempre molto attenta a tali fenomeni che possono sconvolgere l’ambiente e danneggiare le infrastrutture esistenti, ha, pertanto, chiesto all’Unical di dare vita a un convegno sull’erosione costiera, illustrando il fenomeno sotto l’aspetto tecnico e burocratico-amministrativo.

I docenti dell’area disciplinare specifica per la difesa del territorio del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Unical hanno risposto positivamente all’invito della LNI di Cetraro, conoscendo tra l’altro profondamente la situazione esistente in Calabria. Hanno aperto il convegno Michele Vattimo, presidente della sezione di Cetraro della Lni, e Angelo Aita, sindaco di Cetraro, che hanno salutato gli ospiti e tutti i presenti, tra i quali il Comandante dell’Ufficio circondariale marittimo di Cetraro, Gabriele Cimoli. Sono intervenuti, quali relatori, Paolo Veltri, Attilio Fiorini Morosini e Francesco Aristodemo, docenti del Dipartimento di Ingegneria civile dell’Unical. Presenti con il loro contributo Francesco Calomino, ordinario di Idraulica, Roberto Gaudio, direttore del Dipartimento di ingegneria civile, e Rosario Aiello, già rettore dell’Unical.

Ha moderato e concluso i lavori Sergio d’Elia, già ordinario di Trasporti nell’Unical, che ha fortemente voluto questa manifestazione, ideandola e predisponendola. La considerazione di fondo, alla base degli interventi dei professori Veltri, Aristodemo e Fiorini Morosini, è stata quella di chiarire che l’erosione costiera è un fenomeno non puntuale perché, anche se i suoi effetti si verificano in determinati tratti di spiaggia, le ragioni che la determinano sono legate all’equilibrio più generale di ampi tratti, denominati unità fisiografiche, assolutamente non coincidenti con i confini amministrativi dei singoli Comuni. Aristodemo ha fornito gli elementi che devono essere alla base di una corretta progettazione di opere per il contenimento dell’erosione quali a esempio barriere frangiflutto, pennelli, ripascimenti e opere di ingegneria naturalistica, risultando necessario effettuare uno studio meteomarino, morfologico e morfodinamico del tratto litoraneo oggetto di studio.

È necessario quindi considerare dati meteomarini (onde, venti, correnti e maree) attendibili e di lunga durata per la definizione del clima meteomarino medio (utile per la conoscenza della dinamica evolutiva del litorale a lungo termine in assenza e/o presenza di opere di difesa) ed estremo (per la progettazione e verifica delle opere di difesa costiera). La conoscenza del clima meteomarino risulta inoltre fondamentale ai fini della determinazione del trasporto solido litoraneo che influenza la corretta scelta di un porto (come quelli a bacino o a moli convergenti), al fine di evitare problemi di insabbiamento e di conseguente riduzione della funzionalità di tale opera per l’entrata e l’uscita delle unità navali. Paolo Veltri, anche sulla scorta delle numerose esperienze di studi portati avanti in ambito accademico e del lavoro svolto prima presso il Dipartimento di Difesa del Suolo e oggi Dipartimento di ingegneria Civile dell’Università della Calabria, ha evidenziato come l’attività di studio e di ricerca è alla base sia per la comprensione dei fenomeni di idrodinamica costiera, sia per giustificare quale sia stata l’evoluzione della linea di riva nei tratti di costa calabrese colpiti dalle continue mareggiate capaci di creare danni e disagi. Soprattutto nel rispetto di quella che è l’interdisciplinarietà del lavoro da svolgere, Veltri ha evidenziato che esistono scale spaziali e temporali in cui si inserisce il fenomeno dell’erosione costiera e in ciascuna di esse devono essere individuate le competenze specifiche per affrontare queste problematiche anche in termini di proposte e di interventi. Ha altresì evidenziato come una corretta comprensione dei fenomeni consenta di formulare previsioni qualitative dei fenomeni attendibili.

Attente valutazioni e corrette simulazioni, utilizzando modelli matematici e fisici, possono poi fornire indicazioni quantitative da porre alla base di una corretta programmazione. Alla luce dei lavori svolti dall’Università della Calabria a partire dalla seconda metà degli anni novanta e delle conclusioni ottenute in tal senso, la Regione Calabria inserì già nel 2000 il rischio di erosione costiera fra quelli naturali, tanto che nel PAI fu una delle prime in Italia a considerare questo tipo di rischio al pari di quello derivante da frane e inondazioni. Da allora sono stati eseguiti studi e valutazioni approfondite e un recente Master Plan ha messo assieme le esigenze più significative. Permane il problema che gli interventi sono spesso effettuati in emergenza e tali azioni avvengono spesso a scala di Comune e non, come dovrebbe invece accadere, a scala di unità fisiografica o quantomeno di unità sub-fisiografica.

È infine innegabile che lo stato dei litorali è fortemente compromesso da interventi antropici sbagliati e che, inoltre, le risorse economiche disponibili non bastano. Per produrre risultati positivi, è fondamentale, pertanto, l’esortazione a buoni comportamenti sia amministrativi e gestionali, sia di natura progettuale. Il prof. Attilio Fiorini Morosini ha invece incentrato il suo intervento su un’analisi dello stato della costa visto come elemento in continua mutazione; anche grazie all’ausilio di documentazione storico fotografica, ha evidenziato quale sia lo stato del litorale del medio Tirreno cosentino e come tale zona, profondamente ferita dal fenomeno erosivo, abbia subito notevoli danni in seguito alle mareggiate degli ultimi tempi, non ultime quelle di gennaio 2018 e marzo 2018. Ha evidenziato che lo stato attuale della costa sia frutto di scelte anche non recenti che hanno visto il litorale essere caratterizzato dalla realizzazione di strutture antropiche sia pubbliche (linea ferroviaria, SS18), sia private la cui influenza sulla dinamica costiera non è trascurabile. Ha ribadito che gli interventi di difesa delle coste rappresentano una soluzione che, benché sia di impatto rilevante, offre la duplice possibilità di salvaguardare le opere esistenti e rappresenta una opportunità per la ricostruzione di una costa da valorizzare anche in termini economici per l’espletamento dell’attività turistica.

In termini di priorità di intervento, Fiorini Morosini ha sottolineato che è necessario definire in maniera oggettiva le aree a rischio. Tale operazione passa attraverso la proposta di metodologie di analisi del fenomeno erosivo basate sia su un’analisi storica della linea di riva determinando il trend di avanzamento o di arretramento della costa, sia attraverso una definizione di elementi di carattere morfologico ed economico dell’area.

Per la taratura dei modelli proposti sono necessari dati che devono essere accessibili e disponibili in maniera immediata da chi, come l’Università della Calabria, può fornire un indiscutibile contributo alla definizione di strumenti affidabili da affidare ai progettisti. Soprattutto gli ingegneri dovranno avere, nel loro bagaglio tecnico, la capacità di utilizzare gli strumenti calcolo indispensabili per l’individuazione dell’area a rischio, la scelta della tipologia di intervento, la formulazione di ipotesi sull’impatto che le opere adottate possono avere sul sistema complessivo. Ha pertanto auspicato una fattiva e continua collaborazione dell’Università con gli Enti, innanzitutto con la Regione Calabria e con i comuni, per l’acquisizione dei dati morfologici, storici ed economici su cui si basano i modelli proposti. a manifestazione ha riscosso il sentito consenso da tutti, tant’è che è stato richiesto un ulteriore dibattito sul tema, invitando ingegneri, geologi e tecnici del settore.