Braccio di ferro sul potere che verrà

Nel centrodestra è già tensione alta sulle deleghe dopo la (possibile) vittoria elettorale. E scatta il panico nelle province. C'è chi teme un ritorno nell'ombra degli Occhiuto e chi, come Santelli, stoppa la Lega e le ambizioni di Molinaro, «non ho mai parlato di assessorati con nessuno»

In principio fecit Pietro, giusto per parafrasare il verbo del Signore anche perché Pietro ci sta bene in questo contesto. Di cognome però fa Molinaro e al netto delle polemiche appresso, del peso specifico, delle braccia agricole che si trascina anche per forza e del ruolo forte nella lista della Lega circoscrizione nord c’è una frase che ha scatenato lo tsunami che non si vede in superficie. «Sono pronto per amministrare la Calabria», periodo che poi ha corretto o limato con l’uso che la lingua italiana consente a queste patitudini. E se uno come Molinaro spara che è pronto per la stanza dei bottoni su cosa pigiare se non proprio sui campi agricoli, delega questa che vale oro quanto pesa nella regione. A reiterare il concetto niente di meno che Salvini in persona “personalmente”, come ama dire il poliziotto sciocco che fa l’usciere a Montalbano. «L’agricoltura è quasi tutto per la Calabria, e l’agricoltura tocca a noi» il senso di un Salvini fugare e con l’agenda piena in Calabria prima di ripiazzare le tende in Emilia, dove si gioca la finale di champions. Aprici cielo e apriti rivendicazioni e aspettative. Perché mai già da ora Molinaro avanza crediti sul tavolo da gioco e senza aver pesato liste e voti? C’è un accordo preliminare con Jole Santelli? Una imposizione della Lega nel momento in cui ha dato l’ok alla candidatura in quota Forza Italia? «È una aspirazione anche legittima della Lega – ha commentato a Catanzaro proprio Jole Santelli – ma al momento è solo una aspirazione. Io non ho parlato né con Salvini, né con la Meloni né con il mio partito né di giunta né di deleghe, è legittimo che ciascuno abbia le sue aspirazioni». Chissà se è un caso che Santelli smentisce Molinaro e Salvini da Catanzaro (nel pomeriggio) e non da Cosenza (la mattina). Se non lo è, non lo è nemmeno la seconda parte del messaggio, «la mia giunta sarà tecnico-politica ma con prevalenza di politici e comunque prima di tutto i calabresi».
Siamo ai preliminari della vittoria che non si contiene, o che si contiene male. Tutti sul carro o sul Carroccio per il dopo Oliverio ma un conto è acchiappare ambizioni di potere, altro è gestirlo. È Molinaro ad aver millantato una disponibilità, una certezza o ha solo tradito un “patto” che Santelli non può confessare? E Tallini? E Abramo? E la Cdl? E Fratelli d’Italia? Ce ne sarà per tutti visto che a sanità commissariata e a bilancio per il 70% congelato l’agricoltura è l’unica vera fonte di spesa vera? Chissà. Certo è che sono calci che volano sotto il tavolo in queste ore. C’è guerra nella Cdl, con la lista di Cosenza dominata da Pino Gentile che teme che scatti un seggio solo magari a Catanzaro, dove i concorrenti sono di più e si alza la percentuale. C’è maretta attorno a Fratelli d’Italia con Wanda Ferro che ancora deve contare fino a 10 quando pensa che è candidata l’amica Jole e non lei, per la presidenza. Come minimo la sua lista deve pesare quanto il piombo. C’è tensione attorno e dentro l’universo dei Gentile, che tanto hanno spinto per far rimanere fuori Occhiuto al punto da accettare Santelli fino a ritrovarsi i selfie, di giornata, proprio tra Jole e Mario. Il vento di Catanzaro si è portato in cielo il malloppo di voci che hanno sempre raccontato di una farsa la lite tra Santelli e gli Occhiuto. Fino a ricongiungersi post mortem, a candidatura incassata. Può darsi, ma non è semplice la retromarcia. Ancor meno, semplice, è immaginare un ruolo in squadra per Mario Occhiuto, le altre province si incendierebbero e la Lega perderebbe la faccia. «Sì ma c’è sempre Roberto e poi non è una questione solo di ruoli in giunta. Gli Occhiuto possono sempre in qualche modo codizionare Santelli in nome di una amicizia ri-trovata, o mai scomparsa…» borbotta un colonnello in ascesa di Salvini in Calabria. Che così chiude… «mi sa che vincere è più difficile che perdere…».

I.T.