Sanità, Belcastro sulla mobilità passiva: la Regione non ha mai monitorato…

Audizione in commissione del dg del dipartimento (CHE PUBBLICHIAMO), 《nessuno in questi anni ha controllato》. Guccione: abbiamo pagato ricoveri di altre regioni

Una giornata di sole, come lo stesso Belcastro la preferisce incorniciare. Il 14 di febbraio, due ore di audizione del dg del dipartimento Sanità in commissione sanità. Due ore nelle quali rivendica l’ottimo risultato portato a casa in termini di milioni, per quanto riguarda il riparto delle somme da dividere tra Regioni. Ma due ore nelle quali lancia un allarme, autorevolissimo per altro. Nessuno ha controllato e confrontato i dati sulla spesa per la mobilità passiva, i ricoveri dei conterranei fuori regione. Con il rischio concreto di aver pagato fior di milioni per ricoveri che non hanno avuto nulla a che fare con i calabresi. Ma ecco l’audizione COMPLETA.

Sul punto è intervenuto il consigliere regionale Guccione che interroga Oliverio e chiede conto dell’ipotesi del mancato controllo per il quale ci sarebbe stato un esborso di centinaia di milioni di euro per le casse della Regione.

«Roba da non crederci. In questi quattro anni e mezzo di legislatura abbiamo pagato decine di milioni di euro per non aver contestato, nella Conferenza dei presidenti sul riparto del Fondo sanitario, il dato dell’emigrazione passiva che in questi anni ha raggiunto 320 milioni di euro.

Un dato incredibile, come quello di aver pagato 4 milioni e 699mila euro per prestazioni di pazienti che alla fine si è scoperto non residenti in Calabria. O ancora il non aver contestato, per quanto riguarda i ricoveri “flusso A” pari a 222 milioni di mobilità passiva nel 2017 che avrebbe potuto farci risparmiare 36 milioni di euro».

È quanto ha affermato il consigliere regionale Carlo Guccione che ha inviato un’interrogazione al presidente della Regione Mario Oliverio.

«Potrebbero essere decine gli esempi, come evidenziato nella riunione della Terza Commissione “Sanità, attività sociali, culturali e formative” della Regione Calabria, dello scorso 14 febbraio, dal dirigente generale del Dipartimento sanità della Regione Calabria, Antonio Belcastro: di fatto, per gli anni passati, siamo stati condannati in contumacia per non aver sollevato il problema anche perché gli esercizi finanziari risultavano ormai definiti con un danno di almeno duecento milioni di euro per la nostra regione.

Il direttore generale ci ha informato di aver inviato nel mese di febbraio una relazione dettagliata alla Conferenza dei presidenti, al coordinatore vicario che sono l’assessore del Piemonte e l’assessore dell’Emilia-Romagna, confutando una serie di dati sull’emigrazione passiva. Tutto questo ha permesso – ha spiegato Carlo Guccione – di verificare inesattezze, inappropriatezze e veri e propri errori che alla Calabria sono costati milioni di euro e che solo oggi si è avuto la possibilità, attraverso un’iniziativa del direttore generale Belcastro, di far emergere.

Una responsabilità esclusivamente nostra: non controllando e non contestando negli ultimi cinque anni mai un dato sulla mobilità passiva calabrese, le altre regioni ne hanno approfittato e hanno assunto comportamenti opportunistici e non solo. La Regione Calabria, di fatto, ha causato un danno erariale per centinaia di milioni di euro con il suo comportamento omissivo e pressapochista pagando prestazioni sanitarie ad altre regioni non dovute».

«Si è voluto intraprendere un corpo a corpo con il commissario per il Piano di rientro – ha sottolineato Guccione – ma nello stesso tempo si è smantellato il dipartimento Salute, dove mancano 83 dipendenti e 6 dirigenti. Si è preferito fare scena muta nella Conferenza dei presidenti di Regione nel momento in cui si trattava di contestare e far valere gli interessi della Calabria.

Quella emersa è una situazione gravissima che non può passare sotto silenzio e qualcuno deve prendersi delle responsabilità, per molto meno qualcuno si è dimesso. Una classe dirigente non può presentarsi a Roma con il cappello in mano, ma deve avere schiena dritta nelle sedi istituzionali e far valere gli interessi della nostra regione. Fino ad oggi questo non è accaduto».