Quelle 8 morti “sospette” prima del “paziente 1”…

Villa Torano e il Covid come spettro già a marzo dentro la rsa. La procura di Cosenza vuole far luce su gran parte di questi decessi mentre a Catanzaro si indaga anche sulla fornitura di tamponi da parte della Protezione civile. Quando Varone ha “scaricato” Belcastro: il riparto per la procedura di consegna alle strutture spetta al dipartimento Salute

Il 3 marzo. E poi il 4, l’11, il 23, il 28 (sempre di marzo). Poi c’è il decesso in ambulanza, quello del 21 marzo, con l’audio tra 118 e medico di turno in rsa finito su “Report” e acquisito dalla procura di Cosenza. Un altro il 25. Uno il primo di aprile. Croci piantate per terra ed ex residenti di Villa Torano che sono morti e non per questo però, qualcuno, può dire che sia stata colpa del Covid-19. Fino a prova contraria il “paziente 1”, quello di Pasquetta poi deceduto, è l’unico caso accertato di Coronavirus tra i degenti deceduti. Gli altri sono e restano solo dei “sospetti” ma sulla gran parte di questi è la procura di Cosenza a volerci vedere chiaro (epidemia colposa e omicidio colposo le ipotesi). I consulenti tecnici non hanno ritenuto di dover procedere con la riesumazione del paziente morto il 21 marzo in ambulanza, dispersivo l’arco temporale e a rischio neutralità il tampone. Tuttavia il sospetto su questo decesso come su altri resta anche se va detto che in una rsa per anziani non è purtroppo inusuale assistere a diversi decessi “naturali” in un lasso di tempo non troppo esteso. Ma la “serialità” delle morti tutte nel periodo micidiale di marzo (inizio e deflagrazione della pandemia) lascia piuttosto perplessi inquirenti e consulenti che non a caso non escludono nulla. Per altro verso, e sempre in relazione alla vicenda Villa Torano, indaga la procura di Catanzaro sulla consegna “industriale” di tamponi direttamente dalla Protezione civile alla propeietà del gruppo Poggi. L’inchiesta potrebbe anche poi estendersi al reticolo complesso delle forniture esterne di servizi resi alla stessa proprietà ma su questo, come su tutto il resto, vige il più classico e serrato dei riserbi. Sulla consegna “inusuale” di tamponi aveva chiesto conto in una interrogazione (tanto a Varone, quanto a Belcastro) il consigliere regionale Guccione. Il capo della Protezione civile regionale, al termine della più o meno articolata relazione sul ruolo della stessa Provic all’interno di questa pandemia (sostanzialmente un service) non ha poi mancato di precisare che «la procedura di consegna del materiale destinato alle strutture sanitarie – considerate nel loro complesso – prevede, al contrario, che il relativo riparto spetti al dipartimento regionale Tutela della Salute il quale, a tal fine, impartisce alla Protezione civile precise disposizioni in merito». Non è chiaro se basterà o se si è al comando dei dipartimenti anche perché poi è difficile non assumersi delle responsabilità ma di certo, in questa risposta di Varone a Guccione, è andato in scena il più classici dei barili da scaricare su Belcastro.

D.M.