‘Ndrangheta: processo lento, ministero dovrà risarcire boss

Luigi Mancuso, per il quale la Dda di Catanzaro aveva chiesto 27 anni di reclusione, al termine del processo e' stato assolto. Lo Stato dovrà pagare la somma complessiva di 5.500 euro

La Corte d’Appello di Salerno (sezione civile) ha condannato il ministero della Giustizia a risarcire il boss della ‘ndrangheta Luigi Mancuso, 65 anni, di Limbadi (Vv), capo dell’omonimo clan, per la lentezza con la quale e’ stato celebrato, a Vibo Valentia, il maxiprocesso “Genesi”, giunto a sentenza nel maggio del 2013, a 13 anni di distanza dall’operazione antimafia scattata nell’agosto del 2000.

   Luigi Mancuso, per il quale la Dda di Catanzaro aveva chiesto 27 anni di reclusione, al termine del processo e’ stato assolto. Non essendo stato presentato ricorso in appello dalla Procura, la sentenza e’ divenuta definitiva al pari delle assoluzioni nei confronti di 30 imputati. Il ministero e’ stato, quindi, condannato al pagamento della somma complessiva di 5.500 euro in favore di Mancuso, in base alla Legge Pinto sulla ragionevole durata dei processi. Luigi Mancuso e’ stato scarcerato nel 2012 dopo aver scontato 19 anni di ininterrotta detenzione per associazione mafiosa e associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico.

Luigi Mancuso e’ considerato un boss di grande spessore criminale nell’ambito della ‘ndrangheta calabrese. E’ ritenuto capo dell’omonimo clan di Limbadi, avendo ricevuto il bastone del comando nei primi anni ’90 dal fratello Francesco, detto (Ciccio), Mancuso (cl. ’29), patriarca e fondatore dell’omonima consorteria criminale del Vibonese che la Commissione parlamentare antimafia ha definito come quella finanziariamente piu’ forte d’Europa. Luigi Mancuso e’ stato condannato a Palmi e Reggio Calabria nello storico processo nato dall’operazione “Tirreno” ed a Milano nell’operazione “Count down”.

   Secondo i collaboratori di giustizia, nel 1992 Luigi Mancuso avrebbe rifiutato, nel corso di un summit a Nicotera (Vv), di aderire alla strategia stragista di Cosa Nostra messa in piedi con le bombe di Roma, Firenze e Milano del 1993 seguite agli attentati di Capaci e via d’Amelio. Dal 2012 Luigi Mancuso e’ libero ma sottoposto alla sorveglianza speciale. Secondo le piu’ recenti indagini, sarebbe stato contrario anche all’autobomba con la quale nell’aprile dello scorso anno e’ stato ucciso a Limbadi il biologo Matteo Vinci. Fatto di sangue per il quale si trova in carcere la nipote (figlia di un fratello defunto) Rosaria Mancuso.