La piazza, la folla, i selfie e l’abbraccio tra Zingaretti e Oliverio

Il giorno della protesta a Reggio che colora di rosso le rivendicazioni e unisce sigle sindacali e Pd

Quando Tonino Russo, leader della Cisl regionale, “accende” corso Garibaldi dal palco è stato più o meno come gettare un fiammifero acceso in una tanica di benzina. Il caldo a tratti opprimente ha fatto poi il resto. 《Ringrazio il governatore Mario Oliverio per aver aderito singolarmente e come giunta regionale alla manifestazione di oggi》. In meno di niente e con spontaneità che poi non si controlla parte un applauso virale. Contagioso. Che vale per la manifestazione contro il governo 《che è contro il Sud》. Vale per Tonino Russo. E vale soprattutto per Mario Oliverio che si scalda in volto e fa da contrasto con la maglietta azzurra che indossa. Ad Oliverio non appartiene la generation dei selfie renziani o salviniani eppure corso Garibaldi gliene chiede parecchi. Da un lato e dall’altro della folla che ormai Tonino Russo ha scaldato ulteriormente. Ed è proprio nel cuore del corso e nel pieno delle due ali di folla che Mario Oliverio incrocia Nicola Zingaretti. L’abbraccio tra i due è tanto sincero e caldo quanto descrittivo. E narra di un afflato per niente perimetrabile nell’istituzionale. Un afflato tra due ex presidenti di Provincia. Tra due presidenti di Regione. Ma soprattutto tra il leader nazionale del Pd e il governatore-amico di una regione sulla linea del fronte. Tra il nuovo segretario del partito della rivincita nazionale, per il popolo di sinistra, e il presidente di Regione che si appresta a riaffrontare il giudizio delle urne. E tutti e due sotto la stessa bandiera. Poche parole, essenziali. Il resto lo ha fatto il corso caldo di Reggio che non ha risparmiato conciliaboli fitti tra Oliverio e i segretari nazionali di Cgil e Cisl, Landini e Furlan. Anche questa, “riconciliazione” di piazza tra sigle sindacali e principale partito della sinistra, che il corso principale di Reggio ha consegnato agli archivi. Il sabato (caldo) di un giorno di lotta contro il governo 《che abbandona il Sud》.