Calabria “saudita” in tempo di coronavirus: non resta che pregare

Mancano tamponi, kit adeguati, personale esperto. Manca dirigenza all'altezza, i concorsi sono bloccati. Le strutture sono fuorilegge e senza collaudo, tutte. Il territorio dell'Asp di Cosenza completamente fuori controllo. Puglia, Basilicata e Campania già all'opera con collaudati piani operativi. Al di sotto del Pollino mani conserte e che ci pensi il buon Dio...

Ma l’irruzione della psicosi da coronavirus trova in qualche modo preparata la sanità di Calabria? E le Asp? Basteranno le taske force annunciate fin qui? Cerchiamo di capirne qualcosa di più.

Da tempo è ormai noto che c’era da fronteggiare l’epidemia da coronarovirus. Gli epidemiologi puntano sulla prevenzione e sull’attuazione dei cordoni sanitari. La senszione però è che oggi è già tardi, i buoi sono fuori dalla stalla e le Asp (a partire da quella di Cosenza) siano fuori controllo. Vengono rappresentate realtà surreali e scendono in campo fantomatiche task force. A quali obiettivi puntano questi “figli della prima repubblica”, tuttologi per tutte le stagioni? Non è tempo di apparire prescindendo dal contesto di realtà, questo. In altre realtà del Paese l’emergenza è gestita attuando i Pdta. A Cremona la Protezione civile ha realizzato in ospedale una struttura da campo in appoggio ai locali del pronto soccorso dove far aderire i pazienti con sintomatologia similinfluenzale che si rivolgono al Ppronto soccorso bypassando le indicazioni ministeriali che prevedono per costoro in primis l’assistenza domiciliare.

In Campania si è approntato apposito percorso ospedaliero dedicato alla cura ed all’assistenza dei casi sospetti che necessitano di ricovero in ambiente ospedaliero per acuti. In Basilicata ed in Puglia chi rientra dal Nord sarà messo in quarantena per 14 giorni. In Calabria, di sostanziale, ancora niente mentre si attende chissà per quanto ancora che la task force, all’esito della riunione sul tema, tenutasi presso la Prefettura, dichiari le sue intenzioni. Attuando le direttive ministeriali i pazienti indiziati come sospetti non debbono recarsi presso gli ospedali, a meno di situazioni cliniche di emergenza caratterizzate da grave insufficienza respiratoria. Va loro prestata invece assistenza a domicilio. Si deve procedere a tampone quindi ad effettuare le analisi presso la Microbiologia e Virologia dell’Hub di Cosenza per i pazienti afferenti al territorio dell’Asp omonima. Ricordando che l’efficienza e l’efficacia della risposta alla domanda di salute nell’ambito sanitario, e non solo nella fattispecie dell’infezione da coronarovirus, poggia su un triplice combinazione: strutture, organizzazione e tecnologia.

Esaminiamo un po’ la realtà di contesto. Le nostre strutture sanitarie non hanno i requisiti di legge. Nessuna. Mancano di agibilità e collaudo. Analoga condizione di assenza dei requisiti richiesti per l’accreditamento riguarda l’aspetto organizzativo grazie ai frutti “fecondi” del piano di rientro con relativo blocco del turn over che ha mortificato tutte le figure professionali, sia comparto che dirigenza sanitaria. Nel particolare caso del coronavirus mancano guanti, idonee mascherine e tute. Poi, la Basilicata e la Puglia (regioni limitrofe alla nostra) hanno adottato ordinanze volte a controllare tutti coloro che rientrano dalle zone dove sono in atto i focolai di infezione, ripopolando il Sud e disponendo per costoro la quarantena. Nel territorio dell’Asp di Cosenza ed in quello calabrese ancora si attendono provvedimenti. Ai prelievi, i tamponi da effettuare presso il domicilio di coloro che debbono essere sottoposti a controlli, quale personale sarà preposto? Di quali mezzi verrà dotato? I laboratori dove afferiscono i campioni sono organizzati con kit, personale esperto ed adeguate attrezzature per dare risposte di qualità nei tempi tecnici più brevi? Quanti sono gli “exspertisis” in servizio impiegabili? Ci risulta che “l’illuminato” commissario Cotticelli ha bloccato le assunzioni malgrado concorsi espletati e graduatorie approvate. Ergo in Calabria è d’uopo la mortificazione di più diritti costituzionali. Tutela della Salute art. 32, diritto al lavoro art 1 e poi art 3 visto che i cittadini calabresi non hanno riconosciuti gli stessi diritti riconosciuti ai cittadini di altre regioni. Il dato è questo. Governare in queste condizioni una situazione di rischio elevato per infezione da coronarovirus è arduo (senza contare che nel territorio Asp di Cosenza al momento non c’è il prefetto in sede e nemmeno il commissario a Catanzaro e nemmeno la commissaria dell’ospedale).

Messa così si capisce allora perché si finisce per fare appello al senso civico dei calabresi di ritorno dal Nord invitandoli a sottoporsi spontaneamente alla quarantena. Meglio di niente. Per il resto ogni calabrese si rivolga al proprio Dio pur se forse Dio minore rispetto a quello che cura il resto del Paese. Però, è chiaro che qualunque cosa accada i responsabili sono noti. Da tempo. Dai fautori del “Decreto Calabria” a tutti coloro che investiti del compito di invertire il trend sanitario della nostra regione ne hanno determinato nel giro di poco più di un anno lo sfascio definitivo restando defilati rispetto all’assunzione delle conseguenti responsabilità. Vanno citati anche coloro che hanno l’obbligo di azionare l’azione penale pur senza attendere disgrazie, catastrofi, olocausti. Ma questa è tutta un’altra storia…

r.m.