L’audio choc sui tamponi «è autentico»: in frigo 280 test da processare

Arrivano conferme sulla veridicità del messaggio audio di una operatrice della centrale del 118 di Cosenza. 250 sono in corso di lavorazione presso il laboratorio di Virologia dell'Annunziata, il resto in deposito al freddo. Quel documento dell'Asp che il 4 maggio comunica il blocco temporaneo di tutti i test alle rsa e alle strutture socioassistenziali

La voce rotta dall’emozione, e magari anche dal fumo delle sigarette, «è autentica». Quel timbro è effettivamente di «una operatrice della centrale del 118 di Cosenza».

Non ammette molti dubbi la conferma che riusciamo a strappare alle dimensioni più autorevoli del pianeta 118 di Cosenza, quella voce non è uno scherzo né una provocazione, che peraltro sarebbe stata di pessimo gusto. Altro è mettere un po’ d’ordine nei numeri e nello stato dell’arte che viene “fulminato” in quell’audio sconcertante che tanto clamore ha provocato nelle ultime ore. Si stanno processando o solo mettendo in frigo i tamponi prelevati sotto l’egida dell’Asp di Cosenza?

Secondo quanto risulta a “il Fatto di Calabria” questa mattina erano 530 i flaconcini depositati (e quindi non processati) riposti in frigo presso il deposito del 118 di Serra Spiga, a Cosenza. Uno o più frigo di proprietà del servizio del 118 che ha messo a disposizione la strumentazione all’Asp di Cosenza. Perché solo e soltanto il dipartimento Prevenzione dell’Asp di Cosenza ha il timone del comando in materia di test per il Covid-19. È l’Asp che sceglie a chi e come farli ed è l’Asp che ne gestisce il percorso in cui vengono processati. Il servizio del 118 è “braccio armato” coinvolto nella raccolta dei test ma il suo compito finisce qui, fatta eccezione per la conservazione temporanea in frigo sempre su richiesta dell’Asp di Cosenza e del dipartimento Prevenzione. E proprio la visione queste centinaia di flaconcini depositati al freddo deve aver insospettito l’operatrice del 118. Sempre questa mattina, secondo quanto risulta a “il Fatto di Calabria”, 250 di questi test sono stati inviati al dipartimento Virologia dell’ospedale di Cosenza per essere processati e 280 sono ancora nel deposito di Serra Spiga, in frigo. Un percorso a rilento, quindi. Un po’ troppo per dire che è tutto sotto controllo ma forse anche un po’ poco per un allarme generalizzato. Molto a rilento ma l’analisi dei campioni in qualche modo procede anche se al mistero (che non è più mistero) dell’audio choc se ne aggiunge, se vogliamo, un altro. È stata proprio l’Asp di Cosenza a comunicare il 4 maggio alle strutture sociali e sociosanitarie della provincia di Cosenza che «per ragioni organizzative esclusivamente legate alla capacità di analisi dei tamponi da parte dei due laboratori regionali individuati (Annunziata e Mater Domini di Catanzaro) le attività di screening sugli operatori delle strutture (ordinanza 20/20 e 35/20 di Santelli) subirà dei ritardi. La riattivazione dell’esecuzione dei tamponi e successiva consegna sarà comunicata dagli uffici non appena possibile. È assolutamente inutile continuare ad effettuare solleciti giornalieri ai numeri di riferimento. Tale situazione è stata formalmente rappresentata al dipartimento Salute della Regione Calabria». Dunque nelle rsa e in tutte le strutture sociali e socioassistenziali della provincia di Cosenza non si possono fare più tamponi dal 4 maggio. Semplicemente perché nessuno può lavorarli ragion per cui meglio non prelevare proprio il campione, che finirebbe solo in frigo. Ma allora, se le rsa e le strutture per anziani non fanno tamponi dal 4 maggio e se quelli che sono stati prelevati finiscono in frigo a Serra Spiga, come si deve interpretare il bollettino “incoraggiante” che arriva più o meno alle 17 ogni giorno?

I.T.