Corruzione e falso, chiesto il processo per Facciolla e Greco

Rischia di finire a processo il procuratore capo di Castrovillari Eugenio Facciolla. Nei suoi confronti, infatti, la Procura di Salerno ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito di un’inchiesta che lo vede coinvolto unitamente ad altre quattro persone: il maresciallo dei carabinieri forestali Carmine Greco, 53 anni di Camigliatello Silano; un agente della polstrada di Cosenza Vito Tignanelli, 50 anni, di Pietrafitta (Cs), la moglie di quest’ultimo Marisa Aquino, 47 anni di Pietrafitta (titolare di una società, la Stm srl, che si occupa del noleggio di apparecchiature per attività di intercettazione) e il carabiniere Alessandro Vincenzo Nota, 35 anni di Cosenza. Tutti e cinque dovranno comparire il prossimo 27 novembre dinanzi al gup del Tribunale di Salerno Giandomenico D’Agostino per l’udienza preliminare che dovrà esaminare la richiesta di rinvio a giudizio disposta dal pm titolare delle indagini.

Le accuse a Facciolla. In particolare la Procura di Salerno contesta a Facciolla di aver affidato il noleggio di apparecchiature nell’ambito di attività di intercettazione alla Stm srl unipersonale, società formalmente intestata a Marisa Aquino ma – secondo l’accusa – amministrata di fatto dal marito Vito Tignanelli, agente in servizio alla Polizia stradale di Cosenza con il quale il magistrato avrebbe intrattenuto “relazioni personali risalenti a circa venti anni addietro”. In pratica Facciolla è accusato di aver procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale alla Stm uni personale srl e di aver “indebitamente” ricevuto una serie di utilità tra le quali “il servizio di videosorveglianza attivato nella primavera del 2017 dalla Stm srl su espressa indicazione – si legge nel capo di imputazione – di Aquino Marisa in assenza di contratto o di documentazione idonea ad attestare la fornitura con l’installazione di due videocamere che inquadravano il parcheggio antistante e l’ingresso della sua abitazione sita in Cosenza”. Per questo motivo Facciolla deve rispondere del reato di corruzione nell’esercizio delle sue funzioni.

Il ruolo del maresciallo Greco. Nell’inchiesta è finito anche il comandante della Stazione carabinieri forestali di Cava di Melis Carmine Greco, accusato (in concorso con il procuratore Facciolla) di falso ideologico e materiale commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici. “Dopo l’avvenuto arresto di Antonio Spadafora da parte della Dda di Catanzaro nell’ambito dell’operazione denominata “Stige”, Facciolla – si legge nel capo di imputazione che sostiene la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Salerno – e Greco concordavano la redazione di una annotazione nella quale fossero descritte le attività informative che quest’ultimo aveva acquisito mesi prima nel corso di interlocuzioni con Antonio Spadafora documento risultato materialmente falso recando la data del 31.12.2017, laddove Carmine Greco in quel giorno non risultava in servizio e, sulla base di accertamenti eseguiti sul computer di quest’ultimo, il file risultava generato il 15.1.2018 e modificato l’ultima volta il 19.2.2018”. Secondo l’accusa, il procuratore di Castrovillari Facciolla avrebbe suggerito a Carmine Greco la redazione dell’atto e la sua retrodatazione.