Coronavirus, assunzioni immediate in sanità (ma in Calabria non si può… )

Le Regioni pronte a rimpolpare gli organici, il Veneto ne cerca da subito 215. Ma dalle nostre parti è impossibile, il Decreto in mano ai commissari lo impedisce...

Conte non si azzardi a mettere le mani nella sanità del Veneto, ha tuonato da qualche ora Luca Zaia. E appresso Fontana e Toti per non dire del governatore delle Marche che con la “scusa” delle scuole chiuse ha ingaggoiato un corpo a corpo ormai con il governo. Mancano tamponi in giro, manca personale qualificato, mancano medici, infermieri. E il Veneto si dà subito da fare, 215 figure professionali da assumere immediatamente e a tempo indeterminato (100 infermieri, 80 operatori sociosanitari, 20 assistenti sanitari, 10 tecnici e 5 autisti). E dalle nostre parti? Certo non c’è ancora il coronavirus ma se arriva? Risposta semplice, e per niente rassicurante. Qui non si può assumere nessuno, ogni graduatoria è bloccata. Viene spontaneo allora chiedersi come mai in Calabria malgrado persista il blocco del turn over dal 2009 gli addetti ai lavori e soprattutto coloro che hanno la responsabilità di governo del sistema sanitario regionale e della tutela della salute dei cittadini, per quanto manifestamente affermato invece, danno per scontato che in Calabria il sistema potrebbe reggere l’onda d’urto di un’eventuale diffusione di infezione da coronarovirus? Della serie, vanno in affanno eccellenze come Lombardia e Veneto e si riesce solo a immaginare cosa potrebbe accadere qui?
Appare evidente, prima che si consumi un ulteriore danno da carente risposta, conseguente a mancanze di personale, strutturali o tecnologiche, investire la commissione regionale per l’accreditamento al fine di far verificare il possesso in essere dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi delle Uoc di Medicina d’Urgenza e Ps, Malattie Infettive e Microbiologia e Virologia coinvolte direttamente nella diagnosi, accettazione e cura dei pazienti affetti da infezione da coronarovirus costretti ad essere curati sul livello ospedaliero per acuti. Come dire, se non serve a questo il famigerato organismo Ota (di Daniela Greco memoria) a cosa mai dovrebbe servire? Solo a mettere le carte a posto per sganciare quattrini? Quindi ove mai dovesse emergere a carico dei tre livelli (strutturale, organizzativo e tecnologico) una qualunque carenza ieri non domani, affinché si eviti di essere colti impreparati dalla necessità emergente, qualcono sarà in grado di chiedere al commissario Cotticelli ed al direttore del dipartimento Tutela della Salute di investire immediatamente per superare le criticità assumendo il personale come ha fatto il Veneto e acquisendo il materiale necessario a tutela degli operatori (nonché, avvalendosi della Protezione civile per attrezzare spazi fuori dai locali del pronto soccorso idonei ad accogliere i pazienti affetti o sospetti per infezione da coronarovirus così da scongiurare il rischio di contaminazione e conseguente diffusione dell’infezione)? Come è noto il Decreto Calabria e il bloocco del turn over hanno di fatto steso definitivamente per terra la già esanime sanità di Calabria. Ora c’è un fatto nuovo sulla scena. Una epidemia a forma (nessuno se lo augura) di pandemia. Quanto è ancora possibile trovare corsie prive di medici e infermieri attrezzati per l’occasione? Il ministro Speranza non trova un cavillo giuridico tempestivo così da mandare in soffitta il blocco del turn over e il Decreto Calabria? Conte ha le idee chiare. Ci vuole un caso di coronavirus prima di rendere “emergenziale” una regione. Qualcuno allora non gli ha spiegato che quando arriverà in Calabria il “primo caso” (Dio non voglia mai) sarà troppo tardi. Il resto della slavina sarà come soffiare su di una palla di neve in cima alla montagna…

r.m.