Conte tentato dal “bagno” primarie per i Cinquestelle (ma le resistenze non mancano…)

Ad ore l'ex premier potrebbe ufficializzare la scelta della consultazione preliminare in Calabria nel campo del centrosinistra anche se la deputazione pentastellata è contraria e si mette di traverso. L'alternativa è l'alleanza strutturale con il Pd sul modello Napoli

Giuseppe Conte ha scelto, in cuor suo non ha più alcun dubbio al punto che non ha lasciato estraneo Enrico Letta in termini confidenziali. È intenzionato a transitare il Movimento Cinquestelle nel “bagno” delle primarie di coalizione di centrosinistra. Perlomeno in Calabria, dove c’è da selezionare un candidato alla presidenza della Regione senza poter contare su di un turno di ballottaggio, cosa che nelle grandi città garantisce in ogni caso invece una sorta di selezione naturale al primo turno. Divisi e poi uniti. In Calabria no, divisi oppure appiccicati come minimo al Pd sin da subito oppure mai più, ognun per sé con tutto quello che significa in termini di sconfitta preventiva del centrosinistra. E Conte questo lo ha metabolizzato più che bene, disabituato com’è per professione a giocare a perdere.
L’accettazione del “bagno” primarie del centrosinistra, baricentro Pd, garantirebbe poi al Movimento nuovo targato Conte di segnare una linea di demarcazione netta rispetto al passato, particolare questo che non è secondario per la strategia dell’ex premier. Ad ore quindi Conte potrebbe annunciare che il nuovo Movimento è pronto alla sfida primarie (come minimo in Calabria) con umiltà e abnegazione ma le sorprese, e i colpi bassi, sono sempre dietro l’angolo e fino all’ultimo sono possibili retromarcie strategiche in un Movimento spaccato come minimo in 4 e con serie difficoltà a comporre una lista se dovesse scegliere la linea della solitudine. Tra gli oppositori convinti rispetto alla partecipazione alle primarie di coalizione praticamente tutta la deputazione uscente. O quasi tutta. Per una ragione molto semplice, ovviamente sempre inerente le divisioni e i coltelli affilati. Allo stato solo Dalila Nesci s’è pronunciata a favore delle primarie, ovviamente da autocandidata al turno anche se nessuno impedisce che ne possano arrivare altri dal Movimento. E nessuno tra i deputati pentastellati è disponibile a lasciare così tanto “dividendo” a Nesci che anche in caso di sconfitta potrebbe giocarsi comunque una discreta dote di potere, dentro il Movimento, solo per averci messo la faccia. È più o meno per questo che la quasi totalità della deputazione calabrese Cinquestelle fa pressing alla porta di Conte per tenere lontano il Movimento dalle primarie ma l’ex premier, allo stato, è deciso ad andare avanti invece. Solo un attimo dopo, se dovesse annunciare la partecipazione dei Cinquestelle alle primarie di coalizione, si conosceranno altri eventuali partecipanti al turno preliminare di Calabria. E non è affatto detto che si lascerà solo a Nesci la bandiera ormai ex grillina.
Le alternative invece, se Conte dovesse ripensarci e fare retromarcia, hanno a che fare con un accordo strutturale e sin da subito con il Pd. Modello Napoli, per intenderci. Dove Pd e Cinquestelle hanno stretto una alleanza per, parole dei protagonisti, «provare a dare un futuro a Napoli dopo il dissesto provocato dal sindaco uscente». Che al secolo, giusto per la cronaca, risponde al nome di Gigi de Magistris, da un pezzo in pista pure lui per la presidenza della Regione Calabria. Un accordo strutturale in Calabria tra Pd e Cinquestelle è, al momento, l’unica alternativa alla (improbabile ma possibile) partecipazione del Movimento alle primarie di coalizione. Evidentemente se così dovesse andare c’è poi da trovare il candidato che sta bene a tutti, a partire proprio da Pd e Cinquestelle. E anche qui la partita è più aperta che mai, al netto del Nazareno che reitera (a tratti convintamente) il nome di Nicola Irto. A poco serve, per orientarsi, prestarsi al gioco delle caselle nazionali in stile uno a te e uno a me. Perché, allo stato, si parte da zero a zero dal momento che anche a Napoli Manfredi, pur con il fratello conclamato Pd, è stato “estratto” a suo tempo in quota docenza nazionale e innalzato direttamente da Giuseppe Conte sull’altare della regnanza. Un perfetto mix tra Pd e Cinquestelle, Manfredi a Napoli. Con qualche linea di “confidenza” in più con il professor Conte…

I.T.