Villa Torano e la paura della “bomba biologica”

    Sprofonda nel panico mezza valle del Crati (soprattutto quella a nord). Santelli chiude con il lucchetto il paese ma residenti della rsa e soprattutto dipendenti sono quasi tutti di altri paesi e altre città. I tanti perché e i punti che ancora non tornano...

    Eppure solo qualche ora fa il proprietario della società che gestisce la rsa di Torano, “covo” Covid all’improvviso in un dopo Pasqua tutt’altro che di resurrezione, gli auguri con “colomba” di pace al seguito li ha fatti a mezzo stampa. Della serie, si può star sereni in certe residenze per anziani, nonostante tutto. E nonostante quello che è successo nel profondo Nord della val Seriana così come a Bocchigliero o a Chiaravalle Centrale. In un video messaggio promozionale diffuso il giorno di Pasqua su alcuni media Massimo Poggi Madarena ha scelto di fare così gli auguri per il giorno di festa… «Sono passati 45 giorni da quando abbiamo scelto di blindare le nostre strutture al fine di proteggere i nostri amati nonni (è proprietario di diverse rsa per anziani sparse in Calabria, non solo Villa Torano). Il tempo passa velocemente e inesorabilmente ma fortunatamente tutto sembra procedere nel migliore dei modi. Ci sono anche case con anziani sereni e sono in Calabria… ». Siamo all’altro ieri ma è beffardo assai il “risveglio” dall’agnello sacrificale. E nella sera della Pasquetta scatta il primo allert, il primo caso accertato di positività al Covid-19 (una anziana ospite della Villa poi trasferita presso l’Uoc di Anestesia e Rianimazione dell’Annunziata). Questo almeno racconta la velina della formalità di rito eppure c’è più di qualcosa che non torna se è vero come è vero che nel volgere di poche ore e della mattinata successiva s’è passati a 22 e, probabilmente, a 33 casi positivi nel mentre si continua a “tamponare” e a “processare” i prelievi praticamente senza soluzione di continuità. Tutti i residenti e tutti i dipendenti e relativi circuiti di rischio ma nel “giro” dei potenziali malati e di quelli che già lo sono continua a rimanere avvolto in un certo mistero qualche “passaggio”. A cominciare da chi e da quale struttura ha poi effettivamente prelevato i campioni e processato i test. Possibile che buona parte di questi siano andati a finire direttamente a Catanzaro senza minimamente transitare dalle “mani” dell’Asp di Cosenza? E se è vero che sono planati direttamentge nel capoluogo, i prelievi, per quale ragione? E quando sono stati processati questi test? Quando si è realmente proceduto ad effettuare i tamponi a pazienti e dipendenti e come mai non si è tenuto conto della disposizione di Jole Santelli (in vigore dal 27 marzo) di procedere con i test dentro le rsa a tutti i residenti e lavoratori da subito? E soprattutto, se e quando è stata data comunicazione dei risultati al dipartimento di Prevenzione dell’Asp competente per territorio, come è noto è obbligatorio conoscere tempistica e modalità operative poste in essere in una faccenda così delicata come quella di una rsa “contaminata” (casi Bocchigliero e Chiaravalle docet). E così la media valle del Crati piomba nel panico più puro. Dei circa 60 residenti nella rsa e dei relativi dipendenti, almeno uno a paziente, solo una minima parte di questi “bazzica” dalle parti di Torano. Il resto vive e si nutre del profondo circondario che non solo è drammaticamente esteso quanto, soprattutto, popolato. Almeno fino a Cosenza. La dietrologia del dramma, che in casi del genere corre all’indietro a ricostruire percorsi e movenze, va di moda di questi tempi e in casi del genere. E ci mette poco a fare due più due e a tirare una somma che vertici dell’Asp di Cosenza definiscono da considerare in costante crescita. Senza alcun dubbio in costante crescita perché è complesso il “circondario”. Jole Santelli ha “chiuso” con il lucchetto Torano ma è diverso stavolta rispetto a Bocchigliero e Chiaravalle Centrale (veri “nidi” di umanità arrampicati su colli e montagne scollegate). Torano, al contrario, per posizione geografica (soprattutto lo scalo) e conformità della stessa importante rsa è paragonabile a una vera e propria (speriamo potenziale) bomba biologica nel cuore della valle del Crati. Di fatto però oggi è solo Torano a conoscere lucchetti mentre non si hanno notizie di alcun provvedimento a carico della rsa di Poggi che solo due giorni fa negli auguri di Pasqua rasserenava i parenti di tutti i nonnini. Beffardo il destino e imprevedibile il maledetto virus a forma di corona, nessuno è al sicuro e nessuno può meravigliarsi di niente, soprattutto chi è al timone di strutture così complesse e socialmente delicate. E man mano che passano i giorni e le ore da beffardo e imprevedibile questo virus inizia a diventare anche “perfido” e dalla lingua potenzialmente non controllabile. Così come poco gestibili sono le classiche “dicerie” di paese che malgrado il dramma contemporaneo non esitano a restituire narrazioni di parenti che sarebbero entrati fino all’altro ieri in struttura. Fino a Pasqua. Qualcuno persino con scarsi o nulli dispositivi dpi sia da “protagonista” che da “cronista”, nel senso che ne avrebbe visto pochi in giro. Ma questo è solo il virus che dilaga e fa perdere anche la ragione, che invece non si può perdere. Impossibile credere a una roba del genere…

    I.T.