Colpo grosso della Procura di Catanzaro: indagato Armando Veneto

Uno dei più prestigiosi avvocati su scala nazionale iscritto nel registro per corruzione in atti giudiziari aggravata dalla modalità mafiosa. Avrebbe fatto da intermediario per “aggiustare” un giudice per conto del clan Bellocco di Rosarno

Dopo Giancarlo Pittelli ecco Armando Veneto. Il primo ancora in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Rinascita Scott” (tra una ventina di giorni la Cassazione discuterà l’ennesima istanza di scarcerazione). Il secondo appena iscritto nel registro degli indagati per corruzione in atti giudiziari aggravata dalla modalità mafiosa. La procura distrettuale antimafia di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, gioca al rialzo e mette sotto scacco un altro big dei fori del Paese dal momento che lo studio e la nomea di Armando Veneto rappresentano una griffe di assoluto prestigio. Dopo Pittelli ecco Veneto con un unico schema, questa volta persino corroborato da una partita di denaro nei confronti di un giudice: aggiustare sentenze, ammorbidire esiti giudiziari sempre in nome e per conto di un clan alle spalle. Nel caso di Pittelli quelli dei Mancuso mentre Armando Veneto sarebbe intervenuto per agevolare iter processuali in nome e per conto del clan Bellocco di Rosarno. Il suo ruolo sarebbe stato quello di fare da tramite, da prestigioso intermediario fino alla consegna di 120mila euro nelle mani del defunto magistrato Giancarlo Giusti. Veneto è indagato assieme a Domenico Bellocco, Vincenzo e Gregorio Puntoriero, Vincenzo Albanese, Giuseppe Consiglio e Rosario Marcellino. Il gruppo nel 2009 avrebbe appunto avvicinato il giudice Giusti fino alla consegna del denaro. Giusti, all’epoca dei fatti contestati e cioè nel 2009, era componente del collegio del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria. A lui gli odierni indagati avrebbero versato somme di denaro per ottenere provvedimenti in favore della cosca Bellocco di Rosarno.
In particolare, secondo la ricostruzione della Procura, l’avvocato Armando Veneto, in virtù del rapporto di amicizia con il magistrato, e Domenico Puntoriero, che vanta legami di parentela con la famiglia Bellocco avrebbero corrotto il magistrato versandogli complessivamente 120mila euro per ottenere l’annullamento di un’ordinanza di custodia cautelare, provvedimento nei fatti emesso il 27 agosto del 2009 nei confronti di alcuni soggetti appartenenti alla cosca Bellocco. Non è dato sapere se anche questo spaccato di drammatica presunta corruzione sia stato in qualche modo “raccontato” da chi, attraverso il “sistema Catanzaro”, sta in qualche modo descrivendo tutto il sistema corruttivo calabrese. L’ingresso sulla scena del crimine della distrettuale di Reggio Calabria, dopo l’interessamento nei mesi scorsi della Corte d’Appello di Catanzaro, apre scenari raggelanti in merito alla corruzione in atti giudiziari su larga scala e senza distinzione di distretti.

I.T.