Tutti a caccia del bonus da 2mila euro ma è mistero su Arcea

Soldi alle piccole imprese che (finalmente) piovono dal cielo e cioè a fondo perduto. 40 milioni che la stagione Santelli mette in campo per una prima boccata d'ossigeno. Ma l'ente chiamato a gestire le domande e l'erogazione ha nel suo statuto la possibilità di liquidare altro che non siano coltivazioni agricole?

Il bottino non coprirà tutte le partite Iva sparse in giro, è evidente questo. Né potrebbe essere diversamente, del resto. Ma la stagione di governo Santelli mette in campo la prima vera misura di fondo perduto a sostegno delle piccole e piccolissime partive Iva di Calabria e questo senza che si possa entrare in conflitto con altre agevolazioni nazionali di cui si può usufruire contemporaneamente. Detta in altri termini affacciarsi alla boccata d’ossigeno regionale non condiziona o complica né le 600 euro del governo Conte né altre misure in essere o allo studio dell’esecutivo nazionale. Per 20mila partite Iva arriverà un bonus una tantum di 2mila euro “senza condizioni” e cioè, a quanto pare, senza alcuna istruttoria incrociata con il sistema bancario che poi si porta appresso quello delle centrali rischio. Occorrerà essere partite Iva attive nel 2019 e residenti in Calabria. Poi è chiaro non ve ne sarà per tutti e qui ci si scontrerà con la più classica delle scenografie conterranee e cioè le domande (e le risposte) a sportello. Finché ci saranno soldi in cassa si erogherà, poi se questa misura non viene rifinanziata dovrà per forza di cose fermarsi qui. Santelli ha aggiunto poi un’altra condizione, o caratteristica della misura, in conferenza stampa. L’elenco dei beneficiari sarà trasferito in simultanea alle prefetture e alla Guardia di finanza e al momento della liquidazione, col flusso informatico, si saprà quando si riceveranno i soldi. È evidente che questa “mossa” la Cittadella l’ha studiata per scoraggiare eventuali furbi dell’ultima ora, magari inventeori di una partita Iva che nel 2019 non c’era o che ha agito altrove e non in Calabria. Della serie, vale la pena finire nell’archivio dei finanzieri per aver truffato 2mila euro? Dopo di che il resto è tutto grasso che cola. Con Conte che accompagna imprese allo stremo allo sportello delle banche, ovviamente per farsi dire di no visto che gli istituti non hanno cambiato di una virgola il loro regolamento di erogazione interno (non deve esistere alcun problema con sofferenze bancarie né di iscrizione alla centrale rischi), Santelli in qualche modo inaugura la stagione dei soldi che possono piovere dal cielo “senza condizioni”. Pochi, non maledetti e subito o almeno questo ha annunciato (entro fine maggio). Ma sarà così? E soprattutto, può essere davvero così? L’ente chiamato a gestire in piattaforma domande ed erogazioni dei bonus da 2mila euro è Arcea, come è noto soggetto che raccoglie migliaia e migliaia di domande per contributi su coltivazioni agricole. Nulla da dubitare sulla capacità informatica di reggere il colpo, i campi da coltivare generano un flusso annuo notevolmente superiore. Qualche dubbio (speriamo non probolema) rimane invece per quanto riguarda la vera e propria erogazione dei bonus, la liquidazione. Ha nel suo statuto Arcea questa capacità, questa facoltà? Come ente regolarmente gestito dal suo stesso statuto può far cassa e trattare Iban che non siano strettamente correlati alla coltivzione agricola, fin qui il suo unico e solo “campo” di azione? Servirà forse una apposita delibera di giunta per aggiustare il tiro, anche a costo di perdere un po’ di tempo prima della liquidazione? È presto per dirlo. O forse no, è invece proprio questo il momento, prima che ci siano intoppi. Perché pochi anche se non maledetti vale solo se è subito. Altrimenti è un’altra cosa…

I.T.