Il pranzo di Spirlì, il freno a mano di Giorgia Meloni

Fine settimana per niente banale per la maggioranza che governa Cittadella e consiglio regionale. Il sabato è di Salvini, con tappa (insidiosa) a Taurianova. Il venerdì è dedicato al surreale teatro delle commissioni di Palazzo Campanella con l'antimafia che non vuole nessuno, a partire dalla leader di Fdi. Sullo sfondo i primi veri musi lunghi nel centrodestra ma gli equilibri (per ora) non si toccano...

Un pranzo a Taurianova, hai visto mai. Dalla Piana di Gioia Tauro non si può non passare. Nino Spirlì non prescinde da questa tappa e ora tocca a Matteo Salvini scegliere pietanze, commensali e, soprattutto, se andare. È il sabato del leader nazionale della Lega che risalendo dallo Stretto, ma non come i soldati americani, prova a “riconquistare” un Carroccio di Calabria che nel frattempo s’è smarrito. L’iconografia della perdita di appeal e prestigio è Cristian Invernizzi (il segretario?) a cui in polo gialla e in maniche corte è stato negato l’altro giorno l’ingresso in consiglio regionale. Poi ci ha pensato lui, Nino Spirlì, a farlo salire. Inventandosi una deroga al protocollo, come si faceva da bambini quando non si entrava allo stadio. Salvini nel sabato del Carroccio da ridisegnare sbarca a Reggio, inaugura la sede provinciale del partito, poi “fermata” simbolica nel terzo settore di provincia e un’altra nel cuore metaforico del turismo in apnea, Tropea. Dopo di che, prima di prendere la direzione dello scalo di Lamezia, tappa “forzata” da Nino Spirlì. Potrebbe cucinare lui, non si sa. Si sa solo che siamo a Taurianova all’ora di pranzo, salvo imprevisti dell’ultima ora. La terra di Spirlì. Non è dato conoscere ospiti né se si prevedono altri che non siano del Carroccio. Se tutto va bene però la “pappa” è da Spirlì, il pittoresco e spesso borderline vicepresidente della giunta regionale. Che a Taurianova, come è noto, è legato assai. E chissà che ad un tratto non spunti a fine portate proprio lui, il proprietario del canile che s’è giocato un derby micidiale poco tempo contro un altro appassionato di animali, di Sant’Ilario sullo Jonio. Spirlì ha “tifato” molto per il canile di Taurianova, persino spingendosi a “macchiare” il rivale con campagne mediatiche che lui era convinto di transitare fino a “Striscia la notizia”. In ballo i quattrini della Provincia di Reggio ma non solo, l’amore per gli animali si sa che va al di là. Intercettato al telefono con il proprietario del canile di Taurianova, Spirlì, gli consiglia la strategia mediatica nazionale per delegittimare il competitor. La storia, tra animali da custodire, non è dato sapere come è andata poi a finire mentre è invece nota la vicenda giudiziaria che ha portato all’arresto, su richiesta della Dda di Reggio, proprio del titolare del canile per cui Spirlì “tifava”, quello di Taurianova. Buon appetito.

Il resto del “pranzo” è del venerdì, tutto interno alla maggioranza di Palazzo Campanella che è ben altra cosa rispetto a quella (monocolore) della Cittadella. Qui, in consiglio regionale, ci sono più pretese e attese e ogni occasione è buona per vedere risalire in superficie i nervi. Si debbono assegnare le commissioni che salvo blitz sconsiderati sono già assegnate ma ad un certo punto deflagra la mina di Fratelli d’Italia. Ore e ore di trattative non bastano. Squilla un telefono e Giorgia Meloni “ordina” a Pietropaolo di non accettare la presidenza della commissione antindrangheta. Che è semi-permanente, assieme a quella Vigilanza (le permanenti sono sei). Il tabernacolo della politica non scritta racconta che gli accordi erano altri. Fratelli d’Italia doveva beccare dal cucuzzaro un assessorato di peso, oppure un paio così così o almeno (ultima istanza) due commissioni permanenti. Arriva sul piatto la “frutta”, cioè una commissione permanente e una semi, un ex brodino. Ma è per questo che Meloni fa mettere di traverso i suoi? È davvero di soli origini politiche il nervo scoperto dalla leader nazionale di Fratelli d’Italia? Oppure dopo la rogna Creazzo (che viene dalla stagione Oliverio e ha “saltato il fosso”) Wanda Ferro e di lì a salire non vogliono guai con chi gli è subentrato (Sainato) che guarda caso è il prescelto per la commissione antindrangheta e che pure lui si nutre di “schizzi” che arrivano dalla magistratura (anche Sainato, come Creazzo, stagione trasversale e “fosso saltato”)? Della serie, qui noi non rispondiamo di chi non abbiamo scelto né conosciuto?

Chissà dove sta la verità. Ragioni solo politiche dietro il freno a mano di Giorgia Meloni (e di Wanda Ferro)? Oppure c’è prudenza dopo la scottatura di Creazzo? Fatto sta che scatta il panico. La commissione che dovrebbe fare da consulente per il contrasto alla ‘ndrangheta non la vuole nessun altro partito di maggioranza. Per non “sporcare” equilibri oppure perché sarà pure simbolica come commissione ma è meglio andarci piano con l’aria che tira?

Finisce con Tallini che dichiara in capigruppo che è meglio che se ne occupi il Pd della faccenda. Solo più in là scopriremo, naturalmente solo vivendo, se sotto forma di polpetta avvelenata o per manifesta incapacità a esibire il (simbolico) contrasto alla ‘ndrangheta…

I.T.