Avr nelle mani delle cosche, quella ditta (interdetta) «sponsorizzata da Cannizzaro»

La nuova “Fata Morgana” di Reggio, nel decreto di amministrazione giudiziaria, di “proprietà” di fatto dei De Stefano ma con occhio di riguardo per i Pesce e gli Alvaro. Estorsioni e “aggiustamenti”, la pubblica amministrazione (Catalfamo, ma non solo) si gira dall'altra parte. Quell'impresa individuale che deve entrare per forza nell'appalto. Bombardieri: si muovono insieme imprese, funzionari e malavitosi e il conto lo pagano i cittadini

«L’operazione “Helios” cristallizza ancora una volta, purtroppo, una situazione già nota, in cui si muovono concordemente e per comune interesse imprese nazionali con caratteristiche di “global contractor”, da un lato, e pubbliche amministrazioni locali e funzionari infedeli, dall’altro, e aziende riferibili a cosche di ‘ndrangheta o a soggetti di riferimento delle stesse». Giovanni Bombardieri ha pochi dubbi, lo schema è quello di sempre. Quello della “Fata Morgana” per intenderci, la “mucca” mista pubblico-privata dalla quale attingere risorse le più ampie possibili così da spartirle per tutti. Ovviamente cosche in testa e ovviamente con la pubblica amministrazione che si gira (spesso non gratis) dall’altra parte. E il decreto di motivazioni che riguardano l’amministrazione giudiziaria di Avr e Ase, le due “mucche”, non si allontana dallo schema così caro alla “Fata Morgana” dello Stretto.
I partiti perdono colore perché ci sono tutti, i funzionari sono industrialmente distratti, il cosiddetto politico piazza dipendenti qua e là in cambio del clima favorevole e le cosche si infilano dappertutto nel subappalto e ove non è possibile con altre ed eventuali soluzioni contrattuali. La procura di Reggio, guidata da Bombardieri, va oltre nella definizione dello scenario. Avr e Ase sono sostanzialmente di “proprietà” dei De Stefano ma con occhio di riguardo per gli equilibri della Piana, con i Pesce e gli Alvaro da trattare sempre bene e far entrare sempre nella partita. Avr, del resto, è colosso (in amministrazione giudiziaria) che si occupa per conto della Città Metropolitana di Reggio di gestire i rifiuti, la manutenzione delle strade e altro ancora. Un “fatturificio” di ultima generazione che naturalmente deve saper tener conto delle vere “proprietà” alle spalle senza per questo provocare irritazioni con le principali cosche della provincia, quelle della Piana di Gioia Tauro in particolare. «Dalle complessive risultanze – si legge nel decreto di amministrazione giudiziaria – emerge chiaramente la permeabilità delle società Avr e della controllata Ase rispetto ad infiltrazioni della criminalità organizzata». Ci sono dei pentiti che testimoniano lo “scenario”, sempre secondo le motivazioni nel decreto. «I quali hanno espressamente riferito – si legge ancora – dell’infiltrazione dell’azienda da parte delle cosche reggine, in particolare la cosca De Stefano, notoriamente egemone nella città di Reggio Calabria attraverso i suoi esponenti di vertice Paolo Caponera e Paolo Rosario De Stefano». Ci sono intercettazioni telefoniche a corredo, dove si evince «la volontà dei dirigenti della Avr di trovare un “equilibrio” con le cosche operanti in tutte le zone della provincia reggina in cui dette società svolgono il proprio servizio». Quindi i De Stefano al comando, secondo la procura di Reggio ma attenzione particolare agli equilibri nella provincia, nella Piana soprattutto. Qui è la stessa Avr che, secondo la procura e poi secondo quanto riportato nel decreto, gioca in primo piano la mediazione. È lo strumento del subappalto il “re” degli equilibri, le concessioni un po’ a tutti. Ove non possibile ecco contratti diretti con personaggi non proprio raccomandati dalla Dda. È il caso di un rapporto contrattuale con la ditta di Domenico Pelle, ovviamente dal cognome griffato a San Luca in termini di cosca. Con Leonardo Capogreco, genero di Giuseppe Commisso. E poi ancora con Domenico Laurendi, «attuale detenuto per partecipazione alla cosca Alvaro». Ma è il caso anche del rapporto contrattuale «con la ditta di Francesco Biagio Maduli e il figlio», che il decreto della procura considera «vicini alla cosca Pesce/Cacciola». A quest’ultima ditta arriva l’interdittiva antimafia ma il rapporto contrattuale con Avr, è critto nel decreto, continua lo stesso. «Al punto che il dirigente Avr Enzo Romeo – si legge ancora nel decreto di amministrazione giudiziaria – espressamente indicava all’impresa di Maisano Francesco, subentrata nell’appalto di manutenzione stradale per la zona di Rosarno, di rapportarsi con il predetto, al fine di concedergli un nolo a freddo ovvero a caldo». Ma vi è di più, perché «dalle intercettazioni è emerso che tale impresa – tuttora in rapporti contrattuali con Avr – era “sponsorizzata” dal politico Francesco Cannizzaro, indicato nelle intercettazioni come “compare” di Antonio Caridi, a sua volta imputato per partecipazione ad associazione mafiosa». A corollario “finale” per le motivazioni che conducono all’amministrazione giudiziaria si sommano le «emerse circostanze dell’agevolazione posta in essere dall’Avr/Ase nei confronti dell’assciazione a delinquere contestata nel procedimento penale». Il decreto rimanda ovviamente al procedimento penale “altro” rispetto all’amministrazione giudiziaria delle aziende ma è qui che entrano in gioco, secondo i magistrati, Nardecchia, Romeo, Gatto e l’assessore regionale Catalfamo (peraltro in rapporti di parentela con Cannizzaro).
«Uno scenario – ha aggiunto Bombardieri – ben descritto anche dal provvedimento emesso dal Tribunale delle Misure di prevenzione che ha disposto l’amministrazione giudiziaria delle due società coinvolte, la Avr e la Ase, che svolgono delicati interventi nel settore ambientale, come la raccolta dei rifiuti, e nella manutenzione della viabilità nel territorio della provincia di Reggio Calabria, nonché il controllo giudiziario nei confronti della Hidro Ecologic Lines. L’ indagine coordinata da questa procura e puntualmente eseguita dai carabinieri del comando provinciale, evidenzia come l’espansione territoriale di Avr era determinata proprio dalla sua permeabilità ad interessi “ndranghetisti” e della cattiva politica, ponendo in evidenza, per quanto riguarda i rapporti con i pubblici amministratori, una sorta di “scambio ineguale”, o meglio ancora, di commistione tra controllore e controllato, dove il conto finale viene pagato dall’intera comunità che non riceve i servizi necessari per una migliore qualità della vita e per la sicurezza relativa alla mobilità».

I.T.