Attacco a Gratteri, lo scontro è frontale

Magistratura indipendente: «Delegittimanti le dichiarazioni di Lupacchini a proposito “dell'evanescenza di molte operazioni della procura di Catanzaro”». Dubbi di Mi anche «su alcuni settori della magistratura associata che non condividono lo stile della comunicazione» del procuratore capo. Sullo sfondo una stagione torbida, persino non lontana dal clima di Palermo degli inizi anni Novanta

Chi, perché, perché ora e soprattutto perché con tecnica mediatica ha interesse a deligittimare l’operato del procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri? È soprattutto Otello Lupacchini a sedimentare veleni e ombre inquietanti a proposito delle movenze investigative del capo della distrettuale di Catanzaro. Ma è esoterico, non apprezzabile, né l’eventuale movente che sta dietro critiche così pubblicamente esposte né, tantomeno, se questo agire corrisponda a un disegno in qualche modo condiviso ed eventualmente con chi.
È sostanzialmente questo che chiede e si chiede Magistratura indipendente, corrente togata che non lesina espressioni forti né preoccupate a proposito del clima che si vive tra i vertici all’interno della magistratura calabrese. Con il pg Lupacchini che negli ultimi giorni ha sferrato un altro attacco durissimo nei confronti di Gratteri, a memoria di incursioni forse il più incisivo e non solo perché inoltrato e reiterato da un media nazionale. Attacco che è valsa la richiesta di apertura di una pratica a tutela dei pm della procura di Catanzaro inoltrata al Csm, e su questo «Magistratura indipendente esprime apprezzamento per l’iniziativa dei Consiglieri superiori Braggion, D’Amato e Miccichè». Nel mirino, tanto dei consiglieri superiori quanto ora della nota di Magistratura indipendente, «le allarmanti dichiarazioni del Procuratore generale di quel distretto, Otello Lupacchini, e a quelle, non meno gravi, espresse dall’on. Enza Bruno Bossio a seguito dell’esecuzione dell’ordinanza cautelare che ha disposto 334 arresti nell’ambito della recente indagine “Rinascita-Scott” della Dda di Catanzaro». Il presidente ed il segretario di Magistratura indipendente, Mariagrazia Arena e Paola D’Ovidio, non hanno molti dubbi circa il prevalente sentimento che può in questa fase accompagnare ogni dicharazione in merito. «C’è viva preoccupazione per il contenuto delle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal Procuratore generale di Catanzaro in relazione alla maxi-operazione Rinascita-Scott. Pur premettendo di non essere a conoscenza degli atti dell’indagine i cui contenuti avrebbe appreso dalla stampa, il dott. Lupacchini muove critiche generiche e non argomentate ai colleghi requirenti, delegittimandone l’operato con l’allusivo riferimento “…a ciò che generalmente accade e cioè l’evanescenza come ombra lunatica di molte operazioni della Procura distrettuale di Catanzaro”». Ed è questo il passaggio più delicato, più denso di sostanza. Tanto per quello che ha detto pubblicamente Lupacchini, quanto per la nota stessa di Magistratura indipendente. «Ombra lunatica ed evanescenza in molte operazioni della procura distrettuale di Catanzaro» dice il pg della corte d’Appello di Catanzaro. Con l’operazione di Vibo, Rinascita Scott, solo come “detonatore” di un duello che dura ormai da tempo. Cosa non è andato per il verso giusto secondo Lupacchini? È un mero fatto procedurale, tecnico, o c’è dell’altro sullo sfondo? Perché dipingere così al ribasso l’operato complessivo della procura di Catanzaro (che, solo per onor di cronaca, ha nella stessa operazione chiesto e ottenuto l’arresto di Luigi Mancuso, ritenuto ormai indiscusso e carismatico leader dell’omonima e potente consorteria mafiosa)?
«Trattasi di dichiarazioni – prosegue la nota di Magistratura indipendente – che, proprio perché rilasciate dal vertice degli uffici requirenti di Catanzaro in una fase delicata dell’inchiesta, risultano del tutto inappropriate. Esse assumono un oggettivo contenuto denigratorio e appaiono in grado di interferire sul sereno esercizio della funzione giurisdizionale nell’ambito di un’inchiesta che ha avuto già, in sede di emissione delle misure custodiali, un primo vaglio dinanzi all’ufficio giudicante, il quale dovrà esprimersi in sede di riesame e nelle successive fasi processuali». Senza equivoci qui la riflessione di Magistratura indipendente. La risonanza “mediatica” degli attacchi di Lupacchini possono in qualche modo influenzare il regolare svolgimento delle funzioni giurisdizionali, a proposito dell’inchiesta. Che per quanto riguarda le diverse fasi processuali è solo all’inizio. Della serie, che poi è la controlettura della nota stessa di Mi, le critiche tra colleghi e anche tecniche ci possono pure stare, nell’esclusivo interesse del più regolare possibile dello svolgimento dei processi. Ma perché attacare e deligittimare così profondamente dai microfoni di un media nazionale? Quale è il vero obiettivo dell’operazione a “evidenza pubblica”?
A tal proposito non secondario poi l’atteggiamento decisamente sobrio di Magistratura indipendente proprio in riferimento all’ultima inchiesta poi oggetto “scatenante” dell’attacco di Lupacchini, Rinascita Scott. I colleghi di Gratteri di Mi se ne guardano bene dal giudicare in un senso o in un altro l’operato della procura anche perché, per quanto riguarda i provvedimenti restrittivi, sono tutti passati ovviamente al vaglio di un giudice terzo. Ciclone giudiziario con epicentro a Vibo che i palati sopraffini della catarsi giustizialista non hanno fatto mistero di considerare deboluccio sul fronte dei veri e propri patrimoni finanziari del clan Mancuso, che in molti immaginano essere decisamente più cospicui e più attrezzati. Ma è pur sempre tra le dimensioni “colossal” per numero di persone coinvolte e forze dispiegate e caratura di alcuni soggetti coinvolti, Rinascita Scott, a partire appunto da Luigi Mancuso. E Magistratura indipendente, nella sua nota, va anche oltre l’attacco di Lupacchini e mostra preoccupazione e sorpresa «che si levino, anche all’interno di alcuni settori della magistratura associata, segnali di insofferenza se non di aperta disapprovazione per lo stile della comunicazione del procuratore Gratteri, adombrandone un possibile contrasto con la disciplina consiliare». Cioè il Gratteri che appare molto e comunica anche di più. Secondo Magistratura indipendente, «tali critiche sembrano ignorare che il taglio comunicativo non è avulso dal contesto territoriale in cui si colloca e che la comunicazione in terra di mafia può essere opportunamente e apprezzabilmente tesa a favorire un processo di cittadinanza attiva, funzionale cioè a promuovere comportamenti cooperativi e assunzioni corali di responsabilità nonché ad offrire la certezza di un approdo sicuro per il risveglio della coscienza civile. Una comunicazione volta, quindi, a costruire una rete di fiducia ancora troppo poco diffusa in Calabria, dove è profondamente radicato l’erroneo convincimento che vivere onestamente sia inutile e che sia sforzo immane quello di ribellarsi al giogo della ‘ndrangheta o a quello, parimenti opprimente, dei poteri politici clientelari». Della serie, secondo Magistratura indipendente, ben venga in terra di mafia il Gratteri che appare molto e comunica di più, chissà che le coscienze civili non si ribellino e non inizi quella rivoluzione culturale dal profondo delle viscere di Calabria.
La chiosa, della nota di Mi, è il metaforico “abbraccio” «ai magistrati del Distretto di Catanzaro, la cui serenità e indipendenza siamo certi non saranno turbate in alcun modo, va la convinta solidarietà di Magistratura indipendente per le difficili condizioni di lavoro in cui quotidianamente esercitano la giurisdizione a fronte dell’inadeguatezza delle piante organiche, dell’insufficienza del personale amministrativo e della scarsità delle risorse».
Tre “piaghe” e una “spina”, sul finale. Tre scritte e una indotta. Inadeguatezza piante organiche, insufficienza del personale amministrativo e scarsità di risorse. Bastano queste a decapitare per solito un ufficio di procura, lascia intendere Magistratura democratica. Tanto più in terra di ‘ndrangheta. Se poi si aggiungono gli attacchi dei prestigiosi e altolocati colleghi, siamo alla “spina” per induzione, l’attacco è frontale. Micidiale. Anche a Palermo agli inizi degli anni Novanta, e ben prima dei quintali di tritolo che hanno trucidato i più grandi magistrati del Paese, s’è vissuta una stagione diabolicamente simile. Fortuna che le “ferite” appena appena cicatrizzate sono come gli antivirus per i bambini. Più o meno il tempo rende immuni, anche se non del tutto…
I.T.