«Con Coticelli dialogo finito, deve essere sostituito»

Il segretario generale regionale della Cisl, Tonino Russo, ritiene sia senza appello la bocciatura del commissario alla sanità di Calabria. «L'intera struttura ha fallito totalmente, è ora di voltare pagina e subito...»

«Mi dica lei di cosa dovremmo discutere più con il commissario Cotticelli e con la sua struttura, a partire dalla sua vice, Crocco. Di nulla ormai, assolutamente di nulla. Il tempo è scaduto. Questa è una stagione finita che deve essere archiviata al più presto… ».
Tonino Russo, sua la “condanna” senza appello nei confronti di Cotticelli, la segreteria regionale della Cisl non l’ha portata al tavolo del commissario alla riunione convocata d’urgenza ieri pomeriggio. Assieme alla sua sigla mancavano le segreterie generali anche di Cgil e Uil, in segno di protesta così come si evince dal documento unitario. Ci hanno mandato le rispettive sigle di settore, quasi a sottolineare ancora una volta che con il “generale” lo spazio di recupero è invisibile al momento. «Siamo andati da Speranza il giorno prima per chiedere la rimozione dell’ufficio del commissario di Calabria, aveva molto senso secondo lei ascoltare il giorno appresso le solite cose? No, secondo noi no. Guardi che il mio, il nostro, non è un giudizio effimero e personalizzato. L’intero commissariamento della sanità ha fallito, per non dire del disastro del “decreto Calabria”. Però siccome ogni stagione ha degli uomini al comando, e dato che il comando c’è come istituzione al momento e non è chiaro come si possa cancellare, non resta che cambiare i comandanti». Ma non mi dirà che è tutta colpa di Cotticelli ora…«Ma certo che no. Non avrebbe potuto del resto procurare tutti questi guai da solo. Di suo però Cotticelli ci mette l’inadeguatezza al ruolo, lo stesso vale per la sua vice. Ecco, questo è un capitolo a parte ed è tutto suo, di Cotticelli. L’inadeguatezza al ruolo». Ma oltre al cambio al vertice cosa avete chiesto al ministro Speranza? Che quadro avete fornito? «Dati che possiede anche lui, e che sono sotto gli occhi di tutti. Incremento della mobilità passiva (l’emigrazione sanitaria) del 7,5%. Ormai si parte non solo per curare cose importanti ma anche per quelle patologie banali. Incremento del contenzioso del 18%. Incremento della spesa farmaceutica e per emoderivati. Un aumento complessivo del deficit di oltre 100 milioni. Ovviamente il prezzo per tutto questo è arrivato, stangata Irpef e Irap per i calabresi. Mica sono gratis i disastri di Calabria. Ma il vero problema della sanità calabrese è un altro…». Un altro ancora? Non bastano quelli che ha elencato? «La carenza cronica di personale. Questo è il primo dei “tumori”. La legge 27/20 invita le Regioni a rivedere i “Piani regionali del fabbisogno del personale” alla luce del contesto sanitario post Covid. In Calabria la spesa per il personale non solo è ferma al 2004 ma i piani per il prossimo triennio non tengono conto delle disposizioni per l’emergenza Covid. Cioè nel resto del Paese la spesa è cresciuta di oltre 5 miliardi, più del 23%. Qui siamo fermi alla spesa del 2004 e nel frattempo è arrivato il Covid che impone nuove assunzioni di personale. Ma è tutto fermo». E le 493 assunzioni previste? «Servono a poco. Non si richiamano alla legge 27/20 e non coprono nemmeno le uscite per i pensionamenti, accelerati peraltro dal requisito quota 100. Ancora oggi esce più personale medico di quanto ne entra. E il quadro nazionale, da anni, va in direzione diametralmente opposta. E meno male che fin qui il Covid s’è girato dall’altra parte…». Che intende dire? «Le assunzioni emergenziali per fronteggiare il Covid in Calabria, in proporzione, sono meno del 50% rispetto al resto del Paese. Non so se è chiaro. Anche perché con poco personale non si può affrontare tutta la materia relativa all’esigenza di organizzare le strutture territoriali poliambulatoriali inesistenti. Prima dell’effettiva presa in carico del paziente, così da evitare sprechi attraverso ricoveri inappropriati, occorrerebbe potenziare e razionalizzare la rete poliambulatoriale ma senza camici dove si va?». Già, dove si va? «Intanto ad andarsene speriamo inizi qualcun altro, e alla svelta…».

I.T.