“Elemosina” di Conte, Comuni nei guai. E la Basilicata fa da sola…

Non 400 ma 300 milioni il fondo per i buoni spesa affidato ai municipi. Ecco come verranno ripartiti. Dall'altra parte del Pollino attivata una card con fondi della Regione e dei privati...

Tra i primi a capire che aria tirerà da lunedì è Mario Occhiuto, al quale tutto si può dire tranne che non sia dall’occhio lungo. Incassata la conferenza stampa di Conte e di Gualtieri a proposito dei fondi da destinare ai Comuni per aiutare i più bisognosi ci ha messo meno di un’ora per realizzare, questa è una fregatura. Alzando ira e incazzatura contro il governo. Perché arriveranno tutti a bussare al portone del municipio ma i soldi, quelli veri a disposizione, saranno davvero pochi. Pochissimi. Al netto della farsa del 4,3 miliardi di euro destinati al fondo sociale dei Comuni (in realtà Conte li anticipa di meno di due mesi, avrebbe dovuto erogarli a maggio) la “novità” sarebbe rappresentata dai 400 milioni che con su disposizione della Protezione civile sono “liquidi” da domani per i buoni pasto che i Comuni debbono destinare ai più bisognosi. Che già sono pochi, persino miserevoli. Se poi però si spulcia il decreto ci si accorge che sono ancora meno. Già, di meno perché si tratta in realtà di 300 milioni che vanno a rimpolpare il fondo di solidarietà comunale della legge 11 del 2016. Lo schema di ripartizione è quello già in uso con decreto del 18 aprile del 2019, eccolo.
Ai Comuni con popolazione sino a 5mila abitanti è riconosciuto un contributo non inferiore a 20mila euro. Ai Comuni con popolazione da 5mila a 30mila abitanti un contributo di 50mila euro. Ai Comuni con popolazione da 30mila abitanti ai 69mila abitanti un contributo da 80mila euro. Ai Comuni capoluogo di provincia e di regione un contributo di 150mila euro. Sulla base di questa ripartizione ogni Comune è aurotizzato all’acquisizione di 50 buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi limentari. Tocca ai sindaci individuare la platea dei beneficiari del contributo tra i nuclei familiari più esposti al rischio, con priorità per quelli non già assegnatari di sostegno pubblico (per esempio, sulla carta, il reddito di cittadinanza). Il riparto per nucleo familiare del buono spesa è pari, una tantum, a 300 euro. Quindi il sindaco deve individuare, sulla base delle reali potenzialità di rischio povertà, quei nuclei familiari a cui destinare un buono spesa di 300 euro ma quel nucleo non deve essere destinatario di altre misure di sostegno in essere. E qui casca l’asino e soprattutto salirà la tensione a mille perché già i soldi sono pochissimi ma come farà poi un sindaco a individuare di fatto nuovi poveri, non emersi e quindi non destintari di altre misure di sostegno? Rientra tra queste l’aiuto per i fitti delle case? O chi percepisce un aiuto per le bollette? Ma poi, visto che i soldi non basteranno per tutti, cosa farà un sindaco? Opererà un sorteggio in diretta web così da costruirci su un talent in prima serata, una specie di gioco a premi?
Quel che è certo è che saranno dolori per i municipi, da domani. È come se Conte avesse trasferito ai sindaci una cambiale scoperta e posdatata lasciando intendere invece che i cittadini possono portarla all’incasso. Alzi la mano chi vorrebbe essere un sindaco da domani, con i media a rinforzare i decibel sulla misura a sostegno dei più poveri mentre in cassa, nei municipi, arriva pochissimo, basti pensare all’area metropolitana di Reggio cosa può farci con 150mila euro di buoni per la spesa…
Forse è dall’altra parte del Pollino che arriva una buona notizia, in materia di sostegno in questa drammatica crisi. Sì, dalla Basilicata. Un Fondo social card Covid-19, con soldi regionali dentro ma anche di imprese private che vogliano fare donazioni (ovviamente, e fiscalmente, interamente detraibili). Beneficiari tutti quei nuclei familiari, specie con minori dentro, che (documentandolo) non riescono a fare nemmeno la spesa. E subito viene offerta loro una card caricata una tantum con dentro da 200 euro fino a 800, dipende dai figli a carico (ovviamente non debbono percepire il reddito di cittadinanza). Anche così si può fare a meno di “incassare” la (miserevole) “elemosina” di Conte, che da domani convoca tutta la rabbia sociale al portone dei Comuni…

I.T.