Regionali, la carica dei 100mila…

È più o meno il “bottino” di voti che si sposta da destra a sinistra e viceversa praticamente dal Duemila. In direzione ovviamente del “cavallo vincente”. Ma stavolta, sulla carta, può vincere (e può perdere) chiunque e allora “l'esercito” trasversale sta alla finestra. È un inedito da queste parti e non è detto sia un male...

Peppino Chiaravalloti praticamente non s’è mai affacciato in campagna elettorale. Una specie di fantasma. Alzi la mano nel Duemila chi ne ricorda traccia. Non gli serviva, faceva tutto (e anche di più…) il vento berlusconiano alle spalle, peraltro con “aggravante” conterranea. Quando piace vincere facile. Tutti sul carro, ovviamente. E chi prima arriva meglio alloggia.
Passa il giro, la ruota si ferma e fa i “biglietti”, e la giostra riparte e come da tradizione al contrario (si fa per dire). Da queste parti va così. Nel 2005 Agazio Loiero (stringendo più mani in giro di quelle che realmente servivano pagandone poi un prezzo salato, o magari chi per lui) come ampiamente previsto vince facile. Pure lui. E vince facile con formula retroattiva nel senso che già mesi prima sono tutti con lui, sul carro ovviamente. C’è da posizionarsi tra le prime file prima che il “treno” parta, come da consuetudine. Da queste parti va così.
Passa il giro, la ruota si ferma e fa i “biglietti”, e la giostra riparte e come da tradizione al contrario (si fa per dire). Nel 2010 a Peppe Scopelliti sarebbe bastato solo mettere un dipinto autobiografico in un fermo immagine in tv e avrebbe stravinto lo stesso. La “corrente” lì portava e lo sapevano tutti così anzitempo che la “fila” per i primi posti spesso è finita in rissa. Raramente a Reggio ma certamente a Cosenza. È andata poi come è andata, l’inciampo dell’ultimo anno (che per dispetto Peppe ha rifilato nelle gambe della sua stessa presunta maggioranza) ha solo consegnato a Mario Oliverio un trionfo che sarebbe arrivato lo stesso qualche mese dopo. E chiunque altro si fosse messo al posto di Oliverio, come un totem, avrebbe stravinto lo stesso. Perché da queste parti va così. Passa il giro, la ruota si ferma e fa i “biglietti”, e la giostra riparte. Fintamente al contrario, ma riparte. Altro inciampo, stavolta dilatando i tempi del prossimo giro, ma la sostanza non cambia. Tutti sul carro di Jole Santelli nel 2020, come da copione. Si cambia verso. Con esito così in anticipo che il “carro” non ce la fa a contenerli tutti gli aspiranti. Un po’ li mette a posto Jole, anzi molto più che un po’. Ma lei poteva farlo, come pochi. Per il resto, da queste parti e praticamente dal Duemila in poi, per i “boss” del consenso è stato un gioco da ragazzi posizonare le pedine al posto giusto. Allevando o puntando su consiglieri regionali (una mezza dozzina, quasi sempre gli stessi o loro progenie) che si sono spostati con estrema agilità da destra a sinistra e viceversa. I nomi sono lì, inutile girarci attorno. Ne nascerebbe una sterile identificazione del voltagabbana che invece è più serio come fenomeno. C’è un retaggio e un investimento dietro, economico ma non solo. Da Cosenza, alla Presila, a Catanzaro, a Lamezia a Reggio passando per Crotone. Se si sommano questi voti che poi si rifanno sempre agli stessi personaggi e ai loro “retaggi”, si va da 80mila a 100mila voti. Dal nord al sud della Calabria.
È il “nucleo” di Calabria che vive, campa e fa campare di politica il sistema. Non è voto di opinione, è chiaro. È lavoro. Un “bottino” da 100mila voti che sa già chi deve vincere e per fare cosa e con chi. E si posiziona per tempo. Dal Duemila in avanti è andata così, sempre così. Ma c’è aria di inedito stavolta. Di scena (quasi) mai vista. Una partita che si presenta incerta, impresentabile, inguardabile, indecifrabile. Chi l’avrebbe mai detto. A pochi mesi dal voto regionale post Santelli e post Covid (ci si augura) nessuno sa chi vincerà e chi perderà. E, soprattutto, non lo sa “l’esercito” dei 100mila voti che si spostano per tempo da una parte all’altra (si fa per dire). Prenotando i posti giusti in prima fila.
Stavolta no, non si può. Non lo fa nessuno. Non prenota nessuno. Non si sbilancia nessuno. Per gli amanti (forse romantici) del senso del voto una buona notizia, in termini di democrazia. Ma per chi non ha molto tempo da perdere con le “chiacchiere” e deve prenotare i “biglietti” una vera e propria jattura. Già. Dove andare e con chi e per fare cosa?

I.T.