L’assessore col passamontagna e lo “schiaffo” di Jole a Salvini

Dell'ex ministro degli Interni il primo provvedimento di revoca della scorta al Capitano Ultimo, poi reiterato anche dal governo in carica (il Consiglio di Stato però dice che va ripristinata). Primi nervi scoperti mentre riaffiorano le prime biografie “coperte” su De Caprio, che narrano della mancata perquisizione a casa di Riina fino alla “facoltà di non rispondere” nel processo sulla trattativa Stato-mafia

Chissà come l’ha presa Matteo Salvini. Magari non l’ha confessato neanche a se stesso lo stupore (e di seguito lo scazzo). O forse sì, e non solo a se stesso. Il Capitano Ultimo che diventa il primo assessore del nuovo corso di Calabria, stagione centrodestra. Un altro gendarme al comando, un altro ancora. Proprio quel Sergio De Caprio a cui Salvini, da ministro degli Interni, ha tolto la scorta per «intervenuta decadenza di ogni benché minimo rischio in relazione ai fatti di più di 25 anni fa» (concetto peraltro supportato da tesi di quotati magistrati, Sabella su tutti). È il 3 settembre del 2018, Salvini fa infuriare i puristi della “lotta armata” e senza tempo alla mafia, con tanto di idoli da salvaguardare nella propria iconografia. Sono i mesi della riproposizione delle fiction Mediaset finché il Tar prima sospende e poi revoca la revoca della scorta. Ma la storia “giudiziaria” della vita militarizzata di De Caprio non finisce qui. Cambia il governo con sempre Conte al comando ma arriva un altro provvedimento di revoca della scorta, confermata dal Tar ma di recente però bocciata dal Consiglio di Stato. Cioè palla al centro e si dovrebbe ricominciare daccapo. Non è dato sapere se il passamontagna presto potrà sparire e se la scorta arriverà per Ultimo, serve una decisione del ministero che non arriva e così siamo alla lavagna divisa esattamente a metà. Al netto delle gigantografie mediatiche sul Capitano è a rischio reale di incolumità un protagonista assoluto della stagione delle stragi e della cattura di Riina che dista “appena” 27 anni fa? Si protegge un “quadro”, un “dipinto” o un uomo in carne ed ossa con la scorta che ha un costo e degli uomini sacrificati appresso? Chi è oggi De Caprio nello scacchiere del contrasto vero alla mafia e può essere resuscitato un suo ruolo persino da custodire perché in perenne pericolo? Oppure è giunta l’ora che levi dal viso il passamontagna, razionalizzando una sua dimensione nel reale e lasciando ai libri di storia quello che ha rappresentato? Le tesi raffinate ed egualmente quotate si dividono la scena ma di certo è stato Matteo Salvini a “stappare” la partita per primo. A sollevare il caso. A interrompere la procreazione assistita di un mito sine die, il mito del Capitano Ultimo, il primo assessore della giunta di Jole Santelli. Salvini gli ha tolto il passamontagna, Jole lo fa assessore proprio per il contrario, per indossarlo ancora e senza soluzioni di continuità. Salvini ha “profanato” una tomba, Jole ha rimesso i fiori di sopra e ricantato l’eterna messa. E chissà come l’ha presa l’ex ministro degli Interni. L’uomo che ha catturato Riina (ma che ha anche guidato da vice comandante il Noe dei carabinieri a Roma) non può far a meno del suo mito per validare l’assessorato “simbolo” che Santelli gli carica. Non avrebbe altro senso diversamente e non a caso nelle ultime ore riaffiorano anche biografie fin qui un po’ “coperte” proprio su “l’altro” Sergio De Caprio. Il Capitano Ultimo che non t’aspetti, quello che non fa fiction. Il profilo per esempio che ne traccia su carta da libro il giornalista dal cognome evocativo, Benny Calasanzio Borsellino. «Quando ai bimbi dici che Banno Natale non esiste ci rimangono male, e piangono. Ed è quello che è successo a me. Quando si è saputo che stava uscendo il mio libro sulla trattativa Stato-Mafia sono stato massacrato da gente che conosceva Capitano Ultimo. Lui, Sergio De Caprio, è la persona più lontana che ci possa essere dalla mafia. Ma non è l’eroe che si vede nelle fiction. Ha commesso un sacco di errori e non si sa se casuali o meno. Quali? Tutti pensano alla mancata perquisizione nella casa di Riina dopo la cattura ma vogliamo parlare di Nitto Santapaola, all’epoca numero due della cupola? Nel 1993 il Ros dei carabinieri aveva scoperto tramite intercettazioni ambientali dove si trovava Nitto Santapaola. Peccato che poi arrivi Capitano Ultimo a Messina e non lo prenda…Anzi, dice che non ne sa niente. De Caprio rimane invece invischiato in una sparatoria contro un innocente, che si salva per miracolo… ». Croci, e delizie, degli assessorati spot, quelli con la divisa. Quelli con il mito per forza, che porta miele e fiele appresso. È la controindicazione sul retro del foglietto illustrativo. È il classico rovescio della medaglia. Come la mirabolante e spacca-storia cattura di Totò Riina, Totò “u curtu”. L’ha siglata lui, il Capitano Ultimo. Che però poi non entra in casa e non la perquisisce e non chiarisce mai il perché. Informalmente, cioè senza carta canta, ha sempre detto che non era di interesse investigativo procedere. Citato invece in aula nel processo sulla trattativa Stato-mafia il Capitano Ultimo si è avvale della facoltà di non rispondere. De Caprio esce dal processo perché non sussistono fatti di interesse a suo carico. Ma perché quel silenzio, quella “facoltà di non rispondere”?. La rivista di settore “antimafiaduemila” si è sempre posta la domanda di riserva, successiva a questa. «De Caprio, forse, si è avvalso della facoltà di non rispondere non tanto e non solo per coprire il caso della mancata perquisizione a casa di Riina ma per non fornire spiegazioni su di un altro caso, ben più inspiegabile e inquietante dell’altro. Il caso della mancata cattura di Nitto Santapaola, il 6 aprile del 1993. Era tutto pronto, tutto delineato. Bastava seguire l’autostrada e invece, dopo un summit riservato con De Donno, s’è scelto di percorrre la statale… ». Croci, e delizie, del mito appresso quando si diventa assessore. Fortuna per De Caprio che oggi c’è l’ambiente di Calabria da tutelare, solo 800 chilometri di coste e le montagne più “riservate” del Paese. E fortuna per Ultimo che non ci sono più gli incubi adolescienziali di Riina o Santapaola in mezzo. Ma la ‘ndrangheta, la prima mafia d’Europa…

D.M.