Sgarbi, affondo finale a Gratteri, «deve essere arrestato»

Dagli studi di Rete 4, “Quarta Repubblica”: «Dopo un mese hanno scarcerato 90 persone su 340 in “Rinascita Scott”. Lupacchini invece, grande magistrato, fatto fuori. Questa è inquisizione». Il mistero di un affronto seriale ormai senza più confini e dentro le dinamiche della magistratura calabrese

Persino la prescrizione e l’incrocio che può far cadere il governo non ha alzato i decibel di Sgarbi. Che quasi si addormentava. Neanche Davigo, definito «il vero ministro della Giustizia, l’altro è un niente, una controfigura». Nemmeno i 27mila innocenti finiti in carcere (cioè assolti) per un costo vicino al miliardo di euro per risarcimenti. E neanche Enzo Tortora, che Nicola Porro manda in bassa frequenza video nel suo ultimo messaggio in aula di tribunale (vestito chiaro e classe infinita) che è suonato e suona così nell’autocoscienza dei giudici dell’epoca: io sono con la coscienza apposto, spero lo siate anche voi. Dieci anni di condanna e non sentirli, per Tortora. Il resto è il tumore di rabbia che se l’è mangiato in pochi mesi e la totale estraneità ai fatti in sede di titoli di coda giudiziaria, ormai era morto. «Io sono con Tortora, Davigo è di destra, come Travaglio» tuona Sgarbi in prima nottata dagli studi di Rete 4, “Quarta Repubblica”, il format governato da Nicola Porro. Ma niente di niente riesce a far incazzare per davvero Vittorio Sgarbi finché Klaus Davi non tira fuori la ‘ndrangheta, i clienti milionari che pagano studi legali milionari perché tirino fuori cavilli, e Gratteri. Emblema figurato della magistratura che funziona e che viene invidiata in tutto il mondo, «la copiano nell’Fbi» sottolinea il cronista ormai più di San Luca che di Germania. A quel punto Sgarbi ci vede poco e ci parla di sopra con ancor meno lucidità. Sputando fuori la più paradossale delle provocazioni. «Gratteri? Dovrebbero arrestarlo perché in un mese e dopo 340 arresti ne sono già stati scarcerati 90. Lupacchini è invece un grande magistrato, fatto fuori ed esiliato. Questa è vera inquisizione».
Dal salotto anche caldo e informato con Davi e Annalisa Chirico, con fotogrammi di Davigo ed Enzo Tortora, al più perverso e seriale degli affondi. Dal dibattito sanguinante e a cuore aperto sulla prescrizione, con la falsa lavagna che divide giustizialisti e garantisti al più micidiale, ancorché continuo, affronto dentro le viscere della magistratura calabrese. Insiste Sgarbi, non molla. E non perde occasione, persino contando quotidianamente gli scarcerati dentro il mega fascicolo “Rinascita Scott” della Dda di Catanzaro. Fascicolo sempre generoso, sia nella sua genesi che in sede di Riesame. E il quesito, seriale anch’esso così come lo sono le incursioni di Sgarbi, resta intatto nel suo crescente interesse. Perché il deputato e critico d’arte tiene così a cuore le dinamiche assai delicate e intime della magistratura calabrese? Forse che queste, dinamiche, sono ormai di rilevanza e portata nazionale? Forse perché fanno agevole cassetta sui media e nelle tv nazionali? O sono le tv nazionali che fungono da megafono alla resa dei conti dentro la magistratura calabrese? Perché Sgarbi conta ogni giorno gli scercerati di “Rinascita Scott” nel mentre alimenta di contenuti gli elogi nei confronti di Lupacchini? È questa, tra Gratteri e Lupacchini, una sfida e una disfida esistente per davvero e di portata nazionale? Sgarbi sa perché lo fa. E sa che non è un caso. Di certo però il suo verbo trova agevole ospitalità nei salotti mediatici nazionali e rischia di esporre il “sistema Calabria” ad uno stress di cui potrebbe averne per niente bisogno. Senza contare le possibili ripercussioni sulla lotta quotidiana in prima linea e sul fronte “di guerra” di Gratteri. Che di certo non ha bisogno di stampa amica, anche perché non gli è mai mancata del resto. Ma nemmeno di mediatiche operazioni di delegittimazione, anche queste ormai a cadenza quotidiana. Che trovano in Sgarbi il principale (ma non per forza unico) protagonista.

I.T.