Da Manna a Stasi: le Regionali iniziano ora

Turno di ballottaggio cruciale quello di domenica in vista della grande partita invernale per la conquista della Cittadella

Lo start ufficiale non serve, il semaforo è verde da ora in poi. Le grandi manovre in vista delle Regionali di pieno inverno conoscono con questo turno di ballottaggio non solo un’accelerazione, fisiologica peraltro. Ma un’impronta decisiva, essenziale. Che poggia su due “gambe”: indietro non si torna (tranne rare eccezioni) e le “terre di mezzo”, o le grandi ammucchiate per sedersi a tavola, sono vivamente sconsigliate. Un poker perfetto nella sua simbologia quello dei ballottaggi di Calabria. Due sindaci rieletti in continuità. Uno che torna in sella dove c’era già stato. E un altro che ha magificamente incarnato la “solitudine” della voce libera, la new entry giovanile contro il volto compassato dalle poltrone. Come dire, un gol a porta vuota di questi tempi.

Quasi li avesse selezionati un campione statistico i ballottaggi di Calabria. Ovunque perde il progetto della grande ammucchiata, lo stare insieme per forza, le tresche sopra e sotto il tavolo nell’eterna via di mezzo che non vuol perdere mai. E ovunque perde nelle sue singolarità il progetto ibrido di alcuni consiglieri regionali di Pd o di Forza Italia di mettersi di traverso, di contarsi, di farsi pesare come indispensabili. È successo a Rende, a Montalto ma anche a Corigliano Rossano. Inutile contarli. Sono lì. Chi più chi meno è sceso in campo e ha provato a rendersi imprescindibile per vincere o per far perdere, naturalmente allo scopo di giocare in proprio in vista delle Regionali. I nomi sono lì, chi ha perso lo sa bene a cosa si fa riferimento. Alcuni consiglieri regionali del Pd o parlamentari sono scesi direttamente e pubblicamente in campo a fianco di chi ora è stato sonoramente battuto, avranno di che riflettere. A Rende come a Montalto i giochi di prestigio sopra e sotto il tavolo hanno provato a indebolire Manna e Caracciolo gettando la palla oltre il campo da gioco. Mischiando carte comunali con scenari regionali. Immaginando di battere in un colpo solo sia la regnanza attuale della Cittadella sia quella oggi rintracciabile nell’asse Occhiuto-Santelli. Entrambe le “dimensioni” presenti (ma senza esagerare) nel retaggio dell’ultimo tratto sia di Manna che di Caracciolo. A Rende e a Montalto i frequentatori della “terra di mezzo”, dell’ibrido che si identifica nelle manovre di disturbo (a destra come a manca) hanno conosciuto una sconfitta esemplare. Che è di sostanza, con i clamorosi ceffoni presi da Sandro Principe e da Ugo Gravina. Ma anche di forma perché i frequentatori della “terra di mezzo” hanno commesso un errore imperdonabile a queste latitudini. Hanno sottovalutato proprio quello che non dovevano sottovalutare, e cioè gli avversari. Marcello Manna e Pietro Caracciolo, i sindaci uscenti. I protagonisti indiscussi di una riconferma che è sempre molto più complessa della prima volta. Due corse e due progetti civici (con la politica un passo indietro ma non contro) che hanno preferito provare a vincere per davvero e senza spartire nulla piuttosto che vincere rimanendo ostaggi. Due facce e due profili che hanno riconvinto i rispettivi elettorati non solo però per il modello civico riproposto, che pure è risultato vincente ancora una volta. Quanto perché dall’altra parte s’è organizzato un assalto al fortino, con relative “insalate miste”, pur di farli fuori. Impastandoci dentro anche ricatti interni in vista delle Regionali. Mescolando anche quello che epidermicamente non si può mescolare. Il resto lo ha fatto il trash di Principe a Rende, il remake impresentabile di Gravina a Montalto con in mezzo, in tutte e due le città dell’area urbana, compagnie di viaggio che se ne sono date di santa ragione gli uni contro gli altri salvo poi ripresentarsi insieme per battere il nemico comune. La gente non ha gradito. E ha preferito la continuità. Da Rende e Montalto indietro non si torna ma è questo allora il “modello” paradigmatico? Mica tanto. Perché da giù, dalla Piana di Gioia Tauro, arriva un segnale opposto. La città rielegge Aldo Alessio e lo porta in trionfo nella notte come se avesse vinto i mondiali l’Italia del pallone. E Aldo Alessio il sindaco a Gioia Tauro l’ha già fatto, come Principe a Rende e Gravina a Montalto. Gioia Tauro ha gradito, l’area urbana di Cosenza no. Chissà perché.

Ma c’è tutto in questo poker simbolico dei ballottaggi di Calabria. C’è pure il vincitore che spacca, la new entry che non c’entra niente con niente ma spacca lo stesso e anzi proprio per questo. Stasi a Corigliano Rossano, di lui stiamo parlando. Fa il 70% ed umilia il “generale” Graziano di sicuro più conosciuto di lui. “Generale” che paga tutte insieme le debolezze della vecchia politica e dei suoi “miscugli”. Paga il giovanotto dall’altra parte che parla libero e picchia duro. Paga il primo voto della città unica dello Jonio, una delle più grandi della regione. Paga che la gente è incazzata per davvero. E paga la sua cordata, quella che ha rappresentato e che gli sta dietro. Fino a ieri invincibile, oggi percepita come “insalata” esageratamente attaccata al potere.

Un po’ “grillino” vecchio e primordiale stampo il voto dello Jonio, con venature evidenti di sinistra sinistra. Il remake che piace invece a Gioia Tauro. Il volto buono, il passato che quando non è archiviato del tutto può tornare e anzi è meglio se torna. Il trionfo della continuità a Rende e a Montalto ma soprattutto due cazzotti nel viso a chi frequenta la “terra di mezzo”, a destra come a manca. Che non sa perdere né uscire di scena e che non sa neanche immaginare di poterlo fare. Finché non diventa necessario. Ora sì che le Regionali possono iniziare per davvero…

 

I.T.