Villa Torano, (primi) 2 indagati

La procura di Cosenza procede intanto per epidemia colposa ma è ad ampio spettro lo scenario investigativo. Che non esclude niente e nessuno e nemmeno la discesa in campo di altri uffici giudiziari. Il ruolo centrale, in tutta la vicenda, del dg Belcastro

Due indagati, i primi due con ogni probabilità. La vicenda Villa Torano, che nelle ultime ore ha conosciuto la morte del “paziente 1”, probabilmente la più grave, inizia ad occupare sul serio gli scaffali della procura di Cosenza. L’intestazione del fascicolo al momento è come un cantiere appena aperto. Epidemia colposa (parente “virale” del disastro colposo) il generico quadro indiziario ma è chiaro che poi diventa un “salto” passare ad altro, il “vicino di casa” di un reato del genere è poi l’omicidio colposo, davvero labile e a tratti impercettibile il confine. C’è poi il mare aperto del presunto abuso d’ufficio, di potere, della presunta e grave inosservanza di inderogabili ordinanze. Ci può stare tutto e di più in una indagine che la morte della “paziente 1” ha purtroppo drammaticamente colorato di nero. Niente e nessuno può essere escluso da responsabilità, secondo quanto trapela dagli inquirenti. Perché la catena di comando in tutta questa storia è stata per davvero “stuprata”, in alto come in basso. Non sono neanche da escludere discese in campo di altre procure nella vicenda Villa Torano, ovviamente quella di Catanzaro in testa. Se qualcuno dei big della sanità ha varcato il portone e ha raccontato qualcosa o lasciato “letterine” in portineria è plausibile che si sia iniziato a parlarne anche dalle parti di Gratteri. Per il momento però il dato certo è l’inchiesta della procura di Cosenza e i (primi) due indagati iscritti nel registro, il resto è da intendersi in divenire, siamo solo all’inizio.
Del resto l’intera vicenda è complessa e densa di spunti investigativi, dall’alto verso il basso della catena di comando e non a caso non è bastata una informativa dei carabinieri depositata in procura. Si lavora ad un’altra e forse ad un’altra ancora e l’acquisizione dei documenti e delle testimonianze è senza sosta. Tra l’altro proprio grazie al tempestivo intervento dei carabinieri, il Nas, è stata probabilmente evitata una strage stratificata quasi a “tavolino”, il trasporto dei (presunti) pazienti negativi di Villa Torano nell’altra rsa del gruppo industriale, quella di Mottafollone. E prima ancora delle barricate del sindaco e dell’opposizione dell’Asp di Cosenza sono stati proprio i Nas a bloccarne il trasloco, naturalmente disposto dal direttore generale del dipartimento Salute Antonio Belcastro. Lo stesso, del resto, che assieme al gran silenzio del direttore sanitario della struttura di Torano, è protagonista quasi assoluto di tutti i paradossi della complessa faccenda. È lui, Belcastro, che ben prima del tampone positivo all’ormai defunto “paziente 1” (siamo alle 20 di lunedì di Pasquetta) attorno alle 16 ordina alla Protezione civile di riempire di provette e mascherine il gruppo Poggi, baipassando completamente competenze e direttive dell’Asp di Cosenza e baipassando soprattutto la stessa ordinanza di Jole Santelli, quella del 27 marzo (obbligo di ritirare presso le Asp il kit e obbligo di effettuare tamponi a tutti i lavoratori e rsidenti delle rsa). Belcastro “medium”, verrebbe da dire e se non ci fosse in Regione pure Fortunato Varone (lui sì, nipote di Natuzza) non lo contrastarebbe nessuno in materia. Così certo della positività della povera “paziente 1” (deceduta di recente) che molte ore prima l’esito del test organizza la fornitura industriale (e irrituale) di tamponi e mascherine, evidentemente il gruppo Poggi ne era sprovvisto. E chissà se c’è pure lo zampino di Belcastro nel “deposito” dei dipendenti positivi di Villa Torano nell’hotel San Felice, in quarantena. Non è chiaro se lo stesso hotel sia sotto l’egida di un’amministrazione giudiziaria (dopo procedura fallimentare). O se sia passato già in altre mani, in altra società che ovviamente non gratis lo ha prestato per l’occorrenza alla custodia dei positivi Covid. Chissà. Gli altri di positivi al Covid, ci riferiamo ai residenti, sono rimasti in rsa e fino ad ora non c’è stato molto da fare per farli spostare. Senza dispositivi particolari di ossigenazione in caso di crisi (salvo le bombole fai da te che si ricaricano in farmacia) qualcuno aveva persino pensato di approfittare della drammatica occasione per testare Villa Torano come presidio Covid. E chissà se c’è lo zampino di Belcastro pure qui. Fortuna che fino ad ora, miracolo virale che secondo Massimo Poggi meriterebbe copertine scientifiche, sono tutti asintomatici lì dentro. E deve essere per forza così ora che in servizio di telemedicina “stretta” il commissario Asp Zuccatelli li fa monitorare h24, i pazienti. A distanza ma sotto controllo serrato. Ma fino all’intervento dell’Asp di Cosenza (prima non ha praticamente potuto “toccare palla” nella faccenda) si era asintomatici lì dentro salvo poi dover correre con poco ossigeno nei polmoni dritti all’Annunziata, così come è successo del resto alla povera ”paziente 1”, una donna di 66 anni che nel rapporto interno Asp aveva febbre e tosse già dal 7 aprile.
La procura inizia ad avere ben chiaro il quadro, anche se complesso e tutto in movimento. E tutto, ovviamente, fuorché scontato. Come fosse una “sperimentazione”, in progress. E proprio Belcastro sa bene cosa sono le sperimentazioni. Anni fa ne ha finanziata una a fior di milioni sui topolini, documento leggendario che è finito poi su “Report”. Tutto può essere…

I.T.