Azienda Zero, Emilia Romagna 1…

Con la nomina dell'ingegnere informatico Miserendino per il dopo Profiti (annunciata da tempo da "il Fatto di Calabria") si completa il dominio emiliano nella sanità di Calabria. Un tecnico e non un sanitario al vertice. A guidare le operazioni, manco a dirlo, Licia Petropulacos...

Facili profeti, per il dopo Profiti. “Il Fatto di Calabria” ci aveva visto giusto, in tempi non sospetti. Sarebbe stato l’ingegnere informatico Gandolfo Miserendino (si chiama proprio così) a guidare da commissario Azienda Zero, siamo nel post drammatica scomparsa di Giuseppe Profiti. Un ingegnere informatico gestionale, e non un sanitario, Miserendino. Ora in testa alla principale azienda sanitaria calabrese, quella che deve stare sopra tutto e tutti.
Ha battuto ogni concorrenza, l’ingegnere informatico gestionale Miserendino. Persino quella griffatissima di Giovanni Pavesi, super manager (sanitario e clinico) della Regione Lombardia, direttore generale fortemente voluto da Letizia Moratti. Sulla carta, curriculum alla mano in materia di sanità, non doveva esserci partita eppure l’ha spuntata lui, Gandolfo Miserendino.
Dirigente della Regione Emilia Romagna, di recente prestato al ministero, Miserendino vanta però l’asso nella manica, l’appartenenza al “circo magico” di Licia Petropulacos, l’intoccabile super consulente di Occhiuto. La specialità della casa narra di esperienza in agende digitali e informatizzazione dei circuiti aziendali, per Miserendino. Scorrendo nel web (ma occorre un po’ di pazienza) si rintraccia pure qualche faccenda di sanità tra le sue pratiche sbrigate fin qui ma sempre e soltanto per quanto riguarda la fluidità dei percorsi digitali e informatici. Roba tecnica e solo tecnica, insomma. Niente al cospetto dell’appartenenza al cerchio magico di Licia Petropulacos, potentissima consulente del commissario Occhiuto. Ingaggiata ad ottobre formalmente per Pnrr ed edilizia sanitaria ma di fatto, sostanzialmente, vera e propria dominatrice della scena sanitaria nell’unica stanza che conta davvero. Anche lei, come Miserendino, di retaggio governativo emiliano, è comune la provenienza anche temporale. C’è Bonaccini nella “carta d’identità” di protezione politica per la greca Licia, che pian piano ha finito per conquistare il consenso e il pieno potere della sanità di Calabria. Chissà perché. Anche se non semplice è stato il suo “saluto” con la terra padana, finita al centro spesso nel recente passato di feroci polemiche e di contrasti anche con i medici emiliani e destinataria persino di un procedimento disciplinare con sospensione temporanea cautelare. I maligni che non mancano mai non hanno faticato molto a “bollare” come fuga in Calabria quella di Licia la greca. Naturalmente perché non più ben vista in Emilia.
Ma tant’è. Impera Licia e oggi è l’emiliano che si parla a Palazzo al punto che è arrivato l’ingegnere Miserendino al comando di Azienda Zero. E dire che per una società simile e con le stesse ambizioni ma con una erogazione sanitaria di eccellenza, come il Veneto, per la postazione di vertice hanno chiesto come credenziali la laurea in Medicina con esperienza clinica consolidata e certificata. Roba seria insomma. Iscrizione all’albo professionale dei medici chirurghi, almeno 7 anni in Epidemiologia e 10 in Igiene e sanità pubblica.
In Veneto, per il vertice dell’azienda delle aziende, hanno cercato un chirurgo clinico con esperienza decennale di gestione di corsie. Un manager in camice bianco. Dalle nostre parti invece, e per la stessa mansione, è in arrivo un ingegnere informatico. Senza camice né corsie. Ma con l’accento emiliano…

I.T.