Il Pd e la “cambiale” Iacucci (che non si può più onorare…)

 La trattativa con i Cinquestelle “inciampa” sul nome del presidente della Provincia di Cosenza. A cui Graziano (come ricompensa per le Europee) aveva fatto intravedere la nomination per la presidenza della Regione. Ora la stagione “giallorossa” cambia le carte in tavola mentre a Palazzo XV Marzo non sono mai state assegnate le deleghe

Un’era geologica fa, quando Pd e Cinquestelle finanziavano web social per gli insulti reciproci più ad effetto, a Franco Iacucci è stato più o meno chiesto di “sacrificarsi” per le Europee. Corri Franco, e “disturba” e occupa questa parte di campo (più o meno il senso dell’investitura). Poi ci sono le Regionali e tu puoi essere niente di meno che il candidato alla presidenza della Regione (da qui la “cambiale” firmata). È del commissario regionale del Pd la “pensata”, far scendere in campo il presidente della Provincia di Cosenza intanto nella competizione continentale. Poi, una volta pesato il “sacrificio”, progetto finale con vista sulla Cittadella. Un’era geologica fa, quando i pentastellati erano il nemico da abbattere, la “pensata” di Stefano Graziano (e di qualche altro nome del cerchio magico romano zingarettiano) si poteva fare. La “cambiale” è stata controfirmata con l’impegno di portarla all’incasso, naturalmente all’interno di un progetto tutto proteso alla sostituzione in corsa della ricandidatura di Mario Oliverio. Ad era geologica traumaticamente consumata, invece, succede che il tavolo cambia colore, i web social non si possono insultare più, le trattative per le Regionali si tingono anche di giallo e la “cambiale” di Franco Iacucci nessuno è più in grado di portarla all’incasso. Di risibile evidenza il ragionamento dei giocatori di scacchi in queste ore, «come lo portiamo il nome di Franco ai Cinquestelle una volta che abbiamo detto che la stagione Oliverio è tutta da archiviare?». E infatti il nome di Iacucci non si avrà neanche il “coraggio” di avanzarlo, quando si apparecchierà per davvero il tavolo ufficiale tra Pd e Cinquestelle (le trattative informali e in piedi e in piena galleria Sordi a Roma sono state invece già avviate da tempo). E a Iacucci, quando è andata bene, verrà proposto di rivestirsi semmai nuovamente da gendarme. In trincea a procacciare voti per sé e per il Pd, con la complicata partita sullo sfondo dell’ingresso in consiglio regionale. Nuovamente la sfida delle preferenze, per il presidente della Provincia di Cosenza. Palazzo che nel frattempo, commentano consiglieri indispettiti e poco sorpresi, è senza deleghe e senza poteri, mai assegnati dall’inizio della legislatura. Da quando è stato rieletto il consiglio, siamo febbraio, Iacucci non ha mai consegnato deleghe a nessuno e nemmeno al vicepresidente, precedentemente barattato con i Gentile. Era tutto stabilito, tutto pronto. Bartucci, uomo di Tonino Gentile, alla vicepresidenza della Provincia, a corollario di un sodalizio politico non inedito tra i due. Poi è accaduto che Bartucci non è stato eletto in consiglio comunale a Rende e di conseguenza è evaporata la sua presenza pure a Palazzo XV Marzo. Senza vicepresidente e senza nessuna delega assegnata da febbraio. Così si viaggia in Provincia di Cosenza. E non mancano i maligni che un sospetto ormai non lo tengono più sottotraccia. A chi la dà e a chi la promette la delega, Iacucci, il tutto sarebbe finalizzato al consumarsi delle elezioni regionali. Così, magari, il presidente riesce a tenere tutti sulla corda. Come si fa nelle corsa dei cavalli. Solo a quelli che ce la mettono tutta e arrivano davanti si dà lo zuccherino…

 

I.T.