Il “cemento di Dio” e l’acquisto che sfuma per la nuova sede del Tar

Nelle scorse settimane l'Agenzia del demanio ha bollato come eccessivo il prezzo dell'immobile “chiavi in mano” messo a disposizione da un imprenditore in collaborazione con la Curia catanzarese. Si può procedere invece con il canone di fitto perché giudicato congruo

 Sfuma (per ora) l’acquisto dei locali di via Massara a Catanzaro (la vecchia sede della giunta regionale) che dovevano essere adibiti a nuova sede del Tar Calabria. Il progetto di un imprenditore, in collaborazione con la Curia del capoluogo, è risultato vincente all’interno di una selezione pubblica chiamata a valutare diverse soluzioni, ovviamente sempre tenendo conto di alcune condizioni come la centralità del locale stesso così come le condizioni generali, i parcheggi, la sicurezza, la conrguità del prezzo. All’interno del bando per la selezione pubblica si sono tenute in considerazione due ipotesi altrettando valide e potenzialmente vicenti. La prima scelta del Tar e cioè una nuova sede attraverso l’acquisto di un immobile già esistente. E in subordine un canone annuo di locazione per più anni. È risultato vincente, come detto, il progetto di un costruttore in collaborazione con la Curia proprietaria dello stabile. Progetto che prevede naturalmente la sede completa e sostanzialmente rifatta e poi da rivendere allo stesso Tar, un punto questo che altri concorrenti alla gara hanno ritenuto non del tutto chiarito fino in fondo (così come la centralità della nuova sede da rintracciare nel cuore di Catanzaro). Dopo una valutazione del progetto stesso che è risultato valido sotto diversi aspetti s’è poi valutata la congruità del prezzo di vendita fissato in più di 11 milioni di euro. E per questo è diventata centrale la valutazione dell’Agenzia del demanio che ha ritenuto eccessivo il prezzo di vendita fissato, addirittura il doppio di quello considerato razionale e di mercato. Nello stesso tempo, però, la stessa Agenzia ha dato il via libera al canone di locazione dell’edificio per oltre 300mila euro all’anno.

 

                                                                                                     I.T.