7 sindaci (e 20mila persone) nel “raggiro” di Cotticelli…

Il caso della rsa San Carlo Borromeo di Panettieri. Da commissario e dg del dipartimento Sanità promesse da “marinaio”. Il budget (finanziato) non si sblocca e gli anziani dell'alto Savuto devono sloggiare. Elio Bartoletti (segretario regionale della Uilfpl): continueremo a protestare, questi governano in modo autoritario ma non in modo autorevole...

Sono quei paesi (qualcuno più paesino che paese) che si affacciano dall’alto nella valle del Savuto. Antichi borghi dove solo chi ci vive sa quanto pesa stare dove persino Dio ne “dimentica” di tanto in tanto l’esistenza. Parliamo di Panettieri, Decollatura, Soveria Mannelli, Scigliano, Colosimi, Bianchi, Parenti. Un bacino di 20mila abitanti e una prevalenza di anziani nelle contrade. Che spesso, manco a dirlo, hanno bisogno di assistenza ai confini del “domiciliare”. Nasce da qui la residenza assistenziale per anziani (rsa) San Carlo Borromeo di Panettieri. Il bacino è quello, l’utenza pure, i vecchietti da assistere manco a dirlo. La rsa ha un budget finanziato che però non viene sbloccato, Cotticelli e Belcastro si rimbalzano la palla di gomma con racchette di piombo. Dentro la rsa ci lavorano 50 persone. I sindaci si incazzano, i lavoratori pure, i sindacati alzano la bandiera avvelenata sul punto. Partono presidi e si susseguono riunioni finché non si arriva a un incrocio piuttosto nervoso, l’altro giorno. Inseguiti e blindati come fossero delinquenti sindaci, lavoratori della rsa e sindacati affondano un presidio alla Cittadella ma l’ennesima riunione interlocutoria e scritta sulla sabbia con i vertici della sanità li convince a non protestare più. Il presidio rientra. C’è serenità, fiducia, «stavolta l’abbiamo sbloccata» si lascia scappare qualcuno. Ma non passano molte ore e arriva sulla schiena una secchiata di acqua gelata. «Ci hanno presi in giro ancora una volta, incredibile». Elio Bartoletti è segretario regionale della Uilfpl, la Uil funzione pubblica. Non si dà pace per l’ennesimo “raggiro”…«L’ultima riunione addirittura ha avuto contorni assurdi. Paradossali. La struttura commissariale non riusciva a mettersi in contatto con il direttore del dipartimento. Avete capito? Il braccio destro della sanità in Calabria che non sa dove è e cosa sta facendo quello sinistro. Uno stallo grottesco, paradossale, a tratti ridicolo…». Già. Solo grottesco o c’è del dolo secondo lei in questa sceneggiata? «Non lo so. Di certo si evince l’assoluta incapacità ad affrontare la questione calda sul tavolo. Eppure si trattava di salvaguardare la salute e la quotidianità degli anziani del territorio dell’alto Savuto, con i lavoratori della struttura in piazza. Con decine di poliziotti a sorvegliare la Cittadella, quasi che 7 sindaci e 50 lavoratori e il sindacato volessero assaltare la struttura commissariale. Forze dell’ordine, devo dire, che hanno avuto un atteggiamento encomiabile. Hanno seguito passo passo la manifestazione, facendola concludere in modo sereno e pacifico. Ma ora tutti ci siamo sentiti traditi, presi in giro…». Ci spiega che è successo? «L’ultimo atto di questa commedia, di questa presa in giro ormai, è recentissimo, dell’altro giorno. Dopo gli ennesimi impegni, tutti ovviamente non scritti e di sola natura verbale il che la dice tutta sull’incapacità di chi dovrebbe risolvere i problemi, sciogliamo il presidio. Ci sentiamo rassicurati. Ad un certo punto però, clamorosamente, ci giungono notizie negative. Tutte contrarie. Sconsolanti. Ci fanno sapere che si era su “scherzi a parte” e che non si intende trovare alcuna soluzione alla vicenda del budget della rsa San Carlo Borromeo». E ora che succede? «Una coasa brutta. 20 anziani saranno “deportati” presso altre strutture, tolti dal loro ambiente naturale e lontani dalle loro famiglie. Non si governa così la sanità, non è un modo corretto questo». Ha vinto il cinismo dell’aritmetica? «La sanità non si fa solo con le somme e le sottrazioni. La sua rilevanza sociale, spesso e volentieri, pesa molto di più e vale questo tanto più in alcuni piccoli centri della regione che sono scordati anche da Dio. Non si può governare solo con un sistema ragionieristico. È evidente che tutto deve tornare al più presto in mano alla politica, alla visione che sta dietro l’amministrazione. Solo così si può garantire assistenza e logica d’appartenenza ai territori». Anche da qui si capisce che è finita la stagione dei commissari? «Il balletto dei numeri non convince più. Sappiamo che siamo fuori dal piano di rientro per quanto riguarda i Lea e sappiamo che si può rientrare anche dentro i limiti del tetto di spesa, se si ha la capacità e la voglia di combattere la logica degli interessi passivi, se si potenzia la sanità sul territorio, se si abbatte l’emigrazione sanitaria, che è il vero dramma di questa terra. I soldi dei nostri conterranei malati finanziano i grandi ospedali del Nord. Questa è la vera vergogna e il vero spreco “industriale”, che fa comodo a qualcuno. Sì, i commissari hanno finito il loro tempo, la loro funzione. Non sono in grado di mettere davvero le mani dentro questi drammi. Non ci porteranno da nessuna parte. Governano in modo autoritario, ma non autorevole…».
I.T.