La via giudiziaria, se questa è l’ultima carta per “fermare” Oliverio…

Chi dall'interno del Pd e del centrosinistra si oppone alla sua ricandidatura confida in incursioni ulteriori della magistratura. Prefigurando, o auspicando, persino arresti

Michele Emiliano è stato (drammaticamente) più chiaro di tutti qualche giorno fa. Se non mi arrestano prima io mi ricandido alla presidenza della Regione Puglia. Di fatto sentenziando con duttilità double face due cose, appunto. Che altre vie, per esempio politiche, non ce ne sono per farlo fuori perchè se c’è qualcuno che ha attributi e voti sul tavolo li conti ora programmando primarie o taccia per sempre. E poi, altra “sentenza” che arriva da Bari direttamente dal governatore momentaneamente non magistrato ma pur sempre sbirro dentro, che se è questo (quello giudiziario) l’ultimo incrocio vuol dire che c’è qualcuno che ci confida di sopra come strategia politica. Non avendo, per l’appunto, altro di politicamente rilevante da opporre. Emiliano per la verità ha detto altro nel suo “sfogo” a forma di annunciazione. E cioè che lo scandalo del Csm gli ha fatto venire in mente strani (e sconcertanti) pensieri a proposito di Lotti e della ingerenza renziana nel potere delle toghe (anche delle toghe che lo indagano). Ma questa pagina è ancora troppo prematura per poterla copiare a penna, nonostante l’elenco dei pm in giro per il Paese di chiara fede lottiana e renziana sia noto a tutti. Anche ai grandi giornali. Al netto delle sue iperboli una cosa la dice però Emiliano. La lotta politica ormai si nutre di disgrazie o disavventure giudiziarie. E solo un paio di centinaia di chilometri più giù c’è Mario Oliverio che vive la stessa fase. Anche in stadio più avanzato se si tiene conto della Cassazione che sgretola l’obbligo di dimora che per tutto l’inverno lo ha confinato a San Giovanni in Fiore. Dentro fumose riunioni segrete senza aria condizionata. A margine di manifestazioni o di comizi o di “reunion” a caccia di adepti e soldi la voce è unica dalle viscere di quel Pd che Oliverio non lo vuol vedere ricandidato. 《Succederà qualcosa, di grosso》. Ovviamente di non politico se è vero come è vero che fin qui non sono andate a segno tutte le “trappole” politiche nè, tantomeno, è mai venuto fuori un altro candidato da opporre a Oliverio (e dire che di cose da migliorare ce ne sarebbero e ce ne sono dentro la Cittadella, eccome se ce ne sono). Non solo. Al T Hotel di Lamezia Orlando non ha pronunciato quelle frasi che qualcuno attendeva e a Soverato e a Reggio Oliverio ha finito per raccogliere applausi e incoraggiamenti. Persino esagerati, se percepiti da un osservatorio che analizza anche difficoltà e problemi che vive la regione. Eppure non è di questo che parla chi si oppone a Oliverio nè è a questo che fa riferimento quando prefigura a bordo riunioni (confidandoci sopra evidentemente) ulteriori incursioni giudiziarie. Con arresti annessi. E questo scenario, evidentemente, come dirompente ancorchè unica via per eliminare Oliverio dalla scena. Come se altre, che pure ve ne sono ma di natura “politica”, non ve ne fossero. Ma soprattutto come se la magistratura fosse ultima istanza, o “camera di compensazione”, per giungere in soccorso della battaglia politica, evidentemente lacunosa. Fortuna che la magistratura, specie poi quella di prestigio che non manca di certo, segue i suoi impulsi e le sue strade. E raramente si lascia trascinare nelle beghe di partito…