“Compagni” di merende

Tansi e de Magistris a colpi di stracci che volano. Il primo rifugge da “falce e martello” e da Riace, dopo aver corteggiato (e frequentato) a lungo Mimmo Lucano. Mentre il secondo furbescamente prova a contenere e ad ammaliare il riveglio “comunista”. Al solo nome di Enzo Ciconte lo “stagno” si è agitato...

Il simbolo già pronto e depositato e che poi Tansi ha imposto di non presentare

«La notizia della candidatura di Enzo Ciconte (se confermata) per il rilievo nazionale dello studioso e per il suo impegno di una vita contro i poteri criminali, merita oggettivamente una riflessione pacata…».
Giannetto Speranza, suo il post, non è stato accontentato. Almeno fin qui. La riflessione pacata da lui auspicata attorno al nome di Enzo Ciconte non c’è stata. Né pacata e né riflessione. Al contrario, come un macigno in uno “stagno” a tratti putrido, il solo nome del prof dagli scritti antimafia e dal retaggio parlamentare di sinistra, ha agitato tutte le acque che poteva agitare. Persino indirettamente accelerando la sceneggiata napoletana, con tanto di separazione e stracci a volare, tra Tansi e de Magistris. D’improvviso, ma non è un caso per niente, la rievocazione di retaggi e “profumi” comunisti ha scatenato una specie di inferno nella sinistra di Calabria.
Il primo a fiutare la trappola è giustappunto napoletano. E alla napoletana prova e ha provato a risolvere la faccenda. Gigi de Magistris affida a “Tagadà” la sua furbata. Venga con noi il professor Ciconte, questo il suo (finto) appello. Indirizzato non tanto al diretto interessato, evidentemente distante galassie di luce dall’ex pm e sindaco di Napoli. Quanto al suo “pubblico”, al retaggio, a quell’umore e a quella sensibilità comunista e di sinistra che in Calabria c’è e che ha solo fatto finta di dormire fin qui. Un sonno forzato, più che altro. Giusto per fuggire dalla realtà. Venga con noi Ciconte, apre le braccia Gigi de Magistris. Che nel frattempo, e sempre per non dispendere e far scappare la sinistra dalla pancia del suo schieramento, acchiappa il circondario di Mimmo Lucano a Riace (che però nelle ultime ore più d’uno descrive pronto al ritiro e alla rinuncia). C’è un disegno e persino un ritorno dietro questo “dipinto” di sinistra che si vuole incollare a de Magistris, e che de Magistris non fa nulla per evitare. Da un lato marginalizzare il Pd e dall’altro consentire il “recupero” di due marpioni dall’esterno che poi rispondono ai nomi di Nico Stumpo e di Mario Oliverio (da qui le manovre di avvicinamento del sindaco di Napoli in direzione di Mimmo Lucano). Carlo Tansi, ormai ex “compagno di merende” di Gigi de Magistris, scopre discretamente tardi che non è più lui il partner propulsore del TanDem. È servito finché è servito, o s’è servito finché ci si poteva servire, ma ora la bicicletta non cammina più e uno dei due deve scendere. Scende lui, ovviamente sulle note degli strali contro i “compagni” comunisti e tutto quel retaggio che de Magistris prova a portarsi appresso invece. Dimenticando, ovviamente, che proprio Tansi ha a lungo corteggiato, sostenuto e fattosi sostenere proprio da Mimmo Lucano. Al funerale del padre di Mimmo Lucano c’era lui in testa, Carlo Tansi. Che grazie al sostegno del totem dell’accoglienza piazza il suo movimento in testa a Riace in occasioni delle Regionali del 2020. Un vero e proprio “aggancio” tra i due in quell’occasione, capace di superare la Lega che era il primo partito da quelle parti. Chissà se è stata la riemersione di Oliverio a fianco di Lucano (e quindi di de Magistris) a far infuriare definitivamente Carlo Tansi. Può darsi, potrebbe pure bastare. Oppure c’è l’aver realizzato (forse un po’ tardi) che de Magistris in Calabria tutto era (e tutto è) tranne che una ingenua improvvisazione. C’è un disegno dietro e se c’è da provare ad acchiappare retaggi ex, post o mai comunisti la porta è aperta. Da Stumpo a Oliverio e perché no, a Mimmo Lucano (che potrebbe lasciare il campo tra poche ore, ammesso che non l’abbia già fatto). Fatto sta che al solo sbirciare il colore rosso con “falce e martello” Carlo Tansi diventa un toro preso per le corna.
Nella foto che si apprezza in apertura il simbolo che i comunisti di Reggio avevano in mente di presentare per le Regionali a sostegno della corsa di Tansi e che Tansi ha poi imposto di ritirare dal momento che era stato pure depositato. Hai visto mai. Fosse stato per de Magistris lo avrebbe tenuto eccome oggi come oggi. Lui sì che non lascia niente, a prescindere dai “colori” e dai “profili”. Altrimenti come spiegare la presenza in primissima fila di Nicola Morra all’evento di Anna Falcone, fedelissima di de Magistris e vicepresidente in pectore se il “pectore” diventa presidente. Oppure se il “pectore” all’improvviso prende un’altra via o magari un altro palcoscenico politico da qualche altra parte.
Tansi scende quindi dal TanDem perché odia i “colori” (e odia anche sue vecchie e produttive frequentazioni). De Magistris lo lascia scendere (a questo punto volentieri) perché lui i “colori” li va proprio cercando invece, senza andare troppo per il sottile. E se arriva il “rosso”, pure con grandi ritorni sullo sfondo, che ben venga per lui. Ci ha provato pure con il professor Ciconte. Che se non si è offeso dev’essere solo per il disincanto che negli anni produce la lettura…

I.T.