Le “pietre” di Petrini, nel mirino revoche di confische milionarie

Anche sentenze non firmate da lui potrebbero essere state pagate centinaia di migliaia di euro con il “giro” della compravendita. Il giudice (divieto di dimora in Calabria per lui) potrebbe aver raccontato tutto ai pm di Salerno

Centinaia di migliaia di euro per “acquistare” preziosissime revoche di confische milionarie. In alcuni casi multimilionarie, a sommarle si potrebbe fare persino il miliardo. C’è un’altra Calabria e un’altra storia imprenditoriale che potrebbe essere riscritta daccapo e di cui Marco Petrini, oramai la “gola profonda” e assoluto protagonista del sistema della compravendita di sentenze in tribunale a Catanzaro, avrebbe posto le basi davanti ai pm di Salerno. Assoluto protagonista ma probabilmente non unico. Perché anche altri giudici si sarebbero prestati al “sistema” firmando in calce revoche di confische evidentemente da aggiustare, ovviamente non gratis ma previo pagamento di centinaia di migliaia di euro. Un fiume di denaro criminale che potrebbe essere stato immesso e “ripulito” nei settori vitali dell’economia e della società calabrese, “lavato” con la corruzione e reso spendibile dopo essere stato invece accumulato con i più cruenti reati dentro il sistema mafioso (dall’estorsione, alla droga, all’usura). Un fiume di denaro che se “immortalato” da prove certe e definitive nel suo circolo corruttivo in tribunale potrebbe essere rimesso in discussione, con le revoche delle revoche delle confische. Ma questa, appunto, è tutta un’altra Calabria e tutta un’altra storia che potrebbe essere solo agli albori.
Intanto non poteva che bussare alla porta della commissione tributaria la guardia di Finanza di Crotone, guidata dal colonnello Emilio Fiora. Una “visita”, su delega della procura della Repubblica di Salerno, che chissà quante carte di interesse investigativo s’è portata appresso. Nel mentre, giusto per non perdere il “viaggio”, ha consegnato un avviso di garanzia ad un altro indagato ancora che si aggiunge al calderone del presunto scandalo, ormai sempre meno presunto e sempre più scandalo. Nel registro degli indagati sulla mercanzia delle sentenze nel tribunale di Catanzaro (Corte d’Appello e commissione tributaria) ci finisce anche Massimo Sepe, cancelliere della stessa commissione (ma anche ex finanziere). Perquisito il suo ufficio e la sua abitazione e consegna dell’ipotesi di accusa, corruzione in atti giudiziari. L’ipotesi contestata dal pm Luca Masini è che Petrini abbia, in più occasioni, accettato la promessa e successivamente ricevuto da Sepe orologi preziosi – di marca Panerai, Hublot, Rolex Gmt Master e Cartier – in cambio di un interessamento finalizzato ad accogliere ricorsi presentati da alcuni contribuenti avverso avvisi di accertamento dell’Agenzia delle entrate e della guardia di Finanza. «l tutto per compiere atti giudiziari contrari ai doveri d’ufficio», è detto nel capo d’accusa. Viene ipotizzato un concorso a carico di ignoti, presumibilmente avvocati che assistevano i ricorrenti. La perquisizione era mirata appunto a rintracciare negli uffici eventuali ricorsi o provvedimenti da “aggiustare” o “aggiustati”, non certo gli orologi di marca, già spariti. Ma non è tutto. Qualcosa di nuovo potrebbe venire proprio dalle perquisizioni scattate nelle ultime ore. Sepe, dopo essersi congedato dalla Finanza, era stato peraltro denunciato, proprio dai suoi ex colleghi, per vendita di merce contraffatta. Avvocati, giudici, comprimari e primi attori sul “palco” della gigantesca mercanzia di Catanzaro non hanno mai smesso di tremare dal giorno dell’arresto di Petrini. Certi che la sua “gola” non avrebbe resistito alla tentazione di raccontare tutto, le fredde sbarre sono inaccettabili a quei livelli. E il castello potrebbe venire giù tutto, ma proprio tutto. Compresa la messa in discussione di centinana e centinaia di milioni di euro di provenienza criminale che sentenze (comprate) di revoca di confische avrebbero “lavato” e rimesso in circolazione. Ingombrando i principali settori imprenditoriali della regione. Un’altra Calabria, un’altra storia potrebbe essere riscritta se la “gola” di Petrini è andata fino in fondo…

S.F.