Le dimissioni (forzate) di Schael. Il “fulmine” senza “tuono”

Il sub commissario alla sanità di Calabria che va via all'improvviso dopo aver comandato quasi da solo l'ufficio fino a venerdì. Cosa bolle in pentola per davvero? Ma la pentola, a questo punto, bolle ancora?


Quasi sempre tra gli ultimi a chiudere l’ufficio, «con le luci accese fino a tarda ora» spiffera chi ha dovuto per forza far più tardi di lui. Luci accese nell’ufficio del commissario alla sanità di Calabria e Thomas Schael (con la fidata Greco, ottima intesa “tecnica” tra i due) a lavorare per le corsie della salute. Di giorno e di notte. Luci accese fino a tardi quindi, e solo chi vivrà dirà se solo per il benessere dei conterranei. Protocollo stretto, del resto. Ci vuole conoscenza della materia e la giusta esperienza. Carta intestata, analisi dei numeri e la firma (il giorno dopo, magari senza neanche leggere) dell’uomo in divisa. E questo fino ai preliminari dell’ultimo week end, quello appena passato. Quello che all’improvviso, al risveglio del lunedì, consegna le dimissioni proprio del sub commissario alla sanità di Calabria. L’addio di Schael, che fino a venerdì ha consapevolmente spadroneggiato di giorno e di notte nell’ufficio del commissario anche in considerazione delle sue conoscenze oggettivamente superiori rispetto al circondario, non fosse altro che per il suo passato all’Asl di Crotone (comprensorio dove ha conservato buone amicizie…). Sbatte la porta accuratamente insonorizzata e va via a piedi scalzi, provando a non far rumore. Azzardando la via d’uscita delle «incomprensioni politiche». Come non fosse stato fino all’altro giorno l’assoluto protagonista delle rotte infuocate di tutto l’Ufficio. Come un comandante non in capo che sul punto di guidare la nave con stelle decide di gettarsi in mare. «Fino all’altro giorno ha chiamato le stazioni uniche delle altre regioni per far appaltare la mega gara dei farmaci per la Calabria, visto che la Sua per decreto non può» confessa chi dalle parti dell’Ufficio c’era e ci rimane. Tutto in un week end, allora. Dal comandante in pectore, al netto delle firme più o meno ad occhi chiusi da far apporre all’uomo in divisa e dopo notti di lavoro con la fidata Greco, alle dimissioni. «Per motivi personali» recita il ministro Grillo allungando il naso oltre il culturalmente consentito. «Perché alla farsa in pochi credono, deve esserci dell’altro e anche di molto importante» è la voce sapiente di cui sopra. Già, probabilmente non a torto. Quale è allora la vera ragione alla base delle clamorose (perché inattese) dimissioni di Schael? Si è allontanato prima del crollo della casa o al contrario per non farla crollare? Che significato attribuire all’abbandono di una nave che si è sostanzialmente guidata fin qui? La si disconosce, ci si scanza o la si “salva”? Con il suo addio Schael ha fatto il “fulmine” sperando di salvare la baracca dal “tuono”? E soprattutto, è stato Schael ad andar via o non è accaduto piuttosto che qualcuno lo ha condotto alla scelta sotto “forzati” consigli? Il classico barile di “piombo” da sacrificare (perché nel frattempo “appesantito”…) gettandolo in mare allo scopo di salvare il resto dell’equipaggio? Non è un incrocio banale questo per le sorti (poco) progressive di Calabria questo. E non solo per i miliardi di euro fin qui che in qualche modo ha mosso l’ufficio del commissario. E nemmeno solo per i fondi che anche inaspettatamente hanno ripreso a incrementare il viale della “Magna Graecia”, quello di Pitagora per intenderci (Crotone). E persino nemmeno solo persino per le “notti” con le luci accese trascorse (non da solo) in ufficio a preparare decreti soltanto da far firmare all’uomo in divisa. È un incrocio non banale questo, quello delle clamorose dimissioni di Schael apparentemente senza motivazioni, perché proprio lui ha vestito i panni del “generale” senza stelle a capo della rivoluzione del decreto Calabria. Il decreto del ministro. Il decreto dei Cinquestelle. Il decreto del governo. E Schael ha vestito i panni di primo attore fin qui, l’assoluto protagonista. Finché non ha sbattuto la porta ed è andato via. Oppure, peggio ancora, gliel’hanno fatta sbattere. E magari chi gliel’ha fatta sbattere non immaginava di poterlo fare, infondo gli è andata bene così. Ha “strozzato” un temporale. Lo ha sterilizzato. Ha fatto fare il “lampo” senza il “tuono”…

I.T.