Regionali, si fa strada Gualtieri. Il “poliziotto” che ha catturato Provenzano

Il catanzarese ex prefetto, questore, capo della Squadra mobile nelle più calde piazze del crimine del Sud è presente nella terna dei nomi che Pd e Cinquestelle “studiano” per la presidenza della Regione

Pippo Callipo divide. Alimenta “l’intifada” grillina tra elettori e soprattutto tra eletti (17 parlamentari Cinquestelle, come abbiamo scritto, non vogliono l’alleanza con il Pd). Ferdinando Laghi spacca un po’ meno, ma paga il “dazio” di una minore popolarità. Diciamo che si deve perdere qualche settimana in più per farlo conoscere. Giuseppe Gualtieri no, tutt’altro. L’ex prefetto e questore e capo delle Mobili più infuocate del Sud (è lui che da “capo” ha catturato il boss Provenzano) niente affatto. Non devi spiegare nulla della sua griffe. Un nome, una garanzia. E soprattutto sposta l’attenzione dalla “pentola” in ebollizione dei Cinquestelle, che al loro interno se le stanno dando di santa ragione, al palcoscenico più pregiato del civico per eccellenza, inteso stavolta come istituzionalizzato e insignito. Di tutti e quindi di nessuno, la nomination di Giuseppe Gualtueri. E anche per questo risolverebbe non poche rogne all’interno della “piattaforma” di Casaleggio e del Nazareno con vista, l’una e l’altro, sulle pene di Calabria in termini di lotte intestine e guai in vista. Della serie, nessuno potrebbe dire di averla spuntata e nessuno, dall’interno del Movimento e del partito, potrebbe esaltarsi per averla “spinta” con successo la candidatura più di qualcun altro. Perché Gualtieri, se la spunta dalla terna della trattativa col Pd e soprattutto se accetta e ha voglia di quest’altra avventura e questa volta contro “criminali” a volto coperto, non ha davvero bisogno di presentazioni.
Catanzarese (con cittadinanza onoraria) del ’54 ha legato la sua riconoscibilità mediatica alla cattura del super boss Provenzano. Dopo aver diretto le Squadre mobili di Reggio (sezione Gioia Tauro) e Vibo arriva a Palermo da una parentesi al commissariato di Siderno. Qui, nel capoluogo siciliano, mette il timbro alla cattura del super latitante da 40 anni. Anche per questo, ma non solo, nel 2017 diventa prefetto per “meriti” prima di essere assegnato al Palazzo del governo di Vibo Valentia. Ma è stato anche questore a Trapani, Caserta, Potenza e Catania e persino Corleone gli ha consegnato la cittadinanza onoraria. Ha prestato il suo servizio anche al ministero degli Interni e alla presidenza del Consiglio dei ministri e dopo la bufera Stige della Dda di Catanzaro, che ha decapitato Cirò, è stato nominato commissario prefettizio nel Comune del Crotonese. Figura centrale dell’anticrimine calabrese negli anni Ottanta ha lavorato anche per la Criminalpol. Di tutto e di più per Giuseppe Gualtieri. Una delle griffe calabresi più prestigiose in termini di contrasto al crimine in tutto il Mezzogiorno, anche sotto il profilo poi strettamente istituzionale. Dentro la “polveriera” Cinquestelle è questo un nome che potrebbe aiutare a spostare l’attenzione ma intanto, i grillini, hanno preso tempo prima di allontanare le nebbie. La lettera di fuoco dei 17 parlamentari contro l’accordo con il Pd è tutto fuorché un balsamo per la futura alleanza in Calabria con il partito di Zingaretti. E se Callipo divide e Laghi abbassa l’audience Gualtieri aggiusta l’una e l’altra cosa, pensa chi se ne intende dall’interno e che tifa per l’accordo. Ma intanto Di Maio prima deve digerire la lettera dei ribelli. Poi c’è da pescare nella terna di nomi e poi c’è da chiedere al super poliziotto e prefetto e cittadino onorario Gualtieri che ne pensa…

I.T.