Giachetti: Marini “allontanata” dal Pd e Oliverio no. Zingaretti: 《No al giustizialismo di partito》

L'ennesima questione etica (la "bomba" Lotti) spacca i democratici a tutti i livelli. Ma il segretario tiene dritta la barra

Il segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti 
ANSA/CLAUDIO PERI

Chiusi in un bunker vengono definiti i renziani in queste ore. A più livelli e a tutte le latitudini. E non potrebbe essere diversamente del resto, con Luca Lotti al centro della trama oscura tra le più inquietanti della storia del Paese. E scatta la rappresaglia tutta interna, peraltro in coincidenza con la nascita della segreteria di Zingaretti completamente senza renziani dentro. I quali si sentono attaccati dall’interno, dal profondo del partito. E da Boschi ad Ascani è una difesa del fortino Lotti. 《Attaccati più dai compagni che dall’esterno》 è il refrain. Con Zanda nel mirino per via di una durissima intervista sul Corriere (《Lotti farebbe bene a dimettersi dal Pd》) e con l’ennesima e definitiva questione morale che spacca in modo tombale il dna del partito. L’incrocio è uno, e poco ha a che fare con il profilo penale di quanto emerso dalle intercettazioni. È sopportabile per il nuovo corso di Zingaretti il risiko delle procure del Paese nel chiuso carbonaro e notturno di in hotel con Lotti e Ferri dentro? Secondo Giachetti invece è il solito doppio trattamento e solita doppia morale. 《A Marini indagata hanno chiesto le dimissioni dal Pd, a Oliverio ed Emiliano no》. Nel frattempo però, sul punto, Zingaretti tiene dritta la barra. La rotta. E non confonde il garantismo endemico del partito con il quadro sconcertante delle riunioni notturne con Palamara. 《L’autosospensione di Lotti non è una fuga, è un difendersi meglio. Noi garantisti sempre. Il giustizialismo di partito è un tritacarne, l’inizio dei regimi totalitari》.