Disastro a Cinquestelle

Le percentuali risibili di Lamezia (meno di mille voti) riaprono la ferita che ora è sanguinante. Di Maio spinge per far sparire il simbolo nelle regioni dove si è in caduta libera, come in Calabria. Mentre i colonnelli locali non hanno dubbi, «paghiamo la sanità, paghiamo Cotticelli...»

Poco più del 4 per cento e poco meno di mille voti. «Roba che se a Lamezia oggi presenti un simbolo qualsiasi, purché sia di rinnovamento vero, ne prendi come minimo il doppio». Dopo mille insistenze lo strappiamo qualche “sottovoce” a uno della nidiata di deputati Cinquestelle di Calabria, una vagonata irripetibile se analizzata con i chiari di luna di questi tempi. «A Lamezia siamo andati davvero male, malissimo direi. E Lamezia è una città importante, anche simbolicamente. Non si può sminuire il dato, è rappresentativo. Siamo in caduta libera». Talmente libera, la caduta, che Gigi Di Maio ormai la sua l’ha detta in materia, ovviamente non solo riferita alla Calabria beninteso. Una dritta che suona più o meno così. Laddove non siamo preparati, che poi vuol dire laddove si sa già che prendiamo sberle, meglio andare al voto senza il simbolo. Saltiamo un giro, la tesi di Di Maio. Così, magari, ci rigeneriamo. C’è anche la Calabria in questo “giro” che Di Maio vuol far fare ai box al Movimento. Ne sa e ne sente ogni giorno di segnali di caduta libera che arrivano da queste parti. Oltreché, sul suo tavolo, ne atterrano a cadenza quotidiana di messaggi di poco fumo e molta guerra, tutta interna ovviamente. Perché alla spaccatura frontale che vive il Movimento su scala nazionale se ne aggiunge, di intifada, una tutta calabrese. Una vera e propria resa dei conti che in alcuni casi degenera in lotta di potere senza quartiere. Non a caso e in tempi non sospetti è stato proprio Morra a suggerire, nel corso di una riunione tra deputati conterranei, di lasciare a casa il simbolo nella corsa per la Regione. Incestuoso l’eventuale abbraccio con il Pd e in ogni caso poco rappresentative ormai le battaglie grilline di vecchia data. Figurarsi poi in una corsa di coalizione, «noi non possiamo allearci non nessuno. Già governare con Zingaretti ci sta facendo crollare, figuriamoci comizi insieme in giro con il Pd – confessa il “sottovoce” di cui sopra -».
Il punto però è che in Calabria si sta crollando troppo e troppo in fretta. E i segnali ovunque sono tutto fuorché rassicuranti. A Rende a maggio non si è preso neanche un consigliere comunale. E a Lamezia l’altro ieri percentuale da lista Pannella, o poco più. «Continuando così siamo finiti, un ricordo da archiviare. Tipo, c’era una volta il Movimento Cinquestelle…». Già, ma perché quasta “sparizione” eccessiva dai consensi conterranei? Eppure qui la Cittadella è in mano altrui, in mano al “nemico”. E si sa che il potere logora le schede “gialle”, soprattutto. Più non gestiscono e meno crollano, i grillini… «Ma non è così, non è così – chiude la fonte “deputata” che però preferisce per statuto l’anonimato -. Gestiamo eccome e in ogni caso passiamo come se gestissimo tutto. Basti pensare alla sanità. Abbiamo fatto tutto noi. Il decreto Calabria che è un vero disastro, ha ucciso del tutto un settore in coma. E la scelta di Cotticelli. Non è bastato occupare la sua stanza giorno e notte. Magari proprio per questo abbiamo offerto l’alibi al “generale” per non fare niente. Ecco, ecco cosa paghiamo di più. I calabresi ci intestano l’ulteriore e definitivo disastro della sanità. E ci intestano Cotticelli. Per quello che ha fatto. E per quello, soprattutto, che non ha fatto…».
I.T.