I veri nemici di Gratteri

Il terreno in comodato a Gerace e le ragioni di massima sicurezza. In mezzo c'è Sansonetti (che, in ogni caso, fa il giornalista) e sullo sfondo invece ci stanno gli inquinatori seriali dei pozzi. Che spesso e volentieri sono proprio quelli che portano alle stelle il procuratore di Catanzaro...

Dagli “amici” mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io…
Può mai correre il rischio di scolorire nel tempo un aforisma del genere? No che non lo corre. Inossidabile resta il senso. Chi ti alliscia t’ha già venduto, recitano nei mercati rionali del profondo Sud. Ma non per questo chi non lo fa è il tuo migliore amico. Nicola Gratteri non se lo chiede più nemmeno chi è con lui e chi no. Che senso ha domandarselo, sono troppi dall’altra parte e lui non è uno che ama perdere tempo.

Di buon mattino il procuratore di Catanzaro si trova su “il Riformista” di Piero Sansonetti la vicenda documentata a proposito di un terreno (4/8mila metri quadrati) adiacente a casa sua che gli viene concesso dall’Asp di Reggio mediante un comodato pressocché gratuito, poco più di 8 euro al mese per 10 anni. È un vecchio e incolto terreno con un rudere dentro, doveva sorgere lì dentro l’ospedale di Gerace ma poi si sa come vanno le cose dalle nostre parti, solo sterpaglie e topi. La notizia e il video di Sansonetti non lasciano indifferente Nicola Gratteri che non se la fa passare sotto il naso. Non trascorre un giro di sole e scatta la replica, anche ai sensi di legge. Quel terreno gli è stato sostanzialmente dato per ragioni di massima sicurezza, di concerto con la questura e i vertici tutti uniti delle forze dell’ordine. Perché? Perché quel terreno e quel rudere sono troppo poco distanti da casa sua, un cecchino nemmeno poi troppo raffinato ci mette qualche minuto a nascondersi nelle sterpaglie e impallinarlo. Sansonetti incassa la replica e controdeduce, in basso alla pagina, che qualcosa non torna ancora e probabilmente non è neanche l’unico a porsi queste domande. Ma Gratteri non dovrebbe essere difeso dallo Stato a qualunque costo e in qualunque modo e con qualsiasi tecnica? Una volta concessogli il terreno adiacente casa sua come si organizza poi la difesa personale, da privato cittadino? Lo Stato “appalta” al principale magistrato italiano l’onere logistico e finanziario di accollarsi l’autodifesa del domicilio? Non doveva finire nelle mani della prefettura quel terreno oppure siccome sono queste “mani” insicure anche gli occhi di Gratteri è risultato preferibile concedere il controllo del rudere allo stesso magistrato in quanto privato cittadino?

Non sono domande da poco, a ben vedere. Una più importante dell’altra. Con un unico comune denominatore, a prescindere dal “mezzo” che in questo caso è rappresentato da Sansonetti. Nessuno immagina neanche lontanamente che Gratteri possa farsene qualcosa di quel terreno se non la rottura di scatole di doversene prendere cura. Già, ma perché?

Sansonetti non si cura di questo secondo aspetto e trascura, certamente involontariamente, che quel comodato si porta appresso più rogne che onori. Ma i perché restano, così come resta il mestiere che fa Sansonetti, sempre e comunque. Il giornalista. A cui si può solo addebitare (come colpa) la pubblicazione di una notizia. Se è vera, ha fatto il suo mestiere. Ad altri le interpretazioni e i retroscena. Regola essenziale questa, piuttosto dimenticata dal “pianto” delle “prefiche” che partono a razzo a difesa del procuratore anche al di là delle sue stesse aspettative e movenze. C’è chi lo fa per “difetto”, per ataviche sensazioni di colpa e perché un giorno non si possa rimproverare di non averci provato con il “dolce” prima di conoscere il “salato”. E c’è chi lo fa immaginando di ereditare una “sanguinea” connivenza tra vecchie glorie del giornalismo calabrese e il più influente magistrato del Paese. Ma il passato non torna, e se torna non è mai lo stesso. Al netto delle contraerei mediatiche che hanno provato a fucilare Sansonetti (che ha pubblicato, magari in modo discutibile, una notizia vera) restano intatti tutti i perché e tutti, i “perché”, a esclusiva tutela dell’interesse pubblico. Anche, e soprattutto, di Gratteri. Che con tutti i peccati dei calabresi che deve portarsi sulle spalle certo non ha bisogno di un terreno (enorme) cui prendersi cura, naturalmente per difendere la pelle e difenderla alla propria famiglia. La partita è tutta qui, quella vera. Quella falsa è invece rappresentata dalla lavagna quotidiana (e fittizia) divisa in due, tra amici e nemici di Gratteri. È un po’ più complesso il giochino, c’è molto grigio attorno e dietro. C’è il “grigio” che ha convinto e animato Sansonetti, per esempio. Che ha fatto il giornalista ma che poteva anche non farlo e girarsi dall’altra parte. Chi con lui e per lui? C’è il “grigio” che ha fatto uscire il documento di comodato, operazione questa tutta interna ai circuiti reggini tra Asp e prefettura. E c’è il “grigio” con il colletto “bianco” che magari nello stesso giorno dell’uscita della notizia fa bastonare Sansonetti (tramite circuiti mediatici di fango) così da prenderne pubblicamente (e falsamente) le distanze.

Quando Clint Eastwood entrava in un saloon per ordinare da bere non si guardava mai dalle pistole riposte nella fondina. Ma da quelle che ancora fumavano di pallottone. L’ultima che ha “sparato” è sempre quella più pronta a tutto. Anche se fa finta di esserti “amica”…

D.M.