Alle origini del civismo…

Il sabato di Mario Occhiuto che presenta la sua (auto)candidatura alla presidenza della Regione, tra bandiere di partito tenute coperte e un passato che non può che riemergere. Intanto il magistrato Chinè (Lega) cede al pressing e correrà per la Cittadella

Un giorno si inventeranno il civismo, la spontaneità (finta) della società. Accadrà quando le bandiere di partito saranno fallite e accadrà quando tornerà comodo rimuovere il passato》. Luigi Bisignani è una specie di profeta moderno che viene “dall’inferno”. Conosce tutte le magagne del Palazzo e ne preconizza persino le evoluzioni successive. A Giovanni Minoli nel mitico contenitore “Mixer” consegna tempo fa questa che è una perla, a ben vedere. Quando le sigle di partito non tireranno più e quando tornerà comodo far dimenticare il recente passato cosa c’è di meglio di una grande ammucchiata civica. Deve averci pensato di sicuro anche Mario Occhiuto, non per forza avendo visto il talk di Minoli con Bisignani. Il “suo” sabato, di Mario Occhiuto, del resto è pronto. L’agroalimentare di Lamezia pure, tristemente noto in passato per gli psicodrammi dell’era Loiero. 《Ho un progetto per la Calabria》 recita il sindaco di Cosenza in locandina. Pronto, a meno di due anni dalla rielezione a Palazzo dei Bruzi, a lasciare la città per dedicarsi ai calabresi. Il suo progetto lo spiegherà in meno di un’ora, giura chi se ne intende. Non tanto per la sveltezza della dialettica e del verbo quanto per la secchezza delle idee. Essenziali e innovative, promettono dal suo entourage. Nel mentre parte a raffica la contraerei dei suoi debiti conclamati e ribaltati tra le casse del municipio di Cosenza, dopo l’ultima sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro. Segno evidente che siamo solo all’inizio delle ostilità. Occhiuto parlerà da sindaco e da “civico”, questa la scommessa. Che poi è anche una necessità. Perchè Forza Italia oggi come oggi tira tra la gente come una motoape in autostrada e perchè il tavolo del centrodestra è tutto fuorché fatto e unito, di questi tempi. Con percentuali tutte da vivere alle Europee e con Berlusconi che rischia di conoscere in vita la fine di ciò che per lui non poteva finire. Come l’innaturalità di un padre che vede morire il figlio. Qualche malelingua sussurra pure che Occhiuto abbia scelto per forza di accelerare i tempi, così da poter vivere con più “protezione” e senso di vittimismo politico i possibili “temporali estivi”. Sarà. Ma è sostanzialmente civico l’appuntamento nel sabato di Mario Occhiuto. Con buona pace di Bisignani che aveva già descritto tutto.

Poi ogni “civico” ha il suo retaggio e le sue radici, anche malgrado. E come non ricordare le cavalcate, quelle sì partitiche, di Mario Occhiuto (specie la prima poi). Con “l’imperatore” Scopelliti a benedire a Cosenza se stesso e il sindaco trionfante. Un bagno di popolo, e di partito e di facce, nella memoria dei calabresi. Di tutti i calabresi. Ma oggi vuole essere civico il sabato di Mario Occhiuto. E non potrebbe essere diversamente, a ben vedere. Qui Bisignani non basta perchè qualche partito in verità c’è che scalpita. Meloni proprio oggi rivendica la corsa per Wanda Ferro mentre il consigliere di Stato di Bovalino, Giuseppe Chinè, poco più che 50enne, avrebbe sciolto la sua riserva. Cedendo al pressing di Salvini. Il vicepremier lo avrebbe convinto a lasciare il gabinetto del Miur per correre verso la Cittadella. Con la Lega da traino, si intende. Ma intanto c’è il sabato di Mario Occhiuto…