Fallimenti e revoche di confische milionarie: rischio “bomba” a Salerno

Non solo Petrini e non solo sesso in cambio di sentenze. Altri magistrati potrebbero essere già coinvolti nell'inchiesta sul “sistema” con al centro periti compiacenti e di “parte” nel circolo corruttivo. A beneficiarne imprenditori che hanno segnato la storia contemporanea della regione. Per Santoro annullata l'aggravante mafiosa

Un “Petrini” può far “inferno” da solo? Per quanto quotato, prestigioso, ingombrante nel suo ruolo poteva attrarre e chiudere dentro di sé tutto il potenziale “marciume” corruttivo attorno al più importante tribunale della Calabria? I magistrati di Salerno pare non abbiano lasciato molto spazio all’autocoscienza nelle domande introspettive. E senza perdere altro tempo il “questito” lo avrebbero girato direttamente a lui, a Petrini. Il “campione” più esposto in materia ma anche quello che ha deciso di vuotare il sacco, tutto il sacco. Raccogliendone, per risposta, informazioni per niente trascurabili in termini di altri capitoli d’indagine ma soprattutto in termini di grandi affari che si sarebbero concretizzati all’ombra della città capoluogo con vista sul potere vero. Affari in entrata, per potenziale corruzione. E affari in uscita, per effetto, con beneficiari imprenditori tra i più importanti nelle dinamiche milionarie della Calabria, quantomeno nella sua storia più contemporanea. Un gran pezzo di cuore pulsante in termini di euro e di fatturati (leciti e non) sarebbe passato dal “vaglio” della Corte d’Appello di Catanzaro con tutto quello che questo può significare dopo quello che è uscito allo scoperto a proposito del caso Tursi Prato, il suo vitalizio da acchiappare a tutti i costi. Epicentro dell’inchiesta e “stappa bottiglia” del sistema ma una goccia nel mare rispetto agli euro effettivi e potenziali in gioco. Euro di quelli che pesano e hanno pesato nella storia di Calabria. Al punto che la descrizione pruriginosa delle prestazioni sessuali in cambio della firma di Petrini in calce alle sentenze rischia di essere, alla fine, solo la parte più squallida della vicenda. Anche perché chi l’ha detto che solo a Petrini è toccato firmare sentenze o decreti potenzialmente “corrotti”? Nessun altro e titolato magistrato si è mai prestato alla “pratica” della restituzione in favori della corruzione? Anche solo per scaramanzia o per deduzione aristotelica i pm di Salerno credono poco, assai poco, a questa evenienza. Che cioè solo Petrini avrebbe fatto “l’inferno” e che quello che non è siglato da lui è “buono” per definizione. Poco, assai poco, i pm di Salerno credono a questa ipotesi. Perché fatto il “sistema” impossibile non fare la squadra. La più ampia possibile visto che gli interessi attorno alla Corte d’Appello di Catanzaro sono e sono stati milionari, se non miliardari del tutto. Come spiegare diversamente il ruolo “attivo” dei consulenti tecnici nella vicenda, consulenti che proprio Petrini chiedeva a Santoro (per lui annullata dal Riesame l’aggravante mafiosa) di rintracciare nell’ambito delle potenzialità corruttive, «devono saper “ungere”». Voleva far le cose per bene, Petrini. A partire dalle consulenze taroccate e “unte” a dovere, così solo da dover stendere decreti e sentenze inevitabili. Ma solo per Petrini e su chiamata lavoravano questi consulenti “selezionati” tra quelli potenzialmente in grado di attrarre e consumare corruzioni? In quali altre sentenze o decreti compaiono questi consulenti che sono finiti nel mirino delle intercettazioni o confessioni di Santoro e Petrini? S’è dato conto fin qui del commercialista Claudio Schiavone (indagato). Ma ve ne sono anche altri? Che ne è stato allora in questi anni delle sentenze o dei decreti in cui compaiono perizie di Schiavone, o di altri che allo stato non risultano indagati? Su queste basi è forte la convinzione a Salerno che il cerchio maledetto dei potenziali magistrati indagati sia tutto fuorché chiuso. In mezzo, solo a rileggere il “diario” nel perimetro di qualche anno, sentenze o decreti pesanti della Corte in termini di fallimenti o revoche di sequestri o confische a sei zeri. Miliardi di euro, se messi insieme. Con beneficiari imprenditori che hanno segnato il volto della Calabria negli ultimi anni. Quanto del “sietema Petrini” c’è stato e c’è nelle sentenze e nei decreti che hanno liberato ingentissimi capitali negli ultimi anni? Chissà, e chissà soprattutto se Petrini avrà avuto o avrà corde vocali adeguate per raccontare quel che sa. Se sa. Il resto, più difficile da decofificare, potrebbe non essere sfuggito al trojan dentro il cellulare di Giancarlo Pittelli, in carcere per altre storie non del tutto e non per forza scollegate. L’avvocato “pesante” che avrebbe invitato otto magistrati a cena a casa sua. Con il telefonino a fare da microfono in esclusiva live…

I.T.