Sanità, appalti per un miliardo che restano “appesi”…

Salta la commissione del consiglio regionale (per il funerale di De Luca) sulla vicenda delle proroghe sine die in relazione ad alcune gare che non si tengono mai. Nonostante la “mannaia” del “Decreto Calabria” sono 9 i capitoli che la Sua (pur potendoli concludere) tiene a “bagno maria”...

Il feretro del compianto Franco De Luca, nella “sua” Parghelia, tiene lontano quanto basta i consiglieri regionali che oggi dovevano “audire” il “capo” della Sua (Donato) a proposito degli appalti in sanità che vanno avanti in regime di prorogatio. In silente regime di prorogatio, a tutto vantaggio evidentemente di chi può continuare a stampare fatture a colori con stampanti di ultima generazione. All’ordine del giorno quindi (nella commissione presieduta da Mirabello) vi era non un punto banale né qualsiasi ma centinaia e centinaia di milioni di euro che si “tramandano” di anno in anno per capitoli di gara e appalti che dovrebbero essere inveve nuovamente assegnati e non da oggi. In alcuni casi si tratta di vero e proprio “clamore” e cioè di gare che non si tengono da anni, per una ragione e per un’altra, o di gare fatte che non si assegnano e persino di gare che devono prendere atto di una sentenza del Tar salvo non trovare nessuno che materialmente sia disposto a farlo. Tra personale che manca (nella Sua), tavoli tecnici che saltano, aziende sanitarie e ospedaliere che non collaborano e tutto il fatto appresso il risultato (sconcertante) è che in molti casi continuano sempre gli stessi, a fine mese, a produrre fatture a colori stampate con stampanti di ultima generazione. Per milioni e milioni di euro. Per non dire, poi, della vera e propria sciagura che in materia di appalti rappresenta e ha rappresentato il “Decreto Calabria”. Che come è noto impedisce alla Stazione unica appaltante calabrese di organizzare e programmare nuovi appalti (dopo il lavoro delle aziende sanitarie che devono individuare con i tavoli tecnici i capitoli di gara). Tutto deve essere bandito ormai da stazioni appaltanti di altre regioni che spesso e volentieri, quando sentono parlare di assegnazioni “calabresi”, stringono le spalle e rifiutano l’incombenza. Nel Dca di Cotticelli, però, quello della presa d’atto sostanziale del “Decreto Calabria”, c’è un passaggio in cui è consentito lo stesso alla Sua di procedere. «In relazione alle gare già pubblicate – si legge nel Dca – per le quali sono in corso le procedure di valutazione delle offerte, alcune delle quali pressocché in fase di ultimazione, spetta il diritto della Sua di concludere il procedimento di gara fino all’aggiudicazione e successivamente alla stipula della Convenzione spetterà il diritto degli Enti del Servizio sanitario regionale di aderire mediante singoli ordinativi di fornitura; di definire, quanto sopra riportato improrogabilmente entro il 30 agosto 2019».
Nel buio fitto quindi del Decreto Calabria, una vera e propria sciagura in materia, una finestrella di luce. Alcune gare la Sua le può concludere lo stesso e sono quelle «già pubblicate e con le procedure di valutazione in corso» per non dire di quelle «in fase di ultimazione». Bene, da quanto si apprende non sono poche quelle che allo stato si trovano in questa situazione. Sono ben 9 e messe tutte assieme superano il miliardo di euro di appalti. Sì, cifra a nove zeri. C’è quella “monstre” della fornitura di farmaci (664 milioni) che si trova schedata come “definiti atti di gara”. C’è il servizio di lavanolo per Asp e ospedali, 43 milioni (anche qui, “definiti atti di gara”). C’è la fornitura di materiale per trattamenti emodialitici. E perché no, c’è la ristorazione per Asp e ospedali, Annunziata su tutti. Tecnicamente si potrebbe procedere, questo prescrive il Dca di Cotticelli (nonostante il Decreto Calabria). Ma chissà perché, o per chi, non si muove foglia nel mentre più o meno sempre gli stessi continuano ogni mese a stampare brillanti fatture a colori con stampanti di ultimissima generazione…

I.T.